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Il Consorzio: «Mucche maltrattate? Sono esempi non virtuosi ma si tratta di casi isolati»

Il Consorzio: «Mucche maltrattate? Sono esempi non virtuosi ma si tratta di casi isolati»

Secondo il Consorzio, la video denuncia dell’associazione animalista Ciwf Italia Onlus contiene inesattezze

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REGGIO EMILIA . «Il reportage ha coinvolto 9 stalle su un totale di tremila (l’1 per mille) e non rappresenta affatto un quadro del nostro comparto. Gli allevamenti non possono essere definiti “intensivi” e il fatto che le mucche vivano nelle stalle non significa che vivano male».

È la replica del Consorzio del Reggiano a quello definito «un attacco animalista che dobbiamo smentire». Secondo il Consorzio, l’inchiesta contiene inesattezze. «Primo: non è vero che si può parlare di maltrattamento animale per la filiera del Reggiano. È insostenibile sotto tutti i punti di vista. Non esiste alcun “maltrattamento animale” in quanto gli standard dettati dalla legge sono ampiamente rispettati. La nostra filiera è sottoposta a controlli e si attiene scrupolosamente alla normativa in materia di benessere animale».

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Dal Consorzio prendono «atto dell’esistenza di questi casi isolati e auspica una verifica da parte delle autorità competenti per quanto riguarda la rispondenza agli standard previsti dalla normativa europea. Si tratta di esempi non virtuosi che il Consorzio condanna e che non rappresentano in alcun modo il grado di benessere animale che sta alla base della produzione della nostra Dop».

La filiera «non è una realtà industriale: è composta da tremila allevamenti, realtà per lo più a carattere familiare per le quali non si può parlare assolutamente di allevamento intensivo. Basti pensare che la dimensione media degli allevamenti è di 85 capi per azienda e che la quantità di latte prodotta per ciascun capo l’anno è pari a circa 65/70 quintali, estremamente inferiore a quello dei principali distretti europei vocati al latte bovino. Inoltre, il 30% degli allevamenti è localizzato in aree montuose dove è impossibile qualsiasi forma di allevamento intensivo».

Sull’alimentazione con soia Ogm, il Consorzio «fissa un’alimentazione rigida per garantire alle bovine uno stato di salute ottimale. Per fare un buon formaggio, occorre partire da una materia prima eccellente. Il nostro disciplinare di produzione va oltre la normativa europea, imponendo una dieta specifica che assicura alle bovine il giusto apporto nutrizionale per garantire uno stato di perfetta salute. Il nostro disciplinare prescrive l’uso prevalente di foraggi locali: almeno il 50% dei foraggi utilizzati deve essere prodotti dalla stessa azienda produttrice di latte e almeno il 75% deve essere di provenienza dalla zona d’origine.

La razione alimentare delle vacche prevede inoltre l’uso di mangimi vegetali a base di cereali quali orzo, frumento, mais. Sono vietate materie prime di scarsa qualità, come i sottoprodotti dell’industria alimentare, le farine di pesce e le farine di carne. È vietato inoltre l’uso di foraggi fermentati, come gli insilati di mais».
 

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