SPAZIO GERRA
Il nuovo libro di Bellelli sulle “Reggiane in guerra”
REGGIO EMILIA. Oggi pomeriggio (ore 17) allo Spazio Gerra (Piazza XXV Aprile) a Reggio Emilia nell'ambito della programmazione della mostra “Officine Reggiane/Archivio storico - Capitolo 2”, verrà...
2 MINUTI DI LETTURA
REGGIO EMILIA. Oggi pomeriggio (ore 17) allo Spazio Gerra (Piazza XXV Aprile) a Reggio Emilia nell'ambito della programmazione della mostra “Officine Reggiane/Archivio storico - Capitolo 2”, verrà presentato il secondo libro di Michele Bellelli dedicato alla storia delle Omi Reggiane, dal titolo “Reggiane in guerra” (Aliberti Editore).
Questa nuova pubblicazione approfondisce alcuni degli argomenti già trattati nel primo volume, focalizzando l'attenzione sugli anni della seconda guerra mondiale e della guerra di Liberazione, svelando nuovi dettagli e storie emersi da uno studio più approfondito dell’archivio aziendale.
Può sembrare ovvio associare le Reggiane alla Resistenza, ma quanti furono effettivamente gli operai-partigiani?
Quanti pagarono il prezzo più alto per opporsi alla dittatura nazifascista?
In opposizione a loro, la Gnr (Guardia Nazionale Repubblicana), Brigate Nere e Pnf (Partito Nazionale Fascista) operarono intensamente per fare delle Reggiane una fabbrica in camicia nera. A tale proposito una famosa visita del duce, nel 1940, dimostra l’importanza non solo economica, ma anche politica che la fabbrica aveva assunto.
Nell'opera di Michele Bellelli si affrontano inoltre i dolorosi capitoli dei bombardamenti e della deportazione degli operai; un’operazione, questa, con molti aspetti inediti, ma non priva purtroppo di un triste epilogo.
Si tratta forse della storia più interessante fra quelle raccontate dall’autore, che ha potuto studiare il corposo fascicolo che le Reggiane avevano preparato nel tentativo di aiutare gli stessi dipendenti a rientrare in Italia prima della fine della guerra.
I numeri di questo fenomeno risultano molto inferiori a quelli che ci si potrebbe aspettare da una fabbrica così specializzata e sotto il totale controllo tedesco, ma la realtà documentale si è rivelata molto diversa, e non per questo meno importante o cruda.
Il comportamento della Direzione emerge in modo chiaro lungo tutto l’arco del conflitto: essere dalla parte giusta per poter sopravvivere e dare un futuro alle Reggiane anche nel dopoguerra.
All'incontro con l'autore, condotto da Stefano Scansani, direttore della Gazzetta di Reggio, parteciperà Massimo Storchi, direttore del Polo archivistico del Comune di Reggio Emilia.
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Questa nuova pubblicazione approfondisce alcuni degli argomenti già trattati nel primo volume, focalizzando l'attenzione sugli anni della seconda guerra mondiale e della guerra di Liberazione, svelando nuovi dettagli e storie emersi da uno studio più approfondito dell’archivio aziendale.
Può sembrare ovvio associare le Reggiane alla Resistenza, ma quanti furono effettivamente gli operai-partigiani?
Quanti pagarono il prezzo più alto per opporsi alla dittatura nazifascista?
In opposizione a loro, la Gnr (Guardia Nazionale Repubblicana), Brigate Nere e Pnf (Partito Nazionale Fascista) operarono intensamente per fare delle Reggiane una fabbrica in camicia nera. A tale proposito una famosa visita del duce, nel 1940, dimostra l’importanza non solo economica, ma anche politica che la fabbrica aveva assunto.
Nell'opera di Michele Bellelli si affrontano inoltre i dolorosi capitoli dei bombardamenti e della deportazione degli operai; un’operazione, questa, con molti aspetti inediti, ma non priva purtroppo di un triste epilogo.
Si tratta forse della storia più interessante fra quelle raccontate dall’autore, che ha potuto studiare il corposo fascicolo che le Reggiane avevano preparato nel tentativo di aiutare gli stessi dipendenti a rientrare in Italia prima della fine della guerra.
I numeri di questo fenomeno risultano molto inferiori a quelli che ci si potrebbe aspettare da una fabbrica così specializzata e sotto il totale controllo tedesco, ma la realtà documentale si è rivelata molto diversa, e non per questo meno importante o cruda.
Il comportamento della Direzione emerge in modo chiaro lungo tutto l’arco del conflitto: essere dalla parte giusta per poter sopravvivere e dare un futuro alle Reggiane anche nel dopoguerra.
All'incontro con l'autore, condotto da Stefano Scansani, direttore della Gazzetta di Reggio, parteciperà Massimo Storchi, direttore del Polo archivistico del Comune di Reggio Emilia.
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
