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Cgil porta a Roma cinquecento reggiani

Cgil porta a Roma cinquecento reggiani

Sono tre i treni che partiranno sabato per la manifestazione nazionale convocata dalla segretaria generale Camusso

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REGGIO EMILIA . All’insegna dello slogan “Pensioni: i conti non tornano”, la Cgil di Reggio Emilia porterà sabato 2 dicembre 500 reggiani a Roma, alla manifestazione nazionale convocata dal sindacato. Se la roccaforte emiliana è stata dirottata sulla capitale – dove è previsto un corteo con comizio finale del segretario generale, Susanna Camusso, in piazza del Popolo – quel giorno si terranno anche manifestazioni in contemporanea in altre quattro città: Torino, Bari, Palermo e Cagliari. La delegazione reggiana partirà con tre treni ad alta velocità tra le 6.20 e le 7.

Le adesioni sono trasversali a tutte le categorie. La Flai-Cgil (trasformazione alimentare che lavora su turni, ad esempio Cantine Riunite, Progeo, Unipeg) ha indetto per sabato uno sciopero, proprio per consentire anche ai lavoratori di questo settore di partecipare alla mobilitazione. Oggetto del contendere è cosa il Governo non ha fatto in tema di pensioni. Spiega il segretario generale Guido Mora, affiancato dai membri della segreteria Confederale al completo (Khedidja Sayah, Valerio Bondi, Luca Chiesi): «Nel 2016 si è svolta la fase uno di un confronto, tra Governo e sindacati unitari Cgil, Cisl e Uil, che aveva determinato un risultato dignitoso, rinviando al 2017 la più sostanziosa fase due. Ma dopo due o tre mesi la trattativa attuale si è arenata e i risultati sono stati, a nostro avviso, del tutto inadeguati».

Di fatto sono cadute nel vuoto determinate richieste (flessibilità in uscita, sostegno alle future pensioni dei giovani, revisione delle norme che prevedono il posticipo del termine di percezione Tfr, esodati, opzione donna), mentre altre hanno riscosso risposte parziali (rafforzamento della previdenza complementare, Ape sociale, il ripristino della perequazione dei trattamenti pensionistici). Nel frattempo, «il Governo ha stanziato quest’anno sulle pensioni 300 milioni di euro, contro i 7 miliardi in tre anni dell’anno scorso». Per Mora, «le cifre parlano da sole. E l’età pensionistica continua a salire: dal primo gennaio 2019 per le pensioni di anzianità è di 43 anni e 3 mesi per gli uomini e 42anni e 3 mesi per le donne». A chi accusa la Cgil di tutelare i diritti acquisiti, Mora replica che la partita riguarda invece soprattutto i giovani: «Noi chiediamo una pensione di garanzia per quelle generazioni che rientreranno esclusivamente nel sistema contributivo e saranno precarie anche nella terza età, con redditi da fame. Semmai un’autocritica è che non ci troveremmo in questa situazione, se avessimo reagito più fortemente alla riforma Fornero». Quella di sabato sarà la prima di una serie di mobilitazioni, che saranno programmate però «dopo le elezioni del marzo 2018, per avere un interlocutore politico». (am.p.)

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