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«Aggredì il camionista per la polvere alzata»

«Aggredì il camionista per la polvere alzata»

Reggiolo, un vicino di casa cita un episodio che risale a quando Dall’Oglio abitava a Gottano di Vetto

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REGGIOLO. Continua la ricerca di indizi a suppporto dell’accusa a carico di Giampaolo Dall’Oglio, il 63enne operaio dell’Aipo ritenuto responsabile dell’uccisione del vicino di casa Francesco Citro, 31 anni. Anche ieri sono proseguite, nella Bassa, le ricerce della pistola usata per il delitto. E continuano gli accertamenti sugli indumenti di Dall’Oglio e su quanto è stato trovato sulla scena dell’omicidio.

Nel frattempo emergono testimonianze sulla vita di Dall’Oglio, caratterizzata da numerosi traslochi da un paese all’altro, fra la provincia reggiana e quella di Mantova.

Il sito online Redacon – dopo avere citato la ricostruzione, fatta dalla Gazzetta di Reggio, dei numerosi traslochi di Dall’Oglio e delle vicissitudini di una vita tutt’altro che lineare e i problemi con le forze dell’ordine – cita il trasferimento prima a Castelnovo Monti e poi a Gottano di Sotto (Vetto) con la sua compagna dell’epoca, dall’ottobre 2005 al settembre 2006. Proprio a Gottano, Redacon ha rintracciato una persona che ha avuto modo di conoscere Dall’Oglio. «Quando non beveva era una persona che pareva normale», spiega a Redacon un intervistato che, per ovvi motivi, chiede l’anonimato. «Ma quando beveva, birra soprattutto, diventava un’altra persona ed era irascibile. Aveva picchiato anche la compagna di Viadana, col suo figlio minore, e fu per questo che dovettero anche intervenire le forze dell’ordine. Sa, l’uomo era armato, era ex guardia giurata».

Lei ci aveva mai parlato? «Sì, erano normali rapporti di vicinato. Aveva anche coltivato un orto ai margini della strada, su un terreno non suo».

A Villanova di Reggiolo, tra i possibili moventi del delitto c’è quello delle briciole e della polvere che dal piano di sopra cadevano sul suo pratino. «Adesso che mi ci fa pensare – spiega l’ex vicino di casa – il suo orto era particolare, diverso da quelli che si vedono qui in montagna. Aveva realizzato tanti piccoli riquadri per l’insalata e, ognuno, aveva una pendenza al centro, per accumulare l’acqua in mezzo quando pioveva. Un sistema che non avevo mai visto. Ma non tollerava la polvere sul suo orto».

Perché? «Una volta si fermò da me l’autista dei camion del latte, che ogni giorno doveva passare di lì mattina e sera, spiegandomi di essere stato aggredito da Dall’Oglio. Si sa: i camion per la raccolta del latte vanno spediti. Non tollerava che la polvere alzata dal veicolo finisse sul suo orto. Ma era inevitabile, essendo questo proprio sul ciglio della strada».

Nonostante la vicenda di violenze in famiglia, l’uomo aveva continuato per due mesi a vivere a Gottano. Poi la relazione si era interrotta.

Sempre a Gottano, Dall’Oglio aveva provato ad avviare un’attività per il taglio legna, acquistando un bindello, lavorando con uno dei figli della donna e tappezzando il paese di biglietti “vendesi legna”. Ma l’attività non aveva funzionato. L’attività durò poco, così come la relazione. Quindi altri traslochi: nel 2007 a Boretto, nel 2010 a Viadana. Nel 2015 il matrimonio con Barbara Canneto, originaria di Catanzaro, per poi trasferirsi a Villanova di Reggiolo, ai domiciliari, nel 2015, a casa della moglie. Infine l’uccisione di Francesco Citro. Parel per le briciole cadute dal piano di sopra. La moglie è la sua principale accusatrice.



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