Gazzetta di Reggio

Reggio

«Signore, converti chi lo ha ucciso»

«Signore, converti chi lo ha ucciso»

La preghiera durante i funerali del 31enne Francesco Citro Il paese si stringe intorno ai due figli: «Non saranno mai soli»

3 MINUTI DI LETTURA





REGGIOLO. In un clima surreale, tra rabbia e dolore, si sono svolti, ieri pomeriggio i funerali di Francesco Citro, il 31enne ucciso giovedì scorso nella sua abitazione di via Papa Giovanni XXIII a Villanova, davanti alla moglie e ai due figli piccoli.

Il corteo dal palazzo di via Paisiello 22, dove abitano i genitori, e dove è stata allestita la camera ardente, si è spostato a piedi verso la chiesa parrocchiale. La bara è stata portata a spalla da parenti ed amici che indossavano una t-shirt con l’immagine sul petto di Francesco e la scritta dietro “Sarai sempre con noi”.

Dopo le letture, l’omelia di don Francesco Avanzi: «Non vengono facili le parole in questo momento. Forse varrebbe la pena di fare silenzio. Un silenzio che però significhi, affetto, vicinanza alla famiglia, soprattutto a Carmine e Chiara. La gioia, l’innocenza nel volto di questi piccoli è la cosa veramente più bella che forse dà più speranza. E anche il silenzio di chi prega. Siamo qui oggi per chiedere la misericordia del Signore, per dire in mezzo alle parole del lutto anche qualche parola di speranza cristiana».

Nel momento della preghiera dei fedeli il diacono ha letto un messaggio affinché il Signore aiuti la comunità reggiolese a superare il dramma dell’omicidio. E ha aggiunto: «Signore, converti il cuore di chi ha sparato». Prima dell’Eucarestia, dopo la recita del Padre Nostro, nello scambio di un segno di pace, Carmine e Chiara, figli di Francesco, sono andati ad abbracciare i bambini della classe 2ª della scuola primaria, frequentata proprio da Carmine di 7 anni. Don Avanzi, prima della benedizione finale e della lettura di alcuni messaggi da parte dei cugini, ha ringraziato, a nome della famiglia Citro, tutte le persone presenti in chiesa per la vicinanza e la solidarietà dimostrata. Poi il messaggio di una cugina rivolto a mamma Antonietta: «In questo momento difficile non si ha la testa, non si capisce se è reale quello che è successo, o tutto un sogno. Un brutto sogno. In Francesco ho visto sempre un po’ di te: la tua determinazione, la tua forza, la tua grinta, la tua voglia di andare avanti. Nonostante tutto. In lui vedevo il tuo sorriso, i tuoi occhi. Vedevo insomma la sua mamma che non si è abbattuta nonostante la vita non le avesse riservato solo momenti belli. Un ragazzo educato, pieno di sentimenti, rispettoso degli altri e della sua famiglia, sempre pronto ad aiutare chiunque avesse bisogno. Hai tirato su un vero uomo, un ragazzone dalle infinite qualità, un padre di due piccoli angioletti, un marito amorevole e sempre presente e che sarà in grado di stare loro vicino anche ora che non è più tra noi. Nessuno avrebbe mai pensato che saresti diventato un angelo, così presto. Ciao Francesco».

Un’altra parente ha detto: «Quella maledetta sera saremmo dovuti restare, avremmo diviso quella pallottola, così forse le cose sarebbero andate diversamente. Quella sera io e i miei fratelli abbiamo perso un fratello e i miei genitori un figlio. Per noi è stato un onore averti nella nostra vita, anche se eri più piccolo di me, avresti potuto insegnarmi tanto. Sei stato un figlio speciale, un marito affettuoso, un padre meraviglioso. A noi restano Carmine e Chiara. Vivrai in ogni loro sguardo e in ogni loro sorriso. Basterà guardare loro per capire che non ti abbiamo perso del tutto». E il cugino Pietro ha scritto: «Ti prometto che veglieremo tutti sui tuoi bambini. Non saranno mai soli. Tu però da lassù dacci la forza per andare avanti. Questo non è un addio ma solo un arrivederci. Ti voglio bene». (m.p.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google