Morte di Sylvester, i “non saprei” del perito
di Ambra Prati
Udienza fiume ieri al processo per la morte del 14enne alla fermata dell’autobus di viale Piave
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REGGIO EMILIA. Un’udienza tecnica fiume, infarcita di “non saprei” e “non ne ho la più minima idea” da parte del perito del tribunale. È quella che si è svolta ieri davanti al giudice Sarah Iusto per il processo penale per la morte di Sylvester Agyemang, lo studente di 14 anni sceso in malo modo, rimasto impigliato con la cartella e deceduto per aver battuto la testa alla fermata dell’autobus in viale Piave a Reggio il 13 gennaio del 2014. Una tragedia che vede imputati per omicidio colposo e cooperazione colposa l’autista del bus Giuseppe Picone (difeso dagli avvocati Alessandro Sivelli e Nicola Tria), l’ex amministratore delegato di Seta, Filippo Allegra, e il responsabile dell’autofficina di manutenzione Maurizio Coli (difesi dagli avvocati Gianni Zambelli e Marco Malavolta).
La seduta di ieri ha avuto per oggetto le due perizie: quella cartacea di 64 pagine sui meccanismi di sicurezza del mezzo pubblico e quella sul filmato delle telecamere interne del bus, estrapolate dalla polizia giudiziaria, eseguite dall’ingegner Stefano Battistini. Il perito è stato pressato di domande prima dal pm Stefania Pigozzi, che ha puntato a dimostrare l’errore umano incalzandolo sul sistema “blocco porte”, che frena e blocca il bus in caso di porte aperte. «Com’è possibile che il bus sia ripartito con la porta posteriore semiaperta?», ha chiesto l’accusa, con il perito, a tratti in difficoltà, che ha definito il meccanismo “nient’affatto banale”. Poi è toccato uno per uno alle difese, che hanno insistito sulle numerose incongruenze e posto l’accento sui limiti dell’incarico peritale: ad esempio l’ingegnere ha ammesso di «non aver avuto a disposizione un manuale di uso e manutenzione del bus, che risale agli anni ’90», e di non aver smontato parti meccaniche né effettuato simulazioni su un mezzo sovraffollato com’era quella mattina. Le domande hanno riguardato parecchi aspetti tecnici: i pulsanti della centralina dell’autista, i fotogrammi delle telecamere, lo specchietto posteriore destro, la visibilità ridotta, i sensori, il posizionamento esatto del mezzo. Quelle che possono sembrare questioni di lana caprina sono in realtà fondamentali: la perizia è il perno intorno al quale gira l’accertamento di eventuali imperizie o carenze del veicolo ed eventuali responsabilità personali. Il processo è stato rinviato all’8 febbraio per l’esame degli imputati.
Assente dall’aula la famiglia di Sylvester, che ha non ha potuto costituirsi parte civile perché ha deciso di procedere in sede civile. I genitori, che hanno già ricevuto 220mila euro e che si sono visti bloccare i restanti 600mila euro, dovranno attendere fino al 2020 per sapere se hanno diritto al risarcimento stabilito in primo grado.
La seduta di ieri ha avuto per oggetto le due perizie: quella cartacea di 64 pagine sui meccanismi di sicurezza del mezzo pubblico e quella sul filmato delle telecamere interne del bus, estrapolate dalla polizia giudiziaria, eseguite dall’ingegner Stefano Battistini. Il perito è stato pressato di domande prima dal pm Stefania Pigozzi, che ha puntato a dimostrare l’errore umano incalzandolo sul sistema “blocco porte”, che frena e blocca il bus in caso di porte aperte. «Com’è possibile che il bus sia ripartito con la porta posteriore semiaperta?», ha chiesto l’accusa, con il perito, a tratti in difficoltà, che ha definito il meccanismo “nient’affatto banale”. Poi è toccato uno per uno alle difese, che hanno insistito sulle numerose incongruenze e posto l’accento sui limiti dell’incarico peritale: ad esempio l’ingegnere ha ammesso di «non aver avuto a disposizione un manuale di uso e manutenzione del bus, che risale agli anni ’90», e di non aver smontato parti meccaniche né effettuato simulazioni su un mezzo sovraffollato com’era quella mattina. Le domande hanno riguardato parecchi aspetti tecnici: i pulsanti della centralina dell’autista, i fotogrammi delle telecamere, lo specchietto posteriore destro, la visibilità ridotta, i sensori, il posizionamento esatto del mezzo. Quelle che possono sembrare questioni di lana caprina sono in realtà fondamentali: la perizia è il perno intorno al quale gira l’accertamento di eventuali imperizie o carenze del veicolo ed eventuali responsabilità personali. Il processo è stato rinviato all’8 febbraio per l’esame degli imputati.
Assente dall’aula la famiglia di Sylvester, che ha non ha potuto costituirsi parte civile perché ha deciso di procedere in sede civile. I genitori, che hanno già ricevuto 220mila euro e che si sono visti bloccare i restanti 600mila euro, dovranno attendere fino al 2020 per sapere se hanno diritto al risarcimento stabilito in primo grado.
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