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Il suocero: era in cura Un raptus inatteso

di Francesco Romani
Il suocero: era in cura Un raptus inatteso

«Stava migliorando. Per noi è stato un fulmine a ciel sereno» Solidarietà dagli amici della coppia: «Erano innamorati. Siamo basiti»

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VIADANA (Mn). Una tragedia improvvisa, che si è abbattuta sulle famiglie coinvolte gettandole nello sconforto. Ma sulla quale iniziano a profilarsi primi spiragli che raccontano elementi inattesi. Le turbe psichiche della mamma, Antonella Barbieri, 39 anni, che ha ucciso i figli Lorenzo, 5 anni e Kim, 2 anni, tentando poi il suicidio. La donna dopo il secondo parto era seguita dal Centro psicosociale e le cure sembravano dare esito promettente. Elementi che da soli non spiegano la tragedia, ma che delineano un quadro diverso.

Le foto dei figli. Ore 10, via Villa Scassa, zona Carrobio a Viadana. Sono passate poche ore dall’arrivo della notizia a casa della famiglia Benatti. Nadia Caleffi, la mamma di Andrea, il marito di Antonella, ha lavorato sino al pomeriggio prima nel suo negozio di parrucchiera. Solo in serata ha saputo della tragedia avvenuta a Suzzara, dove abitano il figlio e la nuora e dove è stato ritrovato senza vita il corpicino della piccola Kim, e a Luzzara, dove in auto sono stati rinvenuti il fratellino Lorenzo morto e la mamma ferita. La casa di Suzzara è sotto sequestro ed Andrea ha dormito dai suoi. Nel piccolo ingresso dell’abitazione sono incollate le foto dei bimbi. Momenti di festa, allegria, visi sorridenti con i nonni, il papà e la mamma.

La forza dei suoceri. Il padre di Andrea, Davide, che con il fratello e i figlio gestisce un’officina a Motteggiana, si fa forza. «Andrea non se la sente di parlare, capirete la sua situazione – dice davanti alla porta della cucina dove è il figlio –. Per noi è stato un fulmine a ciel sereno. Non potevamo mai pensare che potesse succedere una cosa del genere». La voce è appena rotta dall’emozione, ma si capisce lo sforzo che serve per trattenerla. «Antonella era seguita. Era curata. Le cure facevano effetto ed eravamo soddisfatti dei progressi. Mai e poi mai potevamo pensare ad una cosa del genere». La cura alla quale si riferisce è quella del centro psicosociale che si occupa di progetti terapeutici in ambito di cure psicologiche e psichiche.

Andrea impietrito. Lui, Andrea, in cucina è come impietrito. Addosso a lui è rotolato un mare di emozioni e sensazioni enormi. Da giovedì sera, quando l’hanno chiamato i carabinieri sul lavoro dicendo che era successo un incidente, quando ha dovuto entrare in casa e ha scoperto la bimba soffocata e poi il figlio ucciso a coltellate. La famiglia gli sta accanto e sa di avere il conforto di tanti amici.

Nel 2010 inizia a lavorare al Pinky Bar, allora gestito da Doriano Vaccari. «Una ragazza molto bella, ma che non si vantava – spiega –. Ha lavorato da me un anno. Lì ha conosciuto Andrea, che frequentava il mio bar perché avevo prima gestito quello del rugby. Si sono piaciuti subito, erano molto innamorati. Io posso solo parlarne bene. Non so cosa può essere successo, ma non c’è pena peggiore per una mamma che sopravvivere ai suoi figli».

I colleghi del rugby. Andrea, classe 1979 come la moglie Antonella, è stato uno dei punti di forza del Rugby Viadana e poi, dal 2001 al 2005, della Nazionale. Ritiratosi nel 2011 per problemi agli occhi, ha sposato il 21 maggio di quell’anno, a Reggiolo, Antonella in una cerimonia congiunta con la sorella gemella Alessia. Un anno dopo è nato Lorenzo e nel marzo del 2015 la figlia Kim. Dalla fine del 2015 si era trasferito con la famiglia a Suzzara per essere più vicino al lavoro a Motteggiana. «Non voglio fare il pendolare una vita come te» aveva detto al padre. «Conosco sia Andrea che Antonella, ero al loro matrimonio – dice l’ex rugbista Luca Redolfini –. Noi amici ci stiamo organizzando per vedere cosa fare, perché non possiamo vivere questa tragedia senza muoverci. Antonella era una ragazza normale. Forse a volte tradiva un passato che non ha mai voluto rivelare. Loro due avevano trovato un appartamentino a Viadana dove è nato il primo figlio». Presidente della squadra di rugby ai tempi di Benatti era Gianni Fava, oggi assessore regionale: «Lo conosco sin da piccolo. Era sicuramente una persona professionalmente dotata, serio e scrupoloso. Uno dei più promettenti rugbisti viadanesi. Poi si è dedicato alla famiglia. La vicenda mi ha scosso personalmente. Di fronte a queste tragedie deve parlare il silenzio».

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