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Il derivato di Agac è “costato” 26 milioni

Il derivato di Agac è “costato” 26 milioni

L’ad Verona parla in commissione bilancio: «Stiamo tentando di accordarci con Unicredit»

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REGGIO EMILIA. Agac infrastrutture ha quantificato in circa 26 milioni il “tesoretto” che potrebbe recuperare, in caso di vittoria, nell’arbitrato avviato contro Unicredit. La procedura è stata aperta per dirimere, una volta per tutte, l’annosa questione dello strumento derivato che la società proprietaria delle reti idriche, partecipata dai comuni reggiani (tra cui il comune capoluogo che ha il 55% delle quote), si trova in pancia dal 2005.

Il derivato è infatti collegato al mutuo di 64 milioni che Agac stipulò 11 anni fa con la banca, allo scopo di calmierare i tassi di interesse del mutuo stesso, che scade nel 2034. Ma il prodotto finanziario si è rivelato un boomerang ed ha portato, nelle mutate condizioni dei mercati odierni, a far pagare interessi passivi rilevanti, pari a circa 6 milioni.

Per scardinare il meccanismo, per contro, Agac dovrebbe sborsare intorno ai 14 milioni, cifra insostenibile per la società pubblica. Il punto della situazione lo ha fatto ieri sera l’amministratore unico, Alessandro Verona, ascoltato in municipio in commissione bilancio, informando tra l’altro sugli ultimi sviluppi della procedura di arbitrato.

Questi hanno in particolare visto, negli ultimi mesi, la nomina di un consulente tecnico il quale a sua volta dovrebbe consegnare «prima di Natale» una relazione preliminare delle questioni al collegio dei tre arbitri nominati uno da Agac, un altro da Unicredit e il terzo dai primi due.

Le parti hanno inoltre prodotto entrambe una lista di testimoni che il collegio si riserva di ascoltare. Azzardando una stima dei tempi per la conclusione dell’arbitrato, Verona ipotizza il periodo della tarda primavera o di inizio estate del 2018.

Anche sulla cifra che la società punta a recuperare, annullando il derivato e chiedendo la restituzione degli oneri finanziari fino ad oggi versati, l’amministratore avvisa: «Si chiede tanto per poi scendere e mettersi d’accordo», lasciando intendere che sarà inferiore.

Intanto la società proprietaria delle reti e delle infrastrutture dell’acqua nel territorio reggiano, per l’affitto delle quali riceve da Iren 6,9 milioni all’anno, ha chiuso l’esercizio 2016 con un utile di 2,5 milioni.

Agac è infine centrale nel piano di gestione dell’acqua pubblica: infatti è incaricata di costituire la newco in cui, tramite gara, entrerà il socio privato che si occuperà della gestione del servizio.

Su questa partita, dice Verona, «noi siamo ai blocchi di partenza. Stiamo aspettando lo starter». Vale a dire, conclude il manager, «Atersir che deve fornire una intelaitura normativa chiara e soprattutto con tempi certi, che Agac non ha le leve per manovrare».

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