Gazzetta di Reggio

Reggio

Antonella ora vuole soffrire

di Tiziano Soresina
Antonella ora vuole soffrire

In ospedale rifiuta le cure, interrotto l’interrogatorio. Il disagio psichico come movente

2 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA. Vuole solo soffrire. Rifiuta gli antidolorifici e l’operazione chirurgica per la profonda ferita al torace infertasi con il coltello da cucina con cui ha barbaramente ucciso il figlio Lorenzo Zeus. Antonella Barbieri è dentro a questa “trincea” e non collabora con i medici che la stanno seguendo nel reparto di anestesia e rianimazione semintensiva post-operatoria dell’ospedale Santa Maria Nuova. La 39enne vuole deliberatamente sopportare dolori lancinanti a tal punto che nella notte fra giovedì e ieri, al pronto soccorso, l’interrogatorio davanti al pm Maria Rita Pantani (titolare dell’inchiesta a Reggio Emilia e che si sta coordinando con il collega Andrea Ranalli di Mantova) è stato quasi subito interrotto. In quelle condizioni la donna è troppo sofferente per poter rispondere alle domande. All’interrogatorio ha presenziato l’avvocato Federica Ghesini, che tutela la donna, ora piantonata dagli agenti di polizia penitenziaria (compito svolto in precedenza dall’Arma). Da quanto filtra a medici ed inquirenti, la 39enne ha comunque fatto capire di essere la responsabile di quanto accaduto e di sapere che i suoi figli sono morti.

Secondo quanto ricostruito da chi indaga, l’orrore è iniziato nella tarda mattinata di giovedì, quando la madre ha soffocato con un cuscino la figlia Kim, di due anni, lasciandola coperta nel letto matrimoniale della casa di famiglia a Suzzara. Poi la donna è salita in auto con l’altro figlio (Lorenzo Zeus ha visto uccidere la sorellina?) andando dritta verso un luogo appartato che probabilmente conosce, in piena golena luzzarese, in località Fogarino, dove intorno alle 14 ha ucciso con una coltellata al cuore il bimbo di 5 anni, per poi cercare di farla finita trafiggendosi il petto.

Alle 15.30 arriva l’allarme alla centrale operativa dei carabinieri: il pastore Alfredo Contarino si è imbattuto nella macchina impantanata nel fango e ha capito tutto. «Quando siamo intervenuti la donna farfugliava, era confusa – dice ai cronisti il comandante provinciale dei carabinieri Antonino Buda – e una volta trovata in auto la tessera sanitaria della piccola Kim abbiamo sperato che almeno lei fosse con i nonni o con il papà. Invece... Sono dispiaciutissimo come uomo e come inquirente».

Sulla causa scatenante di questo allucinante duplice infanticidio gli inquirenti ritengono che abbia avuto un peso decisivo il disagio psichiatrico. Antonella ha affrontato il problema seguendo per un mese apposite terapie concluse ai primi d’ottobre. Sembrava che avesse superato il delicato momento. Tutto inutile: giovedì ha imboccato un macabro tunnel. Oggi si conosceranno i tempi relativi alle autopsie e alla convalida dell’arresto davanti al gip. Se si considererà il reato in continuazione, gli atti finiranno in Procura a Mantova, competente sul primo delitto in ordine di tempo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google