Gazzetta di Reggio

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No al marketing costruito su mostre “a pacchetto”

di DAVIDE ZANICHELLI*
No al marketing costruito su mostre “a pacchetto”

Le strategie di Davide Zanichelli, presidente della Fondazione Palazzo Magnani «L’identità culturale di una città si costruisce, con i tempi necessari, sulla qualità» 

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Ringrazio il vostro giornale per la possibilità di intervenire nel dibattito sulla promozione della città, dandomi così la possibilità di raccontare come la Fondazione Palazzo Magnani si sta muovendo, sia in termini di progettualità culturale, sia in termini di integrazione di sistema. Personalmente credo molto nella progettazione partecipata (stiamo lavorando insieme ai Teatri, alla Fondazione Nazionale della Danza, alle Istituzioni regionali e comunali, alle Associazioni, a Reggio Città Senza Barriere, all’Ausl, alle scuole). Non credo alle “cabine di regia” come panacea risolutiva. Per motivi professionali negli ultimi vent’anni, dalle Langhe agli scavi di Pompei, ho avuto modo di vedere all’opera diversi modelli di gestione della promozione di un territorio. Il modello centralizzato e verticistico della “cabina” ha senso in determinati contesti.

Cosa ci dice la storia degli ultimi due decenni di Reggio? Che questo modello qui non è praticabile. Ci hanno provato, chi più chi meno, tutte le amministrazioni locali. E siamo parlando, lo ricordo, di una storia politica sostanzialmente coerente e continua. Ognuno può portare i suoi argomenti e ognuno avrebbe la sua parte di ragione e ne uscirebbe una discussione per nulla interessante.

Ripartiamo allora da un pensiero differente, non verticistico ma distribuito, dove però vengano condivisi alcuni presupposti. Il modello culturale di un organismo complesso (come di fatto sono una città e un territorio) a cui faccio riferimento, poggia su tre pilastri principali, autonomi ma strettamente coordinati: l’amministrazione pubblica (il luogo del diritto e delle risorse che lo abilitano), i privati (il luogo della partecipazione economica, sotto forme diverse), le Fondazioni (il luogo della progettazione culturale).

L’Amministrazione pubblica in questo momento sta lavorando su tutto ciò che è patrimonio e servizi (musei, biblioteche, archivi, conservazione e valorizzazione in cui si inerisce “On the road”, didattica, creatività e giovani artisti) oltre alle numerose ed economicamente importanti iniziative di recupero e apertura di spazi da destinare alla cultura e all’innovazione. Dal recupero dei Chiostri di San Pietro, all’Arena Campovolo, al percorso estense che da Piazza Gioberti arriverà fino alla Reggia di Rivalta, al Mauriziano.

I privati come possono partecipare? Perché dovrebbero farlo? Le modalità possono riassumersi in tre fondamentali: sponsorizzazione, partnership, donazione. Ognuna delle tre ha specifici vantaggi, ma soprattutto genera specifiche qualità di relazione con il mondo dell’arte. Un tema, ad esempio, che inizieremo presto a promuovere sarà legato al welfare aziendale, dove le imprese, supportando economicamente la Fondazione, riceveranno benefici (l’arte è una leva oggi utilizzata pochissimo per migliorare la qualità della vita) per i loro dipendenti.

Quali sono i luoghi dove pubblico e privato fanno sintesi? Le Fondazioni di partecipazione: Teatri, Danza, Palazzo Magnani, dove un comitato scientifico da tre mesi è al lavoro per proporre una coerente programmazione improntata ad un unico criterio, di cui il Cda è responsabile in ultima istanza: qualità sostenibile. Abbiamo chiesto loro progetti per i prossimi tre anni, sapendo che solo una programmazione di medio termine consente una pianificazione efficace con il Pubblico (che garantisce spazi e servizi) e ti rende credibile verso i privati (che possono così pianificare i loro investimenti e valutarne i ritorni). Li presenteremo a breve, insieme al nuovo piano di comunicazione della Fondazione. È importante non confondere mezzi e fini, né cause ed effetti: è dalla qualità e dalla programmazione che dipendono le risorse per investire in promozione. Il modello del marketing intensivo costruito su mostre “a pacchetto” o “mostre-evento”, senza ricerca né legami con una progettualità forte e connotata o con il patrimonio e le esperienze presenti sul nostro ricchissimo territorio, non appartiene alla nostra strategia. L’identità culturale di una città e la sua credibilità si costruiscono, con i tempi necessari, sulla qualità.

Infine alcune precisazioni rispetto a quanto uscito nei giorni scorsi. Palazzo Magnani non ha “messo il timbro su ognuna delle manifestazioni” oggi aperte in città: “Kandinsky->Cage” a Palazzo Magnani, “Alberto Manfredi” a Palazzo da Mosto, “Archivio Storico delle Officine Reggiane” al Gerra, “On the road” ai Musei. Si è occupato direttamente delle prime due, la seconda in collaborazione con la Fondazione Manodori. Le altre sono progettate e realizzate (molto bene) dagli staff delle rispettive istituzioni.

Ciò non significa però che non si siano pensate modalità di integrazione, in particolare sul biglietto. Consultando i rispettivi siti web i visitatori potranno informarsi sulle riduzioni incrociate previste tra le due mostre principali (quella al Gerra è gratuita).

Per quanto riguarda la notorietà delle iniziative. Dopo due settimane di apertura la mostra Kandinsky->Cage ha registrato oltre 5.000 visitatori, il 65% dei quali viene da fuori Reggio, molti grazie a due pacchetti turistici che Palazzo Magnani propone con l’agenzia Itinere, partner che lavora con noi da tre anni. I pacchetti, come si può leggere sul nostro sito, prevedono incursioni sia culturali che enogastronomiche. Stiamo monitorando la qualità dei flussi con strumenti messi a punto insieme all’Università di Modena e Reggio che saranno gli stessi della prossima edizione di Fotografia Europea, in modo da poter redigere, per la prima volta con omogeneità metodologica, un bilancio qualitativo di una stagione intera.

Il resto dei visitatori proviene da una serie di presentazioni che abbiamo fatto nei mesi scorsi (a Londra e a Milano) e da un investimento pubblicitario pari al 20% del budget della mostra. Questo abbiamo ritenuto equilibrato come amministratori che hanno la qualità e la sostenibilità come bussola. Poteva essere di più? Certo. Sarebbe stato sufficiente, ad esempio, che invece di cinque gli sponsor-finanziatori fossero stati dieci. Nel futuro dipenderà soprattutto da noi renderci interessanti e riconoscibili per i visitatori e per chi vorrà fare un pezzo di strada con noi, condividendo il progetto, partecipando ai benefici delle nostre iniziative e supportandoci economicamente. Ne beneficeranno le persone, la città e il territorio.

*presidente della Fondazione. Palazzo Magnani.

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