Gazzetta di Reggio

Reggio

bagnolo 

In un libro le memorie di paese

di Luciano Salsi

Stasera alla Ctl la presentazione di un diario scritto a più mani

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BAGNOLO. È trascorso più di mezzo secolo. I paesi della pianura reggiana assomigliavano tutti alla Brescello di Giovanni Guareschi. Bagnolo non faceva eccezione, «diviso a metà dalla strada provinciale che separava la chiesa dalla cooperativa, il mondo cattolico da quello socialcomunista».

La miseria del dopoguerra non era ancora del tutto superata, ma si guardava al futuro con ottimismo. I ragazzi e i giovani sapevano divertirsi «anca sèinsa un sold in saca» e, malgrado le divisioni politiche, «si riusciva ad essere felici in una comunità che ha sempre dato prova di grande solidarietà e coesione».

Lo attestano gli otto bagnolesi Doc, più o meno settantenni, che hanno scritto la strenna proposta ai compaesani all’approssimarsi del Natale. Il libro s’intitola “Diario di paese” e rievoca la vita, i personaggi e gli aneddoti di Bagnolo in Piano negli anni Cinquanta e Sessanta. Ne sarà fatta la presentazione oggi, alle 18,30, nel salone della Ctl.

La serata, cui sono invitate le autorità locali, sarà immortalata da Telereggio, con l’intervento della bagnolese Margherita Grassi, e allietata da un sottofondo musicale e da un gustoso buffet. Alcune pagine del Diario saranno lette con l’aiuto di un intrattenitore specialista del dialetto reggiano.

Gli autori si presentano con i nomi di battesimo, Fausto, Corrado, Werther, Ennio, Gianni, Bruno, Enzo ed Ettore. Ognuno di loro racconta vicende vissute in prima persona. Nell’insieme compongono un affresco colorito di quell’epoca, sul quale si stagliano le figure del giornalaio Cagnara, del manovratore ferroviario Cesare, del responsabile dei giochi in canonica Guido, del campanaro Gildardo. I ricordi si soffermano compiaciuti sui giochi di allora, oggi del tutto scomparsi: “al zog dal bucini”, l’americana a ping-pong, la palla avvelenata e il fedele tirasassi. Ritornano, inoltre, le immagini dei luoghi molto frequentati, come la bonifichina e la pista da ballo col juke box dietro al Gambrinus. Quella era ancora una società semirurale. Tra gli estensori del Diario non mancano quelli provenienti da famiglie contadine.

A loro si deve la descrizione, condita da episodi pittoreschi, dei lavori agresti (mungitura, mietitura, trebbiatura, vendemmia, uccisione del maiale) e delle chiacchiere serali nella stalla (“al filòss”). Quelli che abitavano in paese traggono dalla memoria scene di un’esistenza molto diversa. Gli uni e gli altri tratteggiano le sembianze del passato con una divertita emozione e con l’inevitabile nostalgia dell’età più bella.



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