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Il papà di Giulia testimonia al processo per l’incidente
CORREGGIO. «L’ho vista a terra, agonizzante. Giulia era una piccola luce che brillava nella nostra casa ed è morta sotto i miei occhi». Giovanni Epifani si è seduto ieri sul banco dei testimoni per...
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CORREGGIO. «L’ho vista a terra, agonizzante. Giulia era una piccola luce che brillava nella nostra casa ed è morta sotto i miei occhi». Giovanni Epifani si è seduto ieri sul banco dei testimoni per ricordare la figlia Giulia, morta dopo un frontale tra il suo motorino e un’auto all’uscita da scuola.
La studentessa 15enne del liceo Corso di Correggio è morta il 14 aprile del 2016 al Maggiore di Parma poco dopo l’incidente in via Fosdondo, sotto gli occhi del padre che passava di là con l’auto. La conducente era una novellarese di 46 anni, imputata di omicidio colposo, con la costituzione delle famiglia come parte civile con l’avvocato Giovanni Tarquini.
A processo c’è la contestazione da parte della famiglia della ricostruzione dell’incidente messa agli atti dalla polizia municipale di Correggio. Un dato inconfutabile è l’eccesso di velocità da parte della giovane, ma la famiglia contesta l’improvvida manovra da parte della figlia. Secondo la famiglia la donna al volante dell’auto avrebbe invaso parte della carreggiata mentre la ragazza era in mezzo alla sua corsia. L’impatto, infatti, sarebbe frontale, e non laterale, tanto che la studentessa è finita a venti metri di distanza dal punto di impatto. Il padre ha parlato in qualità di testimone sul posto, giunto in seguito all’incidente, colto come da un sesto senza nonostante gli avessero detto di non passare di lì. A terra c’era la figlia agonizzante, morta poco dopo all’ospedale.
L’udienza si è conclusa con un rinvio in attesa di sentire i consulenti della parte civile e della procura. La famiglia ha citato anche un medico legale perché ritiene che le lesioni traumatiche della ragazza, come già anticipato nel fascicolo, sono compatibili solo con un urto frontale. (e.l.t.)
La studentessa 15enne del liceo Corso di Correggio è morta il 14 aprile del 2016 al Maggiore di Parma poco dopo l’incidente in via Fosdondo, sotto gli occhi del padre che passava di là con l’auto. La conducente era una novellarese di 46 anni, imputata di omicidio colposo, con la costituzione delle famiglia come parte civile con l’avvocato Giovanni Tarquini.
A processo c’è la contestazione da parte della famiglia della ricostruzione dell’incidente messa agli atti dalla polizia municipale di Correggio. Un dato inconfutabile è l’eccesso di velocità da parte della giovane, ma la famiglia contesta l’improvvida manovra da parte della figlia. Secondo la famiglia la donna al volante dell’auto avrebbe invaso parte della carreggiata mentre la ragazza era in mezzo alla sua corsia. L’impatto, infatti, sarebbe frontale, e non laterale, tanto che la studentessa è finita a venti metri di distanza dal punto di impatto. Il padre ha parlato in qualità di testimone sul posto, giunto in seguito all’incidente, colto come da un sesto senza nonostante gli avessero detto di non passare di lì. A terra c’era la figlia agonizzante, morta poco dopo all’ospedale.
L’udienza si è conclusa con un rinvio in attesa di sentire i consulenti della parte civile e della procura. La famiglia ha citato anche un medico legale perché ritiene che le lesioni traumatiche della ragazza, come già anticipato nel fascicolo, sono compatibili solo con un urto frontale. (e.l.t.)
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