Gadget fascisti in Fiera, ma a Reggio Emilia sono vietati
A Cambi & Scambi vanno a ruba gli articoli ispirati dal fascismo, peccato che a Reggio e più in generale in Emilia Romagna siano messi al bando da quasi un anno
REGGIO EMILIA. Ci sono copie della rivista per ragazzi “Gioventù fascista”. E, fra gli stand, spunta qua e là una testa di Benito Mussolini, insieme a tanti altri gadget sul fascismo che sembrano ancora raccogliere grandi consensi tra i collezionisti, assetati di memorabilia del Ventennio. Peccato però che a Reggio – e in generale in Emilia-Romagna – i gadget fascisti siano stati messi al bando ormai da quasi un anno. Un divieto che sembra essere sfuggito ad alcuni degli oltre 700 espositori che hanno animato i numerosi banchetti della 29esima edizione di Cambi & Scambi, la tradizionale mostra mercato di collezionismo che si è conclusa ieri alle Fiere di Reggio Emilia.
E che anche quest’anno, riunendo nuovamente in un unico appuntamento la Mostra dell’elettronica e la 59esima edizione della Mostra Mercato del Fumetto, ha accolto nel fine settimana quasi 18mila visitatori. Numeri che confermano il successo della manifestazione, nonostante qualche leggero malumore per il costo dei parcheggi. E nonostante la presenza di quei gadget di fatto vietati nella città del Tricolore, medaglia d’oro al valor militare della Resistenza. Nel dicembre 2016, il consiglio comunale di Reggio Emilia ha infatti approvato una mozione per vietare la vendita e la diffusione di gadget fascisti e nazisti.
Il documento, presentato dai consiglieri Pd Dario De Lucia e Federica Franceschini, da Lanfranco De Franco e Salvatore Scarpino (ora Mdp) e da Lucia Lusenti (Sinistra Italiana), era stato approvato con 21 voti favorevoli (Pd e Si). La mozione esprime in particolare «disapprovazione e condanna» per chi commercia e compra beni raffiguranti immagini del regime fascista e nazista e impegna la giunta ad attivarsi «perché il reato di apologia del fascismo venga inserito nel codice penale consentendo così la repressione di reati specifici legati alla riproduzione di atti linguaggi e simboli del nazifascismo».
Non solo. Il testo impegna la giunta «ad agire in tutte le sedi opportune perché il reato di cui all'articolo 4 della cosiddetta legge Scelba sia integrato anche con riferimento alla vendita e diffusione di beni, gadget o oggetti vari con immagini del regime fascista e nazista».
Il caso “gadget fascisti” era stato sollevato mesi prima, quando nei supermercati Coop erano spuntati alcuni calendari con l’immagine del Duce, poi ritirati dal commercio per la protesta di numerosi soci. Una protesta che, in occasione della Giornata della Memoria del 23 gennaio 2016, aveva spinto Istoreco ad organizzare sul tema un evento in Sinagoga, in collaborazione con il Coordinamento provinciale Antifascista e alla presenza del parlamentare Pd, Emanuele Fiano, autore della legge che rende reato l’apologia e la propaganda fatta tramite i simboli del fascismo.
Una legge che l'Emilia-Romagna aveva già messo in cantiere nel luglio 2016, quando l’assemblea legislativa ha approvato a maggioranza una risoluzione presentata da Pd, Sel e Altra Emilia-Romagna, con cui si chiede di estendere il reato di apologia anche alla diffusione e vendita di oggetti con immagini del regime. Nella risoluzione regionale, si chiede alla giunta Bonaccini di «intervenire nelle sedi opportune affinché il reato di apologia del fascismo sia esteso anche alla vendita e diffusione di gadget e oggetti con immagini del regime fascista e nazista e venga inserito nel codice penale, consentendo così la repressione dei reati legati alla riproduzione di atti, linguaggi e simboli del nazifascismo».
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