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«Così realizziamo la carta commestibile per conservare cibi»

di Luigi Vinceti
«Così realizziamo la carta commestibile per conservare cibi»

Da un gruppo di studenti dell’Unimore nasce Packtin  «Ecco le pellicole biodegradabili da bucce di mele e arance»

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REGGIO EMILIA . Dopo aver studiato e analizzato sotto la lente d’ingrandimento e sperimentato nei laboratori di viale Kennedy tutte le soluzioni possibili, un gruppo di ricercatori Unimore ha deciso di dar vita, con l’aiuto dell’ateneo, ad uno spin-off universitario che si occupi di imballaggi biodegradabili. Ha ideato un rivestimento per i cibi (battezzato “Packtin”) che è biodegradabile e addirittura commestibile.

L’idea potrà decollare se il mercato deciderà di investirvi; con adeguati finanziamenti si potrà passare alla industrializzazione del prodotto. I primi passi sono già stati compiuti con l’ammissione al Bando regionale per le start up innovative e la partecipazione al concorso europeo Katana.

Per saperne di più abbiamo avvicinato uno dei componenti del team, che opera sotto la guida del professor Andrea Pulvirenti.

«Packtin – spiega Riccardo De Leo, 27 anni, uno degli studiosi – è il frutto di anni di prove ed esperimenti condotti sotto la guida del nostro docente nei laboratori reggiani di Tecnologie Alimentari. Ora siamo pronti, perché abbiamo creato un rivestimento capace di proteggere i cibi freschi, come frutta e verdura, e conservarli più a lungo».

Così gli alimenti non deperiscono e non vanno a male?

«Impedire no, ma rallentare il processo sicuramente. E ciò che ci stimola è il pensiero che Packtin possa aiutare tutta la filiera agroalimentare».

Ci spieghi meglio.

«Tutto parte dagli scarti agroalimentari, come le bucce di mela o di arancia. Anziché buttarle, noi riusciamo ad estrarvi fibre e composti attivi che diventano le materie prime fondamentali delle nostre formule. Da quei “mattoncini” creiamo pellicole o gel, con cui rivestiamo gli alimenti prolungandone la conservazione di alcuni giorni. In questo modo si spreca meno cibo sia lungo la filiera di trasporto e stoccaggio sia a livello domestico. Inoltre si può ridurre l’enorme quantità di plastica oggi in campo in questo settore sostituendola con sostanze naturali, biodegradabili, addirittura commestibili».

Meno intossicazioni per l’ambiente e per l’uomo.

«In effetti, aumentando la sicurezza microbiologica diminuiscono le tossinfezioni alimentari. Naturalmente occorre qualche impianto per entrare sul mercato. Abbiamo contatti con alcune aziende per sviluppare formule su misura ma vorremmo iniziare a produrre appena possibile. Sarebbe un caso concreto di legame fra università e mondo della produzione e del lavoro».

Cos’è il concorso Katana?

«Una sfida fra 100 start-up di tutta Europa per la raccolta di fondi online. Il nostro impegno a contraccambiare le offerte di investimento va da kit per creare pellicole proprie fino ad un week-end che comprende la visita ai nostri laboratori ed una immersione nel patrimonio culturale e gastronomico di Reggio Emilia. La campagna si chiude il 31 dicembre e le 10 start-up che avranno raccolto più fondi beneficeranno di un ulteriore finanziamento di centomila euro dall’Unione Europea. Noi ci proviamo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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