Il dolore del Carrara «Vivrai finché il sorriso sarà in noi»
La scuola di Guastalla ricorda il 16enne morto a Campagnola «Tutti ci siamo chiesti “perché”, ma siamo senza risposte»
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CAMPAGNOLA. Riceviamo e pubblichiamo il ricordo del 16enne di Campagnola morto, inviatoci da una professoressa della scuola che frequentava: l’Ips “Mario Carrara” di Guastalla.
Per una volta, venerdì mattina alle 11, all’istituto professionale Mario Carrara di Guastalla il suono della campanella non ha segnalato il cambio dell’ora. Ha suonato per lo studente scomparso inaspettatamente mercoledì sera tra la costernazione e il dolore di famigliari, compagni di classe e personale della scuola. Tutti, ancora immersi nel clima surreale seguito alla notizia, si sono raccolti in un minuto di silenzio che è sembrato infinito. Un minuto durante il quale ognuno ha pensato “perché?”, e lo ha pensato pur sapendo che non esiste risposta, che non ci sono parole sensate quando la vita diventa un peso a sedici anni.
Il dirigente e quasi tutto il personale scolastico si è ritrovato insieme ai ragazzi alle 14,30 davanti alla chiesa di Campagnola, dove lo staff della Croce Rossa, del quale il ragazzo era orgoglioso di far parte, lo ha accolto al freddo di questo 1 dicembre così grigio, scaldato solo dal colore delle uniformi e dal candore dei palloncini dei compagni di classe.
«So che adesso sei in un posto migliore, dove gli angeli come te avranno le ali per volare e per proteggere gli altri come volevi fare tu». È una ragazza a dare voce al dolore silenzioso dei presenti. «Finché anche solo un tuo sorriso resterà in noi, tu vivrai», dice a nome della classe del ragazzo morto. Poi tocca agli insegnanti, e il «sono ancora qui» del professor Nicoletti sembra dirci che ora possiamo piangere o smettere di piangere, cercare spiegazioni o tornare alle nostre vite. Il banco di Federico, però, è rimasto vuoto, anche se coperto di fiori.
Le tragedie non sono mai esenti dalla ricerca delle cause. Bullismo, si è detto; solitudine, mancanza di attenzione da parte della famiglia, degli insegnanti, dei coetanei. Come non prevedere? Come non distinguere un profondo mal di vivere da una crisi adolescenziale? Forse lui aveva dentro un mondo sommerso inaccessibile a chiunque.
«Era molto fragile. Non riusciva ad accettare il suo disagio. Noi abbiamo provato a coinvolgerlo in tutti i modi ma spesso non gli andava di uscire e non partecipava alle nostre iniziative. Avevamo organizzato una cena in un fast food... La faremo domani in suo onore», dice Stefania.
Giuseppe, neoeletto rappresentante degli studenti, dichiara: «Sono da tre anni al Carrara. Io non ho mai assistito ad episodi di bullismo. Secondo me la scuola non c’entra; noi partecipiamo a molti progetti su questo tema. Come rappresentante di istituto sto pensando di organizzare un evento in sua memoria».
L’istituto professionale Mario Carrara ha vinto 3 anni fa il concorso “No Bull Be Friend” con uno spettacolo teatrale. Sono in corso un progetto prevenzione contro il cyber-bullismo per le classi seconde; diversi progetti di accoglienza per favorire il benessere scolastico; è disponibile settimanalmente uno sportello con lo psicologo; sul sito della scuola c’è una pagina Facebook dedicata al bullismo; la scuola si è classificata ottava in un progetto di inclusione che prevede dei moduli di apertura scolastica pomeridiana per tutti gli alunni. La specializzazione su queste tematiche è nel Dna del Carrara. Una pagina del giornale scolastico, in uscita a dicembre, sarà dedicata al ragazzo morto. Si pensa di mettere una targa col suo nome sulla porta dell’aula.
Emanuela Cicoria
Per una volta, venerdì mattina alle 11, all’istituto professionale Mario Carrara di Guastalla il suono della campanella non ha segnalato il cambio dell’ora. Ha suonato per lo studente scomparso inaspettatamente mercoledì sera tra la costernazione e il dolore di famigliari, compagni di classe e personale della scuola. Tutti, ancora immersi nel clima surreale seguito alla notizia, si sono raccolti in un minuto di silenzio che è sembrato infinito. Un minuto durante il quale ognuno ha pensato “perché?”, e lo ha pensato pur sapendo che non esiste risposta, che non ci sono parole sensate quando la vita diventa un peso a sedici anni.
Il dirigente e quasi tutto il personale scolastico si è ritrovato insieme ai ragazzi alle 14,30 davanti alla chiesa di Campagnola, dove lo staff della Croce Rossa, del quale il ragazzo era orgoglioso di far parte, lo ha accolto al freddo di questo 1 dicembre così grigio, scaldato solo dal colore delle uniformi e dal candore dei palloncini dei compagni di classe.
«So che adesso sei in un posto migliore, dove gli angeli come te avranno le ali per volare e per proteggere gli altri come volevi fare tu». È una ragazza a dare voce al dolore silenzioso dei presenti. «Finché anche solo un tuo sorriso resterà in noi, tu vivrai», dice a nome della classe del ragazzo morto. Poi tocca agli insegnanti, e il «sono ancora qui» del professor Nicoletti sembra dirci che ora possiamo piangere o smettere di piangere, cercare spiegazioni o tornare alle nostre vite. Il banco di Federico, però, è rimasto vuoto, anche se coperto di fiori.
Le tragedie non sono mai esenti dalla ricerca delle cause. Bullismo, si è detto; solitudine, mancanza di attenzione da parte della famiglia, degli insegnanti, dei coetanei. Come non prevedere? Come non distinguere un profondo mal di vivere da una crisi adolescenziale? Forse lui aveva dentro un mondo sommerso inaccessibile a chiunque.
«Era molto fragile. Non riusciva ad accettare il suo disagio. Noi abbiamo provato a coinvolgerlo in tutti i modi ma spesso non gli andava di uscire e non partecipava alle nostre iniziative. Avevamo organizzato una cena in un fast food... La faremo domani in suo onore», dice Stefania.
Giuseppe, neoeletto rappresentante degli studenti, dichiara: «Sono da tre anni al Carrara. Io non ho mai assistito ad episodi di bullismo. Secondo me la scuola non c’entra; noi partecipiamo a molti progetti su questo tema. Come rappresentante di istituto sto pensando di organizzare un evento in sua memoria».
L’istituto professionale Mario Carrara ha vinto 3 anni fa il concorso “No Bull Be Friend” con uno spettacolo teatrale. Sono in corso un progetto prevenzione contro il cyber-bullismo per le classi seconde; diversi progetti di accoglienza per favorire il benessere scolastico; è disponibile settimanalmente uno sportello con lo psicologo; sul sito della scuola c’è una pagina Facebook dedicata al bullismo; la scuola si è classificata ottava in un progetto di inclusione che prevede dei moduli di apertura scolastica pomeridiana per tutti gli alunni. La specializzazione su queste tematiche è nel Dna del Carrara. Una pagina del giornale scolastico, in uscita a dicembre, sarà dedicata al ragazzo morto. Si pensa di mettere una targa col suo nome sulla porta dell’aula.
Emanuela Cicoria
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