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A Toano in fumo 350 rotoballe indagini per trovare il piromane
TOANO. L’incendio doloso di Ventoso arriva a due settimane da un altro caso simile, avvenuto nel territorio di Toano. Nelle prime ore di domenica 26 novembre un rogo aveva distrutto un magazzino per...
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TOANO. L’incendio doloso di Ventoso arriva a due settimane da un altro caso simile, avvenuto nel territorio di Toano. Nelle prime ore di domenica 26 novembre un rogo aveva distrutto un magazzino per il fieno con oltre 350 rotoballe, alla Costa di Corneto, una piccola borgata praticamente disabitata lungo la strada che da Corneto porta alla Svolta di Cerredolo. Il fienile era un vecchio edificio in sasso utilizzato dalla famiglia Baroni, titolare di un grande allevamento di bovini razza Vacche Rosse a L’Oca di Cavola.
I Baroni sono originari della Costa, lì si trovano ancora delle vecchie case oggi vuote e lì un edificio in sasso era usato come deposito per il fieno raccolto nei campi circostanti. Le similitudini sono tante. Anche in quel caso il fienile non era allacciato alla corrente elettrica, non vi erano cavi né oggetti o mezzi che si sarebbero potuti scaldare. E come in questo caso, si trattava di una notte gelida, di piogge, vento e temperature molto rigide.
Nemmeno all’epoca sono state trovate tracce concrete che potessero confermare l’ipotesi dolosa, ma le altre possibilità erano state scartate perché praticamente impossibili. Anche in quella nottata l’allarme era stato dato da persone che avevano notate le fiamme nel buio notturno ed avevo chiamato i carabinieri ed i vigili del fuoco.
A oggi le indagini sono ancora in corso. A Corneto il bilancio economico si è rivelato ancora più pesante, perché oltre al vecchio edificio le fiamme hanno consumato 350 “balloni” di fieno compresso. Per un’azienda agricola di allevamento come quella dei Baroni il fieno è ovviamente fondamentale come nutrimento per i bovini, nel 2017 per via della siccità la produzione di foraggio in proprio è stata piuttosto scarna e ora il costo del fieno è molto alto. Inoltre, chi produce latte per formaggio deve rispettare numerosi disciplinari anche per quanto riguarda la provenienza del cibo, che deve essere certificato e proveniente dalle stesse zone di produzione. I Baroni avevano una piccola riserva di fieno a fianco dell’allevamento, ma dovranno probabilmente rivolgersi all’esterno per proseguire nella loro attività.
I Baroni sono originari della Costa, lì si trovano ancora delle vecchie case oggi vuote e lì un edificio in sasso era usato come deposito per il fieno raccolto nei campi circostanti. Le similitudini sono tante. Anche in quel caso il fienile non era allacciato alla corrente elettrica, non vi erano cavi né oggetti o mezzi che si sarebbero potuti scaldare. E come in questo caso, si trattava di una notte gelida, di piogge, vento e temperature molto rigide.
Nemmeno all’epoca sono state trovate tracce concrete che potessero confermare l’ipotesi dolosa, ma le altre possibilità erano state scartate perché praticamente impossibili. Anche in quella nottata l’allarme era stato dato da persone che avevano notate le fiamme nel buio notturno ed avevo chiamato i carabinieri ed i vigili del fuoco.
A oggi le indagini sono ancora in corso. A Corneto il bilancio economico si è rivelato ancora più pesante, perché oltre al vecchio edificio le fiamme hanno consumato 350 “balloni” di fieno compresso. Per un’azienda agricola di allevamento come quella dei Baroni il fieno è ovviamente fondamentale come nutrimento per i bovini, nel 2017 per via della siccità la produzione di foraggio in proprio è stata piuttosto scarna e ora il costo del fieno è molto alto. Inoltre, chi produce latte per formaggio deve rispettare numerosi disciplinari anche per quanto riguarda la provenienza del cibo, che deve essere certificato e proveniente dalle stesse zone di produzione. I Baroni avevano una piccola riserva di fieno a fianco dell’allevamento, ma dovranno probabilmente rivolgersi all’esterno per proseguire nella loro attività.
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