Gazzetta di Reggio

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«Non si è mai pensato al turismo provinciale come fonte di reddito»

di Ambra Prati
«Non si è mai pensato al turismo provinciale come fonte di reddito»

L’appello di Danilo Morini, assessore di Quattro Castella «Dodicimila al Bianello, ma a Reggio manca una regia»

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QUATTRO CASTELLA. «Oltre dodicimila presenze in questa stagione al castello del Bianello, dei quali quattromila bambini. Ma Reggio ancora non persegue il turismo come obiettivo». Danilo Morini, assessore alla Promozione del territorio di Quattro Castella nonché storico (è docente di storia delle città a Bologna e ha un dottorato in storia medievale), ha presieduto una riunione con le associazioni (Idea Natura per le visite guidate e Animagici per l’animazione, più altre) dove sono stati resi noti i numeri della stagione 2017 (da marzo ad ottobre) del castello del Bianello.

Quest’ultimo era stato acquistato dal Comune nel 2002, assieme ai quattro colli e a un milione e mezzo di metri quadrati di verde, per 4 milioni e 740mila euro, con un mutuo che finirà nel 2022. Alla luce dei numeri che fotografano «un’ottima stagione di affluenza», Morini coglie l’occasione per intervenire sul dibattito sul turismo, che in questi giorni sta tenendo banco in città.

Bianello ha puntato molto sulle scolaresche. «È sempre difficile farsi conoscere. All’inizio credo che le scuole siano venute soprattutto perché eravamo comodi: mezz’ora di bus. Poi ci hanno scoperto: hanno visto l’enorme giardino, un castello intatto e mobiliato, laboratori e animazioni che veicolano la storia con il gioco. E ha funzionato molto il passaparola». Secondo Morini «bisogna prendere atto che la nostra provincia non ha mai ragionato sul turismo come reale fonte di reddito: bastava la piccola e media industria. Ora il cambio della sensibilità e l’aumento dei turisti che ricercano itinerari differenti consentirebbe di dirottare qui i viaggiatori. Ma un monumento non basta. Il turista ora vuole trovare un’anima nei siti che va a visitare».

Per Morini servono «anzitutto servizi alla persona, il know how dei dirigenti. E serve costruire una narrazione della nostra provincia, che la maggior parte dei reggiani per primi non conoscono. Ad esempio, non esiste ancora una guida della storia del Bianello; ci stiamo lavorando. La storia di Rossena, Rossella, Sarzano, Canossa, Carpineti, poi, sono misconosciute. Per esempio chi sa che Ludovico Ariosto aveva fatto il capitano a Canossa nel 1502-03? E chi sa che il castello di Atlante citato nell’Orlando Furioso è stato modellato sulla Rupe di Canossa, dove l’autore ha abitato per due anni?».

Osserviamo che, finora, i castelli reggiani hanno proceduto in ordine sparso. «Sì, speriamo di fare progetti di area; ad esempio stiamo lavorando sui personaggi femminili legati ai castelli tra Reggio e Parma. Parma – precisa Morini – ha numeri parecchio superiori ai nostri perché ha fatto incoming per anni e ora sta raccogliendo i frutti del lavoro. Noi non abbiamo la Reggia di Colorno e castelli ben conservati, ma abbiamo luoghi suggestivi. Una scommessa seria sul turismo, non di massa – precisa – ma di nicchia ed enogastronomica, sarebbe un’ottima scommessa. È una prospettiva di medio-lungo termine, un obiettivo da perseguire con costanza da pubblico e privato insieme. E qualcuno deve fare la regia, altrimenti si rimane un caso isolato: in primis la Destinazione Turistica».

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