IMMIGRAZIONE
Migranti, a Reggio 87 casi di minori non accompagnati
REGGIO EMILIA. «Sono appena arrivato in Italia, sono uno straniero e sono un minorenne». È questa la frase che, più spesso di quanto si pensi, si sentono rivolgere i poliziotti che lavorano all’uffici...
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REGGIO EMILIA. «Sono appena arrivato in Italia, sono uno straniero e sono un minorenne». È questa la frase che, più spesso di quanto si pensi, si sentono rivolgere i poliziotti che lavorano all’ufficio immigrazione della questura di Reggio Emilia. Un fenomeno, quello dei migranti minori non accompagnati, che riguarda tutta l’Italia e che è presente in maniera cospicua anche nella nostra città.
Si tratta di ragazzini generalmente fra i 14 e i 17 anni provenienti principalmente dal Pakistan e dal centro Africa. Adolescenti che hanno affrontato un lunghissimo viaggio senza genitori o parenti – perché morti o perché troppo poveri per pagare il costo della tratta per tutti – e sono arrivati nel nostro Paese sfuggendo alle maglie dei controlli doganali. Tanti, invece che spostarsi sui barconi, arrivano seguendo la tratta dei Balcani passando attraverso la Croazia o i confini a nordest. Poi, una volta messo piede in Italia, spesso sono loro stessi che si rivolgono direttamente alle forze dell’ordine, probabilmente imbeccati da chi li ha portati fin qui.
Da inizio 2017 sono una cinquantina i minori stranieri non accompagnati trovati dalla polizia che, dopo i dovuti accertamenti, sono stati affidati alle comunità presenti sul territorio e ai servizi sociali.
Complessivamente, invece, sono 87 i permessi rilasciati ai migranti minorenni per motivi umanitari, perché richiedenti asilo o per affidamento.
A raccontare questo fenomeno è la vice dirigente dell’Ufficio immigrazione della polizia, Alessandra Cicchetti: «Purtroppo è una situazione che si verifica in tutto il Paese. Spesso sono loro stessi a presentarsi da noi in questura, evidentemente sanno che devono fare così ma non sappiamo chi glielo dica o come hanno fatto per arrivare a Reggio».
Leonardo Grilli
Si tratta di ragazzini generalmente fra i 14 e i 17 anni provenienti principalmente dal Pakistan e dal centro Africa. Adolescenti che hanno affrontato un lunghissimo viaggio senza genitori o parenti – perché morti o perché troppo poveri per pagare il costo della tratta per tutti – e sono arrivati nel nostro Paese sfuggendo alle maglie dei controlli doganali. Tanti, invece che spostarsi sui barconi, arrivano seguendo la tratta dei Balcani passando attraverso la Croazia o i confini a nordest. Poi, una volta messo piede in Italia, spesso sono loro stessi che si rivolgono direttamente alle forze dell’ordine, probabilmente imbeccati da chi li ha portati fin qui.
Da inizio 2017 sono una cinquantina i minori stranieri non accompagnati trovati dalla polizia che, dopo i dovuti accertamenti, sono stati affidati alle comunità presenti sul territorio e ai servizi sociali.
Complessivamente, invece, sono 87 i permessi rilasciati ai migranti minorenni per motivi umanitari, perché richiedenti asilo o per affidamento.
A raccontare questo fenomeno è la vice dirigente dell’Ufficio immigrazione della polizia, Alessandra Cicchetti: «Purtroppo è una situazione che si verifica in tutto il Paese. Spesso sono loro stessi a presentarsi da noi in questura, evidentemente sanno che devono fare così ma non sappiamo chi glielo dica o come hanno fatto per arrivare a Reggio».
Leonardo Grilli
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