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Agli Stalloni il polo della creatività

di Martina Riccò
Agli Stalloni il polo della creatività

Lo annuncia l’assessore Curioni: «Il luogo si chiamerà Factory San Domenico»

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REGGIO EMILIA. Volta la carta, ed ecco i nuovi Chiostri di San Domenico. Rinnovati nel nome (Factory San Domenico) e pure nell’essenza: da contenitore di mostre e proiezioni sciolte – nel senso di slegate da un progetto unitario – a luogo dedicato alla creatività quotidiana, polo di formazione che ospiterà laboratori, un caffè letterario e la nuova e più contemporanea versione dello Studio Seltz, la sala prove e di registrazione musicale di Reggio Emilia.

A rivelare tutto questo è Raffaella Curioni, assessore alla creatività giovanile (oltre che a educazione e conoscenza, con delega a nidi e scuole dell’infanzia, scuole primarie e secondarie di primo grado, università): «I Chiostri di San Domenico – ci dice – diventeranno un punto di riferimento della scena creativa locale anche attraverso una chiamata pubblica».

In questo modo intercetterete i giovani intervistati durante la ricerca sulla creatività commissionata qualche mese fa dal Comune?

«L’idea è quella. Durante quella ricerca la maggior parte degli intervistati aveva espresso il desiderio di avere nuovi spazi condivisi, li abbiamo ascoltati».

E per le altre richieste? Gli intervistati avevano espresso la necessità di avere una rete di creativi, possibilità di formazione, credibilità...

«Ci stiamo muovendo su tre direttrici: la rigenerazione urbana, l’innovazione sociale e tecnologica, la creatività. La prima ha trovato il suo luogo-simbolo a Santa Croce e alle Reggiane, dove anche l’innovazione tecnologica ha messo radici; l’innovazione sociale è invece di casa ai Chiostri di San Pietro. Alla creatività destiniamo i Chiostri di San Domenico: un hub della contaminazione creativa in cui generare relazioni, affiancato dagli spazi di #viacassoliuno a porta Castello, in passato occupati da una sala slot, e dall’Officina delle Arti».

Perché la creatività è importante? Serve solo ai creativi o anche alla città?

«Nelle politiche di “Europa 2020”, la cultura si configura come il quarto pilastro della sostenibilità – accanto a quella ambientale, economica e sociale – che deve diventare per tutti i cittadini un diritto esigibile e misurabile. Senza una soglia di accesso alla cultura e alla produzione artistica e creativa, le società non si rigenerano. Occorre dunque concepire la cultura non come esclusiva di chi se ne occupa, ma come investimento per tutti. L’Italia è in deficit di competenze, i giovani talenti scelgono altre città e altri paesi. La posta in gioco non è la ricaduta sul singolo artista ma agisce sul piano sociale».

Come dare forma a queste parole?

«Ad esempio con le residenze artistiche, intese come attivatore di nuovi incontri e di reciproca azione, non come spazio dato ma come esperienza che trasforma gli ecosistemi».

Quello che è successo con le artiste Calori & Maillard, che hanno dedicato il progetto Energia Potenziale alle ex Officine Reggiane.

«Sì, e infatti abbiamo voluto inserire il loro lavoro realizzato durante la residenza a Reggio all’interno del più ampio progetto di studio e valorizzazione delle Reggiane. Domani alle 18 le due artiste saranno allo Spazio Gerra per l’incontro “Panorami contemporanei e luoghi di trasformazione”. Sarà anche l’occasione per presentare “Remixing Cities 2016”, un itinerario realizzato tra Reggio, Mantova e Siena, che parla di rigenerazione urbana attraverso la creatività giovanile».

In termini di creatività, come è cambiata Reggio rispetto al passato? E cosa dobbiamo aspettarci dal futuro?

«Da oltre dieci anni la città investe sulla creatività e sulla cultura per lo sviluppo urbano. Oggi Reggio può contare su una comunità di giovani creativi (circa 200 quelli attivi), spazi e servizi dedicati alla cultura (tra cui lo Spazio Gerra, che nel 2018 compirà dieci anni), numerose iniziative e un distretto creativo (formato da oltre 300 tra associazioni e imprese) con un sistema di relazioni internazionali e un impatto economico di oltre 60 milioni di euro. La sfida, ora, è quella di fare sistema, trasformando gli eventi in corso, talvolta frammentati, in un sistema più produttivo, sostenibile ed efficiente».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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