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Lo psichiatra: le cause? Depressione o psicosi

Lo psichiatra: le cause? Depressione o psicosi

Il professor Calogero: «Non entro nel merito, ma servirà chiarire bene i tempi» Gli infanticidi sono spesso causati da malattie mentali o da disturbi latenti

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CASTIGLIONE DELLE STIVIERE (Mn). È stato membro del direttivo della Società di psichiatria forense ed ha diretto l’ex Opg (Ospedale psichiatrico giudiziario) di Castiglione delle Stiviere. Oggi il dottore Antonino Calogero è considerato un luminare nel campo degli infanticidi e dei delitti commessi dalle madri nei confronti dei figli.

Professor Calogero, cosa può dirci di questa vicenda?

«Non entro chiaramente nel merito dello specifico perché non conosco nel dettaglio la storia, né tantomeno sono a conoscenza degli elementi di indagine. Mi limito ad osservare che il caso di infanticidio, pur se raro, è ricorrente e spesso abbinato ad elementi tipici. Che in questa vicenda si ritrovano, ma solo in parte».

Perché?

«La dinamica dell’uccidere prima un figlio e poi l’altro, ma con modalità diverse, luoghi differenti e soprattutto tempi dilatati desta qualche perplessità. Gli omicidi di più figli di solito avvengono contestualmente o in un tempo molto limitato».

Che cosa può portare una madre a uccidere i figli ai quali ha dato la vita?

«Direi che non ci sono motivazioni, ma cause. Che in genere nascono da diverse componenti, ciascuna delle quali può avere un peso diverso. Per sintetizzare, direi che queste componenti sono tre. Una, più profonda, che risale all’infanzia; una seconda che riguarda i rapporti familiari e sociali; una terza è invece legata a vere e proprie malattie».

Può precisare meglio?

«Nel passaggio da bambino ad adulto possono esserci componenti irrisolte, che riportano alle relazioni nella famiglia d’origine e che si scaricano in genere sui figli. Le vicende familiari da adulto assumono poi un ruolo importantissimo perché il carico familiare e la solitudine possono innescare in tante donne meccanismi di profonda insoddisfazione per la propria ed altrui vita. Tutto questo può avvenire anche a distanza di anni dal parto, quando la madre individua nella prole una delle cause della propria insoddisfazione».

E per quanto riguarda le malattie psichiche vere e proprie?

«Qui entriamo in un campo delicato. Anche in questo caso possiamo parlare di tre grandi famiglie: da un lato i disturbi della personalità, ma mi sembra, pur senza vedere le carte, la spiegazione meno probabile in questo caso. La seconda causa è la depressione: la madre vede tutto “nero” ed è convinta che il futuro sia peggiore del presente. Per questo, sopprimendo i figli, per assurdo ritiene di salvarli, evitando loro un peggioramento. La terza grande causa sono le psicosi, come casi di schizofrenia o deliri. In questo caso si proietta nel figlio l’immagine di qualcosa di negativo. E “il male” viene sconfitto uccidendo la prole stessa».

Spesso si fa riferimento a raptus in queste vicende

«È quello che accennavo all’inizio: un’esplosione di aggressività che non è frenata dall’autocontrollo. Ha una durata limitata e lascia generalmente la persona alterata. Ho letto che la donna sarebbe stata trovata in stato confusionale. Se è così, è coerente ad un raptus».

In ospedale ha anche rifiutato le cure.

«Questo può essere visto come una continuazione del tentato suicidio ed il desiderio di portarlo a termine».

Ora cosa succederà sul piano dell'iter psichiatrico-giudiziario?

«Gli avvocati, ma anche l’accusa, il pubblico ministero, possono chiedere una perizia psichiatrica che ha tre esiti: se è giudicata sana di mente, subirà il processo penale; se totalmente incapace, andrà direttamente in una Rems; nel caso di parziale infermità mentale, vi sarà una riduzione di pena e dopo la Rems andrà in carcere».(fr.r.)

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