Ladro finisce a processo per 54 volte
di Ambra Prati
Val d’Enza: l’ultima udienza a carico di un 34enne, per furto ed uso di una carta di credito, si è aperto ieri in tribunale
3 MINUTI DI LETTURA
MONTECCHIO. Si è aperto il processo di primo grado numero 54 per un 34enne italiano residente in Val d’Enza, accusato questa volta di furto aggravato e utilizzo indebito di carta di credito. L’imputato, alla sbarra assieme alla compagna 30enne di origini straniere (entrambi difesi dall’avvocato Costantino Diana dello studio Cataliotti), è un sorvegliato speciale proprio in virtù del corposo curriculum che vanta in materia di reati contro il patrimonio.
Il processo che si è aperto ieri in primo grado si riferisce a un episodio accaduto il 26 giugno 2013 a Montecchio. Quel giorno un reggiano di mezza età, che ieri ha testimoniato in aula, aveva parcheggiato la sua Fiat Panda alle 7 davanti all’ospedale di Montecchio per eseguire le analisi del sangue, lasciando il portafoglio nell’auto chiusa. Tornato alla macchina un’ora dopo, l’aveva trova stranamente aperta; aveva constatato che la portiera non sembrava forzata, e all’interno c’era ancora il portafoglio. Ma non aveva dato peso al particolare.
Solo quando, più tardi, si era recato dal gommista e, al momento di saldare, non aveva trovato la carta di credito si era accorto di essere stato derubato. Il reggiano era dunque andato in banca, dove aveva appurato che nel frattempo ignoti avevano fatto due prelievi bancomat da 250 euro l’uno (500 euro in totale) in una filiale del paese. Poche ore dopo, con la stessa carta di credito, qualcuno aveva eseguito acquisti in esercizi commerciali di Montechiarugolo (Parma) da 147 euro e da 178 euro.
La vittima aveva bloccato la carta di credito e pensava di aver chiuso così l’episodio. Invece, il giorno dopo aveva ricevuto una telefonata dalla sua banca, che gli chiedeva l’autorizzazione per incassare dal suo conto corrente un assegno da tremila euro, a seguito di una richiesta arrivata da una filiale di Serramazzoni (Modena). La vittima si accorse così che la stessa mano che gli aveva sottratto la carta aveva anche strappato due assegni dal suo blocchetto, lasciandolo nel portafoglio per non destare sospetti. I due imputati però non sono accusati del tentativo di riscossione, che potrebbe essere stato compiuto da un terzo soggetto.
La successiva indagine dei carabinieri di Montecchio, illustrata in udienza dal comandante dei carabinieri Carlo Chiuri, è stata condotta tramite l’acquisizione di tutti i filmati dello sportello bancario.
La vittima ha riconosciuto la donna, sebbene questa fosse parzialmente travisata con una sciarpa. Nella precedente udienza in aula era stata raccolta la testimonianza anche dei commercianti, che però non avevano riconosciuto gli imputati.
Il 34enne, già sorvegliato speciale per i suoi numerosi precedenti, nega ogni addebito. Ma con i tanti procedimenti penali a suo carico – alcuni in corso, altri caduti in prescrizione – rischia anche l’aggravante della recidiva reiterata specifica infraquinquennale, vale a dire l’aumento di due terzi della pena. Il giudice Sarah Iusto ha rinviato l’udienza al 15 febbraio prossimo, quando con tutta probabilità arriverà la sentenza.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Il processo che si è aperto ieri in primo grado si riferisce a un episodio accaduto il 26 giugno 2013 a Montecchio. Quel giorno un reggiano di mezza età, che ieri ha testimoniato in aula, aveva parcheggiato la sua Fiat Panda alle 7 davanti all’ospedale di Montecchio per eseguire le analisi del sangue, lasciando il portafoglio nell’auto chiusa. Tornato alla macchina un’ora dopo, l’aveva trova stranamente aperta; aveva constatato che la portiera non sembrava forzata, e all’interno c’era ancora il portafoglio. Ma non aveva dato peso al particolare.
Solo quando, più tardi, si era recato dal gommista e, al momento di saldare, non aveva trovato la carta di credito si era accorto di essere stato derubato. Il reggiano era dunque andato in banca, dove aveva appurato che nel frattempo ignoti avevano fatto due prelievi bancomat da 250 euro l’uno (500 euro in totale) in una filiale del paese. Poche ore dopo, con la stessa carta di credito, qualcuno aveva eseguito acquisti in esercizi commerciali di Montechiarugolo (Parma) da 147 euro e da 178 euro.
La vittima aveva bloccato la carta di credito e pensava di aver chiuso così l’episodio. Invece, il giorno dopo aveva ricevuto una telefonata dalla sua banca, che gli chiedeva l’autorizzazione per incassare dal suo conto corrente un assegno da tremila euro, a seguito di una richiesta arrivata da una filiale di Serramazzoni (Modena). La vittima si accorse così che la stessa mano che gli aveva sottratto la carta aveva anche strappato due assegni dal suo blocchetto, lasciandolo nel portafoglio per non destare sospetti. I due imputati però non sono accusati del tentativo di riscossione, che potrebbe essere stato compiuto da un terzo soggetto.
La successiva indagine dei carabinieri di Montecchio, illustrata in udienza dal comandante dei carabinieri Carlo Chiuri, è stata condotta tramite l’acquisizione di tutti i filmati dello sportello bancario.
La vittima ha riconosciuto la donna, sebbene questa fosse parzialmente travisata con una sciarpa. Nella precedente udienza in aula era stata raccolta la testimonianza anche dei commercianti, che però non avevano riconosciuto gli imputati.
Il 34enne, già sorvegliato speciale per i suoi numerosi precedenti, nega ogni addebito. Ma con i tanti procedimenti penali a suo carico – alcuni in corso, altri caduti in prescrizione – rischia anche l’aggravante della recidiva reiterata specifica infraquinquennale, vale a dire l’aumento di due terzi della pena. Il giudice Sarah Iusto ha rinviato l’udienza al 15 febbraio prossimo, quando con tutta probabilità arriverà la sentenza.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google