Il faccendiere Aldo Ferrari torna agli arresti per truffa
Nuovi guai giudiziari per il 71enne parmigiano imputato anche nel maxi processo Sequestrati 20mila euro e una Bentley nell’ambito dell’operazione Re Mida
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REGGIO EMILIA . Il 71enne faccendiere di Parma, Aldo Pietro Ferrari, torna agli arresti. L’uomo infatti era già stato sottoposto ai domiciliari nell’ottobre del 2016 dalla Guardia di finanza nell’ambito dell’operazione “Re Mida”, che aveva sgominato un’associazione a delinquere, capeggiata dallo stesso Ferrari, finalizzata alla truffa a danno di decine di imprenditori italiani ed esteri spesso in crisi.
Originario della Spezia ma residente a Parma, Ferrari è anche imputato nel processo Aemilia. Nell’ambito del maxi processo, si era parlato di lui nell'udienza del 22 giugno 2016, quando il maresciallo Dubrovich, dei carabinieri di Fiorenzuala d'Arda, ha ricostruito l'intricata vicenda del tentativo della cosca di acquisire nella primavera del 2012 i beni del fallimento della Rizzi Costruzioni srl di Verona.
Ieri, su disposizione della procura ducale, gli uomini delle Fiamme Gialle hanno nuovamente arrestato il 71enne che, terminata di scontare una precedente misura restrittiva che lo aveva bloccato per oltre un anno, aveva subito ripreso in grande stile la sua attività illegale. In particolare, come emerso nel 2016, l’organizzazione diretta da Ferrari proponeva agli imprenditori contratti di finanziamento a tassi agevolati erogati da una presunta società neozelandese, in realtà inesistente, che in rete vantava sedi in Nuova Zelanda, Delaware (Usa), Israele, Giappone, Singapore e Grecia. Così i truffatori si erano accaparrati somme per alcuni milioni, richiesti alle vittime della truffa a titolo di spese per l’istruzione delle pratiche dei falsi finanziamenti. La Guarda di finanza, che in questi mesi non ha mai perso di vista Ferrari, ha scoperto che l’uomo ha continuato a contattare gli imprenditori ed a fissare appuntamenti nella sua abitazione di Parma per stipulare nuovi contratti di finanziamento o riproporre quelli già in essere. L’arrestato negli ultimi giorni ha persino esibito alle proprie vittime un decreto falso, con l’intestazione della Procura della repubblica di Parma e la firma di un magistrato, che attestava il dissequestro e la restituzione dei conti correnti (per oltre un milione di euro) e di altri beni, che sono invece ancora sotto sigillo dalla precedente indagine.
Il gip, su richiesta della locale Procura, ha quindi disposto per Ferrari la misura cautelare degli arresti domiciliari, con divieto di comunicare personalmente, o con qualsiasi altro mezzo, con persone diverse dai conviventi.
Nel corso della perquisizione all’interno dell’elegante villa (in affitto) del faccendiere a Parma, eseguita anche con l’ausilio di unità cinofile addestrate per la ricerca di contanti (cash dog), è stata rinvenuta e sottoposta a sequestro valuta per circa 20.000 euro. Nella circostanza, inoltre, i curatori delle società fallite dopo essere cadute nel raggiro e non aver ricevuto i finanziamenti promessi, hanno provveduto a pignorare tutti i beni di valore nella disponibilità di Ferrari, compresa l'auto di lusso che utilizzava: una costosa Bentley.
Originario della Spezia ma residente a Parma, Ferrari è anche imputato nel processo Aemilia. Nell’ambito del maxi processo, si era parlato di lui nell'udienza del 22 giugno 2016, quando il maresciallo Dubrovich, dei carabinieri di Fiorenzuala d'Arda, ha ricostruito l'intricata vicenda del tentativo della cosca di acquisire nella primavera del 2012 i beni del fallimento della Rizzi Costruzioni srl di Verona.
Ieri, su disposizione della procura ducale, gli uomini delle Fiamme Gialle hanno nuovamente arrestato il 71enne che, terminata di scontare una precedente misura restrittiva che lo aveva bloccato per oltre un anno, aveva subito ripreso in grande stile la sua attività illegale. In particolare, come emerso nel 2016, l’organizzazione diretta da Ferrari proponeva agli imprenditori contratti di finanziamento a tassi agevolati erogati da una presunta società neozelandese, in realtà inesistente, che in rete vantava sedi in Nuova Zelanda, Delaware (Usa), Israele, Giappone, Singapore e Grecia. Così i truffatori si erano accaparrati somme per alcuni milioni, richiesti alle vittime della truffa a titolo di spese per l’istruzione delle pratiche dei falsi finanziamenti. La Guarda di finanza, che in questi mesi non ha mai perso di vista Ferrari, ha scoperto che l’uomo ha continuato a contattare gli imprenditori ed a fissare appuntamenti nella sua abitazione di Parma per stipulare nuovi contratti di finanziamento o riproporre quelli già in essere. L’arrestato negli ultimi giorni ha persino esibito alle proprie vittime un decreto falso, con l’intestazione della Procura della repubblica di Parma e la firma di un magistrato, che attestava il dissequestro e la restituzione dei conti correnti (per oltre un milione di euro) e di altri beni, che sono invece ancora sotto sigillo dalla precedente indagine.
Il gip, su richiesta della locale Procura, ha quindi disposto per Ferrari la misura cautelare degli arresti domiciliari, con divieto di comunicare personalmente, o con qualsiasi altro mezzo, con persone diverse dai conviventi.
Nel corso della perquisizione all’interno dell’elegante villa (in affitto) del faccendiere a Parma, eseguita anche con l’ausilio di unità cinofile addestrate per la ricerca di contanti (cash dog), è stata rinvenuta e sottoposta a sequestro valuta per circa 20.000 euro. Nella circostanza, inoltre, i curatori delle società fallite dopo essere cadute nel raggiro e non aver ricevuto i finanziamenti promessi, hanno provveduto a pignorare tutti i beni di valore nella disponibilità di Ferrari, compresa l'auto di lusso che utilizzava: una costosa Bentley.
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