E ora tocca a Palazzo Magnani
di Chiara Cabassa
Il comitato scientifico c’è ed è di qualità. Ma la sfida è diventare “cabina di regìa” per uscire dal limbo
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REGGIO EMILIA. «Un comitato scientifico in grado di portare la cultura reggiana fuori dalla “mediocritas”»: così lo aveva definito il presidente della Provincia Giammaria Manghi. Ma anche «un comitato scientifico grazie al quale alla fine del mio mandato lascerò una governance culturale del tutto nuova»: così il sindaco Luca Vecchi esplicitando quel disegno in testa che si stava realizzando. Era il 16 settembre scorso quando, per la prima volta, si è palesato il comitato scientifico della Fondazione Palazzo Magnani con il presidente Davide Zanichelli ad illustrare il progetto culturale della nuova gestione. Certo, sono passati tre mesi, e l’eventuale risposta potrebbe risuonare più o meno così: «La squadra è pronta, i presupposti ci sono, ma ogni vero cambiamento richiede tempo». In alternativa: «Non sono forse in corso quattro mostre di qualità?».
Premesso che l’altissimo livello dei nomi che fanno parte del comitato scientifico non si discute, si può invece iniziare a ipotizzare come gli altrettanto lodevoli obiettivi della nuova gestione possano tradursi nei fatti. Tradotto: quando potranno i reggiani toccare con mano la svolta? Quando la “mediocritas” ci abbandonerà? Quando la nuova governance darà i suoi frutti? Quando, una domanda per tutte, Reggio potrà diventare meta di appassionati d’arte che, una volta arrivati nella nostra città, non saranno abbandonati a se stessi ma guidati attraverso sollecitazioni, proposte, offerte e suggerimenti attraverso un percorso eccellente perché “ragionato”?
Un occhio particolare al territorio, massima attenzione alle relazioni internazionali, una nuova modalità di approccio all’arte e alla sua funzione sociale. E ancora: un progetto ampio e organico che si articolerà in diversi luoghi della città, da Palazzo da Mosto ai Chiostri di San Pietro. Ma anche: fare arte non significa essere o diventare artisti, ma sviluppare uno sguardo e un atteggiamento artistico, capace cioè di immaginare nuove vie, nuove soluzioni nuovi approcci a problemi e bisogni. Questi i presupposti illustrati da Davide Zanichelli, il 16 settembre, prima della presentazione del comitato.
Da una certezza si parte. Se fino a tre mesi fa ci si poteva rammaricare del fatto che a Reggio mancasse un assessorato alla Cultura ma anche del fatto che, pur scervellandosi, fosse sempre più difficile identificare una “testa pensante” in grado di progettare a breve e lunga scadenza una politica culturale reggiana che si potesse definire tale, oggi è finito il tempo dei rimpianti. E inizia quello delle attese, o meglio della realizzazione delle promesse.
Le teste pensanti ci sono. I cinque membri del comitato scientifico della Fondazione Palazzo Magnani sono professionisti e studiosi di altissima qualità molti dei quali, tra l’altro, legati a Reggio per motivi personali o professionali. Da Marzia Faietti, presidente del comitato, a Marco Belpoliti, da Vanni Codeluppi a Walter Guadagnini passando da Gerhard Wolf. Anche tralasciando i curricula, basta vedere i risultati raggiunti nei rispettivi settori, per sgomberare la mente da qualsiasi scetticismo.
Ma la perplessità rimane. E non riguarda competenze e intelligenze, premesse e promesse, capacità e professionalità. Ha invece a che fare con una lungimiranza che, se esiste e noi vogliamo crederci, non si è ancora tradotta in fatti concreti. E si torna al problema della “cultura reggiana”: la mancanza di una cabina di regìa fino ad oggi inesistente. Fino ad oggi, perché il comitato scientifico della Fondazione Palazzo Magnani non ha forse anche la funzione di agire quale cabina di regìa? Perché se così non fosse, non si vede dove sia la svolta.
Si è visto, e detto, che a Reggio Emilia le proposte culturali non mancano. La iniziative ci sono e in certi periodi anche numerose e di qualità. Vogliamo credere, e sarà così, che con l’avvento del comitato la qualità delle proposte possa fare un ulteriore salto qualitativo e quantitativo. Ma se continuerà a mancare il fil rouge si sarà sprecata un’altra occasione per uscire dal limbo.
Premesso che l’altissimo livello dei nomi che fanno parte del comitato scientifico non si discute, si può invece iniziare a ipotizzare come gli altrettanto lodevoli obiettivi della nuova gestione possano tradursi nei fatti. Tradotto: quando potranno i reggiani toccare con mano la svolta? Quando la “mediocritas” ci abbandonerà? Quando la nuova governance darà i suoi frutti? Quando, una domanda per tutte, Reggio potrà diventare meta di appassionati d’arte che, una volta arrivati nella nostra città, non saranno abbandonati a se stessi ma guidati attraverso sollecitazioni, proposte, offerte e suggerimenti attraverso un percorso eccellente perché “ragionato”?
Un occhio particolare al territorio, massima attenzione alle relazioni internazionali, una nuova modalità di approccio all’arte e alla sua funzione sociale. E ancora: un progetto ampio e organico che si articolerà in diversi luoghi della città, da Palazzo da Mosto ai Chiostri di San Pietro. Ma anche: fare arte non significa essere o diventare artisti, ma sviluppare uno sguardo e un atteggiamento artistico, capace cioè di immaginare nuove vie, nuove soluzioni nuovi approcci a problemi e bisogni. Questi i presupposti illustrati da Davide Zanichelli, il 16 settembre, prima della presentazione del comitato.
Da una certezza si parte. Se fino a tre mesi fa ci si poteva rammaricare del fatto che a Reggio mancasse un assessorato alla Cultura ma anche del fatto che, pur scervellandosi, fosse sempre più difficile identificare una “testa pensante” in grado di progettare a breve e lunga scadenza una politica culturale reggiana che si potesse definire tale, oggi è finito il tempo dei rimpianti. E inizia quello delle attese, o meglio della realizzazione delle promesse.
Le teste pensanti ci sono. I cinque membri del comitato scientifico della Fondazione Palazzo Magnani sono professionisti e studiosi di altissima qualità molti dei quali, tra l’altro, legati a Reggio per motivi personali o professionali. Da Marzia Faietti, presidente del comitato, a Marco Belpoliti, da Vanni Codeluppi a Walter Guadagnini passando da Gerhard Wolf. Anche tralasciando i curricula, basta vedere i risultati raggiunti nei rispettivi settori, per sgomberare la mente da qualsiasi scetticismo.
Ma la perplessità rimane. E non riguarda competenze e intelligenze, premesse e promesse, capacità e professionalità. Ha invece a che fare con una lungimiranza che, se esiste e noi vogliamo crederci, non si è ancora tradotta in fatti concreti. E si torna al problema della “cultura reggiana”: la mancanza di una cabina di regìa fino ad oggi inesistente. Fino ad oggi, perché il comitato scientifico della Fondazione Palazzo Magnani non ha forse anche la funzione di agire quale cabina di regìa? Perché se così non fosse, non si vede dove sia la svolta.
Si è visto, e detto, che a Reggio Emilia le proposte culturali non mancano. La iniziative ci sono e in certi periodi anche numerose e di qualità. Vogliamo credere, e sarà così, che con l’avvento del comitato la qualità delle proposte possa fare un ulteriore salto qualitativo e quantitativo. Ma se continuerà a mancare il fil rouge si sarà sprecata un’altra occasione per uscire dal limbo.
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