Gazzetta di Reggio

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I cinque anni reggiani firmati da Camisasca

dalla prima
I cinque anni reggiani firmati da Camisasca

L’ultimo erede di Cl in Emilia ha fatto della moderazione il suo stile 

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E quella di oggi non è una ricorrenza di poco conto, per lui che è milanese di nascita e formazione: è Sant’Ambrogio. Il 29 settembre 2012 monsignor Camisasca fu nominato vescovo da Papa Benedetto XVI. Il 7 dicembre successivo la consacrazione. Gli imposero le mani l’arcivescovo Adriano Bernardini, il vescovo suo predecessore Adriano Caprioli e il cardinale Carlo Caffarra, arcivescovo di Bologna, morto quattro mesi fa. Nove giorni dopo Camisasca fece ingresso nella nostra cattedrale.

La sua biografia è florida di date, così come accade di constatare nella lettura della “carriera” di un uomo di Chiesa. Che non fa per Camisasca. Infatti, più che sul datario, il profilo del monsignore ha carattere sulla pastorale e sugli atti. Governa la Chiesa reggiana in una stagione di delicati passaggi, crisi lunghe e profonde, anche sociali, anche politiche. Mantiene e conferma la centralità del suo magistero e anche della comunità cattolica la quale, nonostante la realtà e il mito storico comunista o comunque laico, è viva. Il vescovo non si è sovrapposto a Reggio, ma si è inoltrato in Reggio, e questo cantiere pare ancora in corso.

Per un uomo e un prete come lui questo aspetto non è marginale. Anzi, è dominante. Perché Camisasca è stato allievo – uno dei più vicini – di don Luigi Giussani, il fondatore di Comunione e Liberazione. Un movimento penetrante e militante nella vicina Lombardia e ritenuto conservativo e dunque critico, ancor più in una regione come la nostra dove l’incontro tra i “contrari” è stato un conflitto per forza di tradizione e ideologia/fede.

Dopo il ritiro per raggiunti limiti di età dell’arcivescovo di Ferrara-Comacchio Luigi Negri e la morte del cardinale Carlo Caffarra, Camiscasca è ritenuto l’ultimo erede della presenza Cl in Emilia Romagna. E comunque dell’area dei conservatori o moderati se si fa riferimento anche al cardinale Giacomo Biffi.

Questo preteso giudizio è smontato dai fatti, cioè dalla linea di Camisasca. Il suo impegno maggiore sta nel sociale (la vita pastorale) e nel suo stile, caratterizzato dalla moderazione, e da prese di posizione decise in risposta all’acuirsi dei problemi, da un invisibile raccordo tra le varie istituzioni della città e del territorio.

Camisasca è un riferimento, anche perché traduce le idee con la concretezza. Basti ricordare gli incontri con scrittori, uomini e donne di cultura, e cantanti in una cattedrale gremita; l’avvio di una nuova evangelizzazione con la consacrazione della città alla Madonna, la storica visita a Casa Cervi, il tentativo di svincolare l’attività anche economica della diocesi dai beni immobiliari, alcune prese di posizione che qualcuno ritiene inaspettate . Le più recenti:

CONTRO LA MAFIA

Alla nostra domanda se la Chiesa fulmina la mafia, il 19 giugno di un anno fa rispose così: «Innanzitutto la mafia esiste. Esiste nelle sue forme diverse. Ci eravamo illusi che fosse un fenomeno del sud, invece esiste in tutto il Paese… Le mafie, e quindi la ’ndrangheta, sono capaci di assumere volti sempre nuovi e sono un gravissimo danno al Paese, perché inquinano la realtà del lavoro, i rapporti fra lavoro e impresa... Sostanzialmente sono associazioni criminali. Quando leggiamo delle lotte fra bande capiamo che lì, in nome del possesso del territorio e del denaro, non si ha alcuna preoccupazione di fronte alla morte dell’altro. Gli chiedemmo se c’è una medicina di fede contro le infiltrazioni mafiose. Risposta: «La mafia attecchisce quando l’uomo ritiene di essere Dio».

SUL CRAC DELLE COOP

Il 12 aprile 2017 Camisasca ha visitato la redazione della Gazzetta e si è espresso sul crac delle cooperative delle costruzioni. Disse: «Innanzi tutto ci sono delle persone che stanno perdendo il lavoro, tante forse. E poi, situazione ancora più grave, ci sono delle famiglie che hanno affidato i loro risparmi, magari raccolti per una vita, e le loro speranze. Non posso sottrarmi alla responsabilità di dire “facciamo tutto il possibile perché queste persone siano aiutate”». Il vescovo ha aggiunto: «Sia chiaro che per quel che affermo non mi lascio tirare per la giacca da nessuno. Dico che non si può gestire un evento cooperativo con i criteri del capitalismo avanzato. Se si vogliono fare soldi, non si devono fare le cooperative. Se si vogliono fare le cooperative, non è questa la strada per fare soldi».

GAYPRIDE E PROCESSIONE

Altra presa di posizione di Camisasca il 16 maggio, in vista del Gaypride che si è svolto il 3 giugno. Il vescovo ha negato cattedrale e sagrato alla contromanifestazione degli ultracattolici. E ha ribadito che il catechismo sostiene che “gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati”, con questa sottolineatura: «Ciò non significa un giudizio sulle persone, ma una doverosa chiarezza riguardo al bene e al male, che è un servizio al cammino del popolo cristiano».

IL SINDACO E LE OFFESE

Infine il vescovo si è espresso anche sulle chiamate in causa del sindaco Luca Vecchi e di sua moglie Maria Sergio da parte di imputati nel processo Aemilia e quindi di avversari politici. Il 12 ottobre scorso ha detto: «Basta immoralità e accuse ingiustificate. Mi sembra che l’opposizione politica e la lotta politica siano una cosa, le offese a una famiglia quando non c’è fondamento sono invece un’altra cosa. Quando si scambiano le due cose mi sembra un segno di poca civiltà: non sto trattando una questione politica, ma sto trattando una questione morale».

Stefano Scansani



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