Sindaco, sciolga il dubbio
dalla prima
Per fare cessare illazioni e strumetalizzazioni Vecchi e sua moglie esibiscano un certificato
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Tra l’altro nell’udienza di Aemilia di martedì - dopo le insistenze degli imputati e dei loro difensori - i pubblici ministeri hanno proposto alla corte di trasmettere le questioni alla Procura. Per nuove indagini. Questioni come al solito relative a lottizzazioni e delocalizzazioni di terreni nel comune di Reggio. Ci risiamo.
Le dichiarazioni, le smentite con la carta carbone, lo sdegno, le note municipali che rigettano le insinuazioni nei suoi confronti non rappresentano certo prove o controprove definitive per parare le illazioni. Congetture ricorrenti e mai provate riferite all’acquisto della sua casa di Masone; puntate alla sua campagna elettorale del 2014 e al consenso della comunità cutrese; all’attività di sua moglie quand’era responsabile del settore urbanistica del Comune di Reggio…
STILLICIDIO
Lei sa bene qual è la costante ricaduta. Si chiama stillicidio. La goccia scava. I pentiti vi tirano in ballo. I suoi avversari credono, temono o sperano (dipende dal punto di vista) che qualcosa possa o debba accadere.
È su questo dubbio che cresce il malessere. L’ostinazione del dubbio. Lo sciolga, in favore vostro e della città.
ARTICOLO 335
Se non l’ha già fatto, signor sindaco, chieda il certificato al Registro informatizzato delle notizie di reato della Procura di Reggio Emilia e della Corte dell’Appello (Direzione distrettuale antimafia) di Bologna. Come si dice e si scrive nel linguaggio forense: ai sensi dell’articolo 335 del codice di procedura penale. Ed esibisca pubblicamente il risultato. Così facciamo chiarezza. Non le chiediamo di difendersi, non la sollecitiamo a dimostrare la sua estraneità, ma a manifestarsi, a interrompere l’ostinazione distruttiva. Perché, immagino, lei intende ricandidarsi a sindaco.
PROCURATORE
Certo, lo so, lo sappiamo. Riscontri ce ne sono già stati. Mi torna in mente la dichiarazione dell’ex procuratore della nostra città, Giorgio Grandinetti nella quale si leggeva l’inesistenza di indagini sulla signora Sergio. Ma quella dichiarazione ha un limite: a Grandinetti l’avevano chiesta i giornalisti. Devono invece essere gli interessati a fornire una risposta ai cittadini e di conseguenza ai partiti (che ancora dovrebbero rappresentare la comunità). Grandinetti disse: “In questo momento non ho niente da dire, ma non voglio nemmeno essere frainteso. Intendo dire che allo stato non c’è niente”. Allo stato. Ma era il 23 aprile 2016.
VESCOVO
Certo, per lei e la sua famiglia questo martellamento è una sorta di crocefissione. Così insinuante che anche il vescovo della nostra diocesi ha definito “ingiustificati” gli attacchi contro il sindaco e sua moglie. Monsignor Massimo Camisasca presentando il libro di Aldo Cazzullo a Reggio il 12 ottobre aveva detto a sorpresa: “Voglio esprimere la mia solidarietà al sindaco, toccato nella sua famiglia in modo ingiusto e ingiustificato”. E ancora: “Basta immoralità e accuse ingiustificate. Mi sembra che l’opposizione politica e la lotta politica siano una cosa, le offese a una famiglia quando non c’è fondamento sono invece un’altra cosa”. Conclusione: “Quando si scambiano le due cose mi sembra un segno di poca civiltà. Non sto trattando una questione politica, ma sto trattando una questione morale”. Equazione: se il vescovo si è così speso contro le “accuse ingiustificate” subìte dal sindaco e sua moglie, è perché si è informato in persona? (Non voglio tirare in ballo l’ambito sacramentale).
PENTITI
Questione politica. Questione morale. Questione giudiziaria. Per quest’ultimo versante è incombente l’interpretazione che in molti danno alle dichiarazioni dei pentiti. Alle narrazioni dei collaboratori di giustizia i quali imbarcano nei loro racconti grandangolari la politica, gli uomini della politica (una filiera di sindaci, lei, l’attuale ministro Graziano Delrio sino ad Antonella Spaggiari). Coinvolgere uomini e donne delle istituzioni per sfuggire dalle imputazioni? Per parlar d’altro?
AVVERSARI
Inevitabile, prevedibile epilogo. Signor sindaco, i suoi avversari politici da tempo mirano la loro azione proprio all’incertezza che prima ho specificato. Lo faranno per mesi, sempre più forte. Sino alle elezioni amministrative del 2019, passando per la prova generale delle politiche della primavera dell’anno prossimo. Giulia Sarti capogruppo del Movimento 5 Stelle in Commissione antimafia, Maria Edera Spadoni parlamentare reggiana del Movimento 5 Stelle, Alessandra Guatteri, capogruppo M5S in Comune a Reggio e Gian Luca Sassi, consigliere regionale pentastellato in una nota diramata il 24 novembre scrivono: “Parliamo di dichiarazioni in aula durante il processo sull'appoggio trasversale delle cosche dalle campagne antiche e recenti per Forza Italia fino alla campagna elettorale a favore di Luca Vecchi con le parentele scomode della moglie ex dirigente all’urbanistica di Reggio ora a Modena, Maria Sergio (ricordiamo in sequenza il fratello del nonno che era il boss “‘O Feroce”, e due cugini Valerio e in ultimo Eugenio Sergio entrambi coinvolti in Aemilia) “Parentele che fino a poco fa non erano mai emerse. Solo chi ha occhi foderati di prosciutto non vede che siamo in una situazione da allarme rosso…”. I fendenti sono continui. Insopportabili.
FAME DI VERITÀ
Ci sono almeno tre soggetti in sofferenza. Lei (con sua moglie) certamente. Il partito che l’ha candidata e che rappresenta. La città che, ogni volta che s’avviano quelle sirene vive un disordine, sperimenta un disorientamento, grida la fame di verità. Pensi alla domanda che rimbalza: che fa Vecchi, si ricandiderà a sindaco? In queste condizioni, dov’è sempre tirato in ballo? Che aspetta a dire forte e chiaro quello che i reggiani s’aspettano? La prego, se ritiene di replicare a questo mio editoriale in forma di lettera, non si impegni nella rettorica (due t, perché così la parola è più oratoria), non svolga dissertazioni politiche e non dichiari la sua certa e totale avversione per ogni forma di opacità. La conosciamo. Ricorra a quel certificato. Come si dice e si scrive nel linguaggio forense: ai sensi dell’articolo 335 del codice di procedura penale. Esibisca pubblicamente il risultato. Dica una parola definitiva.
Stefano Scansani
s.scansani@gazzettadireggio.it. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
Le dichiarazioni, le smentite con la carta carbone, lo sdegno, le note municipali che rigettano le insinuazioni nei suoi confronti non rappresentano certo prove o controprove definitive per parare le illazioni. Congetture ricorrenti e mai provate riferite all’acquisto della sua casa di Masone; puntate alla sua campagna elettorale del 2014 e al consenso della comunità cutrese; all’attività di sua moglie quand’era responsabile del settore urbanistica del Comune di Reggio…
STILLICIDIO
Lei sa bene qual è la costante ricaduta. Si chiama stillicidio. La goccia scava. I pentiti vi tirano in ballo. I suoi avversari credono, temono o sperano (dipende dal punto di vista) che qualcosa possa o debba accadere.
È su questo dubbio che cresce il malessere. L’ostinazione del dubbio. Lo sciolga, in favore vostro e della città.
ARTICOLO 335
Se non l’ha già fatto, signor sindaco, chieda il certificato al Registro informatizzato delle notizie di reato della Procura di Reggio Emilia e della Corte dell’Appello (Direzione distrettuale antimafia) di Bologna. Come si dice e si scrive nel linguaggio forense: ai sensi dell’articolo 335 del codice di procedura penale. Ed esibisca pubblicamente il risultato. Così facciamo chiarezza. Non le chiediamo di difendersi, non la sollecitiamo a dimostrare la sua estraneità, ma a manifestarsi, a interrompere l’ostinazione distruttiva. Perché, immagino, lei intende ricandidarsi a sindaco.
PROCURATORE
Certo, lo so, lo sappiamo. Riscontri ce ne sono già stati. Mi torna in mente la dichiarazione dell’ex procuratore della nostra città, Giorgio Grandinetti nella quale si leggeva l’inesistenza di indagini sulla signora Sergio. Ma quella dichiarazione ha un limite: a Grandinetti l’avevano chiesta i giornalisti. Devono invece essere gli interessati a fornire una risposta ai cittadini e di conseguenza ai partiti (che ancora dovrebbero rappresentare la comunità). Grandinetti disse: “In questo momento non ho niente da dire, ma non voglio nemmeno essere frainteso. Intendo dire che allo stato non c’è niente”. Allo stato. Ma era il 23 aprile 2016.
VESCOVO
Certo, per lei e la sua famiglia questo martellamento è una sorta di crocefissione. Così insinuante che anche il vescovo della nostra diocesi ha definito “ingiustificati” gli attacchi contro il sindaco e sua moglie. Monsignor Massimo Camisasca presentando il libro di Aldo Cazzullo a Reggio il 12 ottobre aveva detto a sorpresa: “Voglio esprimere la mia solidarietà al sindaco, toccato nella sua famiglia in modo ingiusto e ingiustificato”. E ancora: “Basta immoralità e accuse ingiustificate. Mi sembra che l’opposizione politica e la lotta politica siano una cosa, le offese a una famiglia quando non c’è fondamento sono invece un’altra cosa”. Conclusione: “Quando si scambiano le due cose mi sembra un segno di poca civiltà. Non sto trattando una questione politica, ma sto trattando una questione morale”. Equazione: se il vescovo si è così speso contro le “accuse ingiustificate” subìte dal sindaco e sua moglie, è perché si è informato in persona? (Non voglio tirare in ballo l’ambito sacramentale).
PENTITI
Questione politica. Questione morale. Questione giudiziaria. Per quest’ultimo versante è incombente l’interpretazione che in molti danno alle dichiarazioni dei pentiti. Alle narrazioni dei collaboratori di giustizia i quali imbarcano nei loro racconti grandangolari la politica, gli uomini della politica (una filiera di sindaci, lei, l’attuale ministro Graziano Delrio sino ad Antonella Spaggiari). Coinvolgere uomini e donne delle istituzioni per sfuggire dalle imputazioni? Per parlar d’altro?
AVVERSARI
Inevitabile, prevedibile epilogo. Signor sindaco, i suoi avversari politici da tempo mirano la loro azione proprio all’incertezza che prima ho specificato. Lo faranno per mesi, sempre più forte. Sino alle elezioni amministrative del 2019, passando per la prova generale delle politiche della primavera dell’anno prossimo. Giulia Sarti capogruppo del Movimento 5 Stelle in Commissione antimafia, Maria Edera Spadoni parlamentare reggiana del Movimento 5 Stelle, Alessandra Guatteri, capogruppo M5S in Comune a Reggio e Gian Luca Sassi, consigliere regionale pentastellato in una nota diramata il 24 novembre scrivono: “Parliamo di dichiarazioni in aula durante il processo sull'appoggio trasversale delle cosche dalle campagne antiche e recenti per Forza Italia fino alla campagna elettorale a favore di Luca Vecchi con le parentele scomode della moglie ex dirigente all’urbanistica di Reggio ora a Modena, Maria Sergio (ricordiamo in sequenza il fratello del nonno che era il boss “‘O Feroce”, e due cugini Valerio e in ultimo Eugenio Sergio entrambi coinvolti in Aemilia) “Parentele che fino a poco fa non erano mai emerse. Solo chi ha occhi foderati di prosciutto non vede che siamo in una situazione da allarme rosso…”. I fendenti sono continui. Insopportabili.
FAME DI VERITÀ
Ci sono almeno tre soggetti in sofferenza. Lei (con sua moglie) certamente. Il partito che l’ha candidata e che rappresenta. La città che, ogni volta che s’avviano quelle sirene vive un disordine, sperimenta un disorientamento, grida la fame di verità. Pensi alla domanda che rimbalza: che fa Vecchi, si ricandiderà a sindaco? In queste condizioni, dov’è sempre tirato in ballo? Che aspetta a dire forte e chiaro quello che i reggiani s’aspettano? La prego, se ritiene di replicare a questo mio editoriale in forma di lettera, non si impegni nella rettorica (due t, perché così la parola è più oratoria), non svolga dissertazioni politiche e non dichiari la sua certa e totale avversione per ogni forma di opacità. La conosciamo. Ricorra a quel certificato. Come si dice e si scrive nel linguaggio forense: ai sensi dell’articolo 335 del codice di procedura penale. Esibisca pubblicamente il risultato. Dica una parola definitiva.
Stefano Scansani
s.scansani@gazzettadireggio.it. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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