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«Punto nascite, la lotta politica? Macché, lo ha chiuso la Regione»

«Punto nascite, la lotta politica? Macché, lo ha chiuso la Regione»

Castelnovo: il neonato comitato Dinamo attacca il sindaco, la giunta e anche l’opposizione «Avete fatto la battaglia? Non abbastanza. L’emergenza-urgenza non è assolutamente garantita»

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CASTELNOVO MONTI. Dopo l’ultima seduta del consiglio comunale, in cui la maggioranza ha respinto la proposta del gruppo Movimento 5 Stelle delle dimissioni collettive dei consiglieri come forma di protesta per la chiusura del punto nascite, arriva un intervento del comitato “Montagna Re-esistere - Dinamo (diritto di nascita montanara)”, nato a seguito della chiusura del servizio di ostetricia.

«Come comitato Diritto di Nascere in Montagna, vogliamo precisare che intendiamo prendere le distanze dalle parole del sindaco Bini e dalle decisioni adottate dall’amministrazione castelnovese. Non riteniamo opportuno entrare nel merito della questione concernente le dimissioni, argomento di carattere politico. Pensiamo invece che nelle parole del sindaco Bini, di tutta la giunta comunale e di gran parte delle opposizioni ci siano parecchie contraddizioni e omissioni. Il sindaco dice: "Mi sono speso fino all'ultimo". La minoranza dice: "La battaglia l'abbiamo fatta". In questo caso riteniamo che le istituzioni tutte non abbiamo fatto abbastanza per tutelare il punto nascite; in primis, quantomeno, dovevano richiedere e comunque insistere per la proroga almeno fintanto che il protocollo di emergenza non fosse stato compiutamente realizzato e messo in funzione».

Prosegue il comitato: «Questi protocolli o, meglio, le linee guida, sono previste nelle determinazioni e decisioni regionali indicate nei provvedimenti riguardanti le chiusure dei punti nascita adottate dalla conferenza Stato Regioni e dalla normativa in materia che prevede, nel caso di una chiusura, che sia attiva una pianificazione di operatività soprattutto per le emergenze urgenze. L'assessore Sabrina Fiori parla di guardare avanti, mentre dovrebbe invece fare un passo indietro e capire che all'oggi la sicurezza sulle emergenze/urgenze non è assolutamente garantita, e questo è un dato di fatto. Qui si mette a rischio la sicurezza delle donne. Non solo: questo benedetto denaro che dovrebbe arrivare per il Sant’Anna, che parrebbe essere indirizzato per implementare solo il pronto soccorso, non vorremmo rappresentasse il prosieguo di una gestione che parrebbe sempre più volta al mantenimento di un solo accesso di prima emergenza, con la chiusura di un servizio pubblico che davvero rappresenterebbe un disastro per migliaia di persone. Su questo aspetto ci creda, signor sindaco, tanti sono e tanti rimangono i dubbi e le preoccupazioni dei cittadini».

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