«Ai pacchetti turistici devono pensare i privati»
di Chiara Cabassa
Natalia Maramotti: «Agli enti pubblici spetta la promozione del territorio poi devono entrare in campo le imprese: soli non si va da nessuna parte»
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REGGIO EMILIA. «La promozione del territorio spetta agli enti pubblici, la costruzione di pacchetti al privato. Ognuno deve fare il suo mestiere». Così, in estrema sintesi, Natalia Maramotti rimbalza al privato le critiche avanzate ieri dalla Gazzetta sulla «mancanza di pacchetti che possano mettere in rete per esempio le quattro mostre da poco inaugurate a Reggio che faticano a farsi conoscere in assenza di un coordinamento». Nel suo ruolo di presidente della Destinazione turistica Emilia (che unisce Reggio Emilia, Parma e Piacenza) ma anche di assessore comunale con delega al turismo, Maramotti premette che «fare turismo non significa richiamare gente a vedere una mostra».
Già, cosa significa fare turismo?
«È qualcosa di molto più complesso. Fare turismo vuole dire, per esempio, dare la possibilità di vedere una mostra, ma anche di gustare prodotti tipici piuttosto che ammirare le bellezze naturalistiche del territorio oppure, considerando che siamo nel periodo natalizio, visitare un mercatino. Fare turismo vuole dire mettere in rete pubblico e privato».
Ci può fare un esempio?
«Destinazione turistica Emilia nasce per promuovere il territorio. Essendo in prossimità delle feste ci siamo chiesti: per valorizzare le iniziative organizzate in occasione del Natale e del Capodanno in Emilia, che fare? Innanzitutto abbiamo a suo tempo mandato una lettera a tutti Comuni soci chiedendo di farci avere l’elenco di tutte le loro proposte comprese nel periodo che va da dicembre al 6 gennaio. Ricevendo una valanga di iniziative».
Il secondo passo?
«Abbiamo coinvolto nella cabina di regìa sedici reti d’imprese di Reggio Emilia, Parma e Piacenza (dai Consorzi alle Ati) creando un organismo pubblico-privato. A questo punto abbiamo messo a loro disposizione tutti gli eventi che avevamo sul tavolo dicendo: noi faremo la promozione sul territorio ma voi dovrete costruire i cosiddetti pacchetti turistici. Perché dovrebbero accettare? Perché noi diamo loro delle garanzie. Ci sono 150 iniziative sul territorio? Spetta a voi scegliere il pacchetto. Volete portare la gente a dormire in quella città piuttosto che a mangiare nei ristoranti del territorio o preferite puntare sulla natura, sulle passeggiate, sulle fiaccolate... E il privato sa che accanto al suo pacchetto che promuoverà su Trivago o su qualsiasi altro canale, sui media ci sarà la comunicazione fatta dall’ente pubblico».
Tornando a Reggio?
«Per la prima volta, nell’ambito della Destinazione turistica Emilia, anche le iniziative natalizie organizzate a Reggio Emilia saranno promosse in questa nuova ottica: dal mercatino di Natale alla pista di pattinaggio al concerto dell’ultimo dell’anno. Noi la nostra parte l’abbiamo fatta e auspichiamo che anche il privato faccia la sua. Certo, un primo bilancio potremo farlo solo dopo le festività. Almeno per ora. Perché il prossimo anno Destinazione turistica Emilia avrà una sua visibilità grazie a un sito e alla presenza sui social: da qui la possibilità di cercare direttamente le opportunità offerte attraverso i link dei soggetti che avranno aderito alla promozione».
Ma Reggio ha davvero bisogno di Parma e Piacenza?
«Dobbiamo renderci conto che tutte e tre le città hanno una loro identità ma per ottenere risultati sul piano dell’attrattività non basta promuovere se stessi. Parliamo di città che non prevedono lunghi soggiorni. Solo facendo rete attraverso pacchetti trasversali sarà possibile ottenere risultati concreti relativamente alle presenze sul territorio».
Già, cosa significa fare turismo?
«È qualcosa di molto più complesso. Fare turismo vuole dire, per esempio, dare la possibilità di vedere una mostra, ma anche di gustare prodotti tipici piuttosto che ammirare le bellezze naturalistiche del territorio oppure, considerando che siamo nel periodo natalizio, visitare un mercatino. Fare turismo vuole dire mettere in rete pubblico e privato».
Ci può fare un esempio?
«Destinazione turistica Emilia nasce per promuovere il territorio. Essendo in prossimità delle feste ci siamo chiesti: per valorizzare le iniziative organizzate in occasione del Natale e del Capodanno in Emilia, che fare? Innanzitutto abbiamo a suo tempo mandato una lettera a tutti Comuni soci chiedendo di farci avere l’elenco di tutte le loro proposte comprese nel periodo che va da dicembre al 6 gennaio. Ricevendo una valanga di iniziative».
Il secondo passo?
«Abbiamo coinvolto nella cabina di regìa sedici reti d’imprese di Reggio Emilia, Parma e Piacenza (dai Consorzi alle Ati) creando un organismo pubblico-privato. A questo punto abbiamo messo a loro disposizione tutti gli eventi che avevamo sul tavolo dicendo: noi faremo la promozione sul territorio ma voi dovrete costruire i cosiddetti pacchetti turistici. Perché dovrebbero accettare? Perché noi diamo loro delle garanzie. Ci sono 150 iniziative sul territorio? Spetta a voi scegliere il pacchetto. Volete portare la gente a dormire in quella città piuttosto che a mangiare nei ristoranti del territorio o preferite puntare sulla natura, sulle passeggiate, sulle fiaccolate... E il privato sa che accanto al suo pacchetto che promuoverà su Trivago o su qualsiasi altro canale, sui media ci sarà la comunicazione fatta dall’ente pubblico».
Tornando a Reggio?
«Per la prima volta, nell’ambito della Destinazione turistica Emilia, anche le iniziative natalizie organizzate a Reggio Emilia saranno promosse in questa nuova ottica: dal mercatino di Natale alla pista di pattinaggio al concerto dell’ultimo dell’anno. Noi la nostra parte l’abbiamo fatta e auspichiamo che anche il privato faccia la sua. Certo, un primo bilancio potremo farlo solo dopo le festività. Almeno per ora. Perché il prossimo anno Destinazione turistica Emilia avrà una sua visibilità grazie a un sito e alla presenza sui social: da qui la possibilità di cercare direttamente le opportunità offerte attraverso i link dei soggetti che avranno aderito alla promozione».
Ma Reggio ha davvero bisogno di Parma e Piacenza?
«Dobbiamo renderci conto che tutte e tre le città hanno una loro identità ma per ottenere risultati sul piano dell’attrattività non basta promuovere se stessi. Parliamo di città che non prevedono lunghi soggiorni. Solo facendo rete attraverso pacchetti trasversali sarà possibile ottenere risultati concreti relativamente alle presenze sul territorio».
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