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Molestie in piscina: assolto dalle accuse

Molestie in piscina: assolto dalle accuse

Correggio: arrestato per dei toccamenti, l’imprenditore di 63 anni si era sempre detto innocente

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CORREGGIO. Si è sempre professato innocente e ieri, davanti al gip Giovanni Ghini, è stato assolto dall’accusa di molestie nei confronti di due bambine, che avrebbe toccato nella vasca della piscina di Correggio. Un fatto avvenuto nel 2015 che portò all’arresto in flagranza di un imprenditore di 63 anni, assolto ieri. «Una delle bambine aveva frainteso un toccamento accidentale – commenta Marco Ferraresi, avvocato dell’uomo –. Da questo fatto è partita un’inchiesta che ci aveva portati a richiedere un patteggiamento per evitare strascichi peggiori per il mio assistito e le bimbe in vista di un processo gravoso. Ma la Procura chiedeva due anni di condanna, facendoci propendere quindi per l’abbreviato, che alla fine ci ha dato ragione». Il fatto aveva destato scalpore perché avvenuto in un tranquillo pomeriggio nella vasca della piscina di via Terrachini, a Correggio. L’accusa dell’imprenditore, nato a Modena ma che vive a Correggio, era di quelle infamanti: avrebbe toccato, oltretutto strusciandosi, più volte (ben sette, secondo il racconto della minorenne) nelle parti intime una bimba, una sola volta un'altra bambina. Tutto sarebbe avvenuto nei pressi di una scaletta per la risalita dall’acqua. L’uomo ha avuto poi modo di spiegare che il suo era stato un gesto di aiuto per far risalire la scaletta. Le due bimbe avevano meno di dieci anni e questa specifica età è risultata come aggravante non da poco visto che ha fatto scattare un’indagine per violenza sessuale su minorenni. Il «signore con il costume nero» era stato indicato da una delle bimbe alla sorella facendo scattare subito l'allarme, con i gestori della piscina che – vista la gravità della situazione – avevano chiamato i carabinieri facendo scattare poi le manette. Per fissare le prova in giudizio era stato effettuato l’incidente probatorio sentendo le bimbe. «Il mio cliente si è sempre detto innocente e il giudice alla fine gli ha dato ragione». (e.l.t.)

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