«Sto troppo male non me la sento di parlare del fatto»
La sofferenza di Barbara Canneto, moglie del 63enne ora in cella Un residente: «Lui ebbe da ridire per qualcosa caduto dal balcone»
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REGGIOLO. «Quanto accaduto mi fa stare troppo male; mi dispiace, non me la sento di parlare».
Con un filo di voce Barbara Canneto – moglie dell’uomo fermato per l’omicidio di Francesco Citro – risponde ai cronisti dal citofono dell’appartamento a piano terra dove solo la porta-finestra è aperta, coperta da una tenda. Nella “Corte Agnese” – in via Papa Giovanni XXIII, a Villanova – c’è un cupo silenzio e l’aria è spazzata da un vento gelido. Ma dietro le finestre di questo bel complesso residenziale c’è chi sapeva delle frizioni fra i due condomini che è assurdamente sfociata nel sangue la notte del 23 novembre. Visto il tragico epilogo, c’è timore ad esporsi, parecchia titubanza a dire la propria davanti ai taccuini.
Ma parlarne diventa pian piano un modo per rompere l’angoscia che attanaglia chi risiede in quest’angolo di Villanova brutalizzato nel giro di tre ore da un doppio gesto – prima il rogo dell’auto, poi l’omicidio a colpi di pistola lungo le scale – che per gli inquirenti ha dei motivi a dir poco futili: tappeti scossi, briciole che finiscono al piano di sotto, il vociare dei bimbi... Eppure queste normali scene di vita familiare hanno armato la mano di Giampaolo Dall’Oglio, spinto da un odio incomprensibile verso il vicino che abita al piano di sopra e ha il balcone che “guarda” sul suo giardino. Francesco Citro ha pagato con la vita per queste piccolezze da vicinato, ma anche la moglie e i due figli presenti quella notte nell’appartamento al primo piano hanno rischiato grosso, sfiorati dalle pallottole esplose contro la porta di casa.
«Nel condominio si sapeva che Dall’Oglio aveva avuto da ridire per qualcosa che era caduto dal balcone di Francesco – spiega un vicino di casa, che chiede l’anonimato perché ancora molto scosso per la ferocia esplosa nella palazzina – ma era una “voce” cui nessuno aveva dato un gran peso. Come sapevamo che Dall’Oglio aveva avuto in passato qualche problema con la giustizia e non molto tempo fa pure con la compagna. Ma come si fa ad arrivare a questi punti? Francesco era una persona pulita, amava la famiglia, non meritava di morire in questo modo assurdo. Una volta saputo che la pista mafiosa era svanita, abbiamo tutti tirato un sospiro di sollievo. Ma sapere che chi ha sparto era qui a pochi metri...».
Dalla frazione di Villanova ci si sposta a Reggiolo, in via Paisiello, nel palazzo dove la vedova Milena Di Rosa e i suoi due figli, con l’affetto degli suoceri, stanno cercando di riprendere faticosamente in mano la propria vita. «Preferisco non dir nulla, vogliamo riposare». Giusto così. (t.s.-m.p.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Con un filo di voce Barbara Canneto – moglie dell’uomo fermato per l’omicidio di Francesco Citro – risponde ai cronisti dal citofono dell’appartamento a piano terra dove solo la porta-finestra è aperta, coperta da una tenda. Nella “Corte Agnese” – in via Papa Giovanni XXIII, a Villanova – c’è un cupo silenzio e l’aria è spazzata da un vento gelido. Ma dietro le finestre di questo bel complesso residenziale c’è chi sapeva delle frizioni fra i due condomini che è assurdamente sfociata nel sangue la notte del 23 novembre. Visto il tragico epilogo, c’è timore ad esporsi, parecchia titubanza a dire la propria davanti ai taccuini.
Ma parlarne diventa pian piano un modo per rompere l’angoscia che attanaglia chi risiede in quest’angolo di Villanova brutalizzato nel giro di tre ore da un doppio gesto – prima il rogo dell’auto, poi l’omicidio a colpi di pistola lungo le scale – che per gli inquirenti ha dei motivi a dir poco futili: tappeti scossi, briciole che finiscono al piano di sotto, il vociare dei bimbi... Eppure queste normali scene di vita familiare hanno armato la mano di Giampaolo Dall’Oglio, spinto da un odio incomprensibile verso il vicino che abita al piano di sopra e ha il balcone che “guarda” sul suo giardino. Francesco Citro ha pagato con la vita per queste piccolezze da vicinato, ma anche la moglie e i due figli presenti quella notte nell’appartamento al primo piano hanno rischiato grosso, sfiorati dalle pallottole esplose contro la porta di casa.
«Nel condominio si sapeva che Dall’Oglio aveva avuto da ridire per qualcosa che era caduto dal balcone di Francesco – spiega un vicino di casa, che chiede l’anonimato perché ancora molto scosso per la ferocia esplosa nella palazzina – ma era una “voce” cui nessuno aveva dato un gran peso. Come sapevamo che Dall’Oglio aveva avuto in passato qualche problema con la giustizia e non molto tempo fa pure con la compagna. Ma come si fa ad arrivare a questi punti? Francesco era una persona pulita, amava la famiglia, non meritava di morire in questo modo assurdo. Una volta saputo che la pista mafiosa era svanita, abbiamo tutti tirato un sospiro di sollievo. Ma sapere che chi ha sparto era qui a pochi metri...».
Dalla frazione di Villanova ci si sposta a Reggiolo, in via Paisiello, nel palazzo dove la vedova Milena Di Rosa e i suoi due figli, con l’affetto degli suoceri, stanno cercando di riprendere faticosamente in mano la propria vita. «Preferisco non dir nulla, vogliamo riposare». Giusto così. (t.s.-m.p.)
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