«Io, albergatore, non promuovo mostre»
di Ambra Prati
Umberto Sidoli, titolare dell’hotel Posta, replica all’assessore Maramotti: «Chi le organizza, deve anche fare pubblicità»
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REGGIO EMILIA. «Capisco che l’assessore Maramotti abbia il dente avvelenato, ma io dovrei promuovere Kandinsky? Io sono un albergatore, faccio un altro mestiere». Umberto Sidoli, titolare e direttore dell’hotel Posta, replica all’assessore con delega al Turismo nonché presidente della Destinazione turistica Reggio Emilia (che unisce Reggio, Parma e Piacenza) Natalia Maramotti. Quest’ultima, interpellata sulla scarsa visibilità fuori dai confini comunali delle quattro pregevoli mostre in corso e su cosa bisognerebbe fare per coniugare cultura e turismo, aveva replicato in modo salomonico: «La promozione del territorio spetta agli enti pubblici, la costruzione di pacchetti turistici ai privati. Noi la nostra parte l’abbiamo fatta».
Voi albergatori cosa avete fatto?
«Io faccio parte del consiglio del Club di prodotto Reggio Tricolore, un’agenzia di promozione e coinvolgimento di tour operator: ce la mettiamo tutta. Sicuramente chi organizza le mostre, a mio avviso, dovrebbe prevedere un adeguato battage pubblicitario per renderle visibili, altrimenti…».
L’assessore ha affermato di avere coinvolto in una cabina di regìa sedici reti d’impresa in tre province. Utile?
«Sulle varie cabine di regia calo un velo pietoso: è dal ’98 che faccio questo mestiere e ne ho viste morire non so quante. A partire dal 2003 con Reggio Turismi, un mega club di prodotto; sulla carta bellissimo progetto, ma non ha fatto in tempo a decollare poiché nel frattempo è cambiata la giunta ed è finita nel nulla. Negli anni ne ho visti tanti altri di progetti abortiti, come l’azione di marketing territoriale che tentò Sonia Masini, anche quella tramontata. La cabina di regìa è una chiacchiera, un pezzo di carta inutile. La giunta Vecchi per fortuna finora si è astenuta».
Meglio il nulla?
«Meglio che non ci ripropongano l’ennesimo progetto fuffa, anche se dispiace perché le mostre sono bellissime e meriterebbero di avere grandi affluenze. Però, guardi, in questi anni qualcosa è cambiato in positivo: ad esempio, con la Regione da quattro anni abbiamo Itinere, un’agenzia di incoming formata da giovani che hanno aumentato la presenza in città di giornalisti, tour operator e agenzie di viaggi: ora li vediamo 5-6 volte in un anno, si innamorano di Reggio e ne parlano. Prima le guide internazionali ignoravano Reggio, ora siamo stati inseriti dalla Lonely Planet. Di lavoro ne è stato fatto, c’è ancora molto da fare e di certo l’amministrazione non può ritenere di aver esaurito il suo compito».
Cosa serve per il salto di qualità turistica?
«Io come privato posso far conoscere ai clienti il territorio, di persona e tramite il mio sito internet illustro le eccellenze da vedere, ma è ovvio che il mio mercato non è lo stesso di quello del mio dirimpettaio albergatore dall’altra parte della strada. Dipende anche dalla nazionalità e dal tipo visitatore: agli amanti del cinema propongo Brescello, ad austriaci e tedeschi Canossa, gli americani impazziscono per tutta l’enogastronomia. Mentre i soggiorni abituali sono per motivi di business».
Come se ne esce?
«I reggiani per primi considerano il territorio poco attrattivo, invece abbiamo tantissimo da offrire: chi ci conosce poi torna. Il difficile è il primo step: farsi conoscere. C’è una bellissima pagina del Comune di Reggio sul turismo, è nata una settimana fa Tipico Reggiano di Cna: iniziativa lodevole, ma limitata a poche strutture perché legata all’associazione di categoria. Il Comune dovrebbe prendere esempio, coinvolgendo però gli operatori nella loro totalità».
Voi albergatori cosa avete fatto?
«Io faccio parte del consiglio del Club di prodotto Reggio Tricolore, un’agenzia di promozione e coinvolgimento di tour operator: ce la mettiamo tutta. Sicuramente chi organizza le mostre, a mio avviso, dovrebbe prevedere un adeguato battage pubblicitario per renderle visibili, altrimenti…».
L’assessore ha affermato di avere coinvolto in una cabina di regìa sedici reti d’impresa in tre province. Utile?
«Sulle varie cabine di regia calo un velo pietoso: è dal ’98 che faccio questo mestiere e ne ho viste morire non so quante. A partire dal 2003 con Reggio Turismi, un mega club di prodotto; sulla carta bellissimo progetto, ma non ha fatto in tempo a decollare poiché nel frattempo è cambiata la giunta ed è finita nel nulla. Negli anni ne ho visti tanti altri di progetti abortiti, come l’azione di marketing territoriale che tentò Sonia Masini, anche quella tramontata. La cabina di regìa è una chiacchiera, un pezzo di carta inutile. La giunta Vecchi per fortuna finora si è astenuta».
Meglio il nulla?
«Meglio che non ci ripropongano l’ennesimo progetto fuffa, anche se dispiace perché le mostre sono bellissime e meriterebbero di avere grandi affluenze. Però, guardi, in questi anni qualcosa è cambiato in positivo: ad esempio, con la Regione da quattro anni abbiamo Itinere, un’agenzia di incoming formata da giovani che hanno aumentato la presenza in città di giornalisti, tour operator e agenzie di viaggi: ora li vediamo 5-6 volte in un anno, si innamorano di Reggio e ne parlano. Prima le guide internazionali ignoravano Reggio, ora siamo stati inseriti dalla Lonely Planet. Di lavoro ne è stato fatto, c’è ancora molto da fare e di certo l’amministrazione non può ritenere di aver esaurito il suo compito».
Cosa serve per il salto di qualità turistica?
«Io come privato posso far conoscere ai clienti il territorio, di persona e tramite il mio sito internet illustro le eccellenze da vedere, ma è ovvio che il mio mercato non è lo stesso di quello del mio dirimpettaio albergatore dall’altra parte della strada. Dipende anche dalla nazionalità e dal tipo visitatore: agli amanti del cinema propongo Brescello, ad austriaci e tedeschi Canossa, gli americani impazziscono per tutta l’enogastronomia. Mentre i soggiorni abituali sono per motivi di business».
Come se ne esce?
«I reggiani per primi considerano il territorio poco attrattivo, invece abbiamo tantissimo da offrire: chi ci conosce poi torna. Il difficile è il primo step: farsi conoscere. C’è una bellissima pagina del Comune di Reggio sul turismo, è nata una settimana fa Tipico Reggiano di Cna: iniziativa lodevole, ma limitata a poche strutture perché legata all’associazione di categoria. Il Comune dovrebbe prendere esempio, coinvolgendo però gli operatori nella loro totalità».
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