Rogo doloso devasta capanno e trattori
di Adriano Arati
Incendio in un’azienda agricola di Ventoso. Il proprietario: «Né luce, né gas. Impossibile che sia accidentale»
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SCANDIANO. Un incendio doloso nel cuore del bosco, un capanno di legno distrutto con tutto quello che conteneva, trattori e motosega. Non può che essere stato originato da mano umana il rogo appiccato poco prima della mezzanotte fra giovedì e ieri in una zona rurale dopo Ventoso, a lato di via Colombaia, nella proprietà di Giuseppe Cavallini.
Lì si trova il ricovero attrezzi costruito dallo stesso Cavallini, che come secondo lavoro ha una piccola azienda agricola per la coltivazione dell’uva. Si parla di un’area boscosa invisibile dalla strada, lontana parecchi metri dal percorso e chiusa da un cancello, che si può raggiungere solo a piedi scavalcando le recinzioni.
Alle 23.30 di giovedì alcuni abitanti hanno notato le fiammate nel buio del bosco, ormai alte e intense, e hanno dato l’allarme, facendo intervenire diverse squadre dei vigili del fuoco e i carabinieri della tenenza di Scandiano. Le operazioni di spegnimento sono proseguite per alcune ore e sono state concluse al mattino.
Il bilancio è pesante, il capanno prefabbricato in legno è completamente distrutto e così i due trattori che ospitava, un mezzo gommato e uno cingolato. Al conto vanno aggiunti altri attrezzi agricoli, motosega e altri strumenti tutti di buon valore.
Un conto economico è ora impossibile da effettuare con precisione, ma solo i due trattori superavano insieme i 10mila euro. L’incendio è quasi sicuramente doloso, anche per assenza di altre ipotesi. Il ricovero attrezzi non è collegato né a luce né a gas, i trattori erano stati usati per l’ultima volta tre settimane fa e quindi i motori e i contatti erano freddi e non c’erano all’interno neppure taniche di carburante o liquidi infiammabili.
In una notte fredda, di pioggia e di vento, è praticamente impossibile pensare a un contatto o a un caso fortuito. E nemmeno l’idea di una ragazzata è molto credibile: il capanno è davvero isolato, non certo il più semplice dei bersagli occasionali.
«Non riesco a pensare a nessuno che possa avercela con me, non sono nemmeno riuscito a fare qualche nome da indicare per delle verifiche, sono assolutamente sorpreso e davvero non riesco a capire chi possa aver voluto fare una cosa del genere», racconta Cavallini, operaio ceramico che si dedica alla coltivazione di uva per il lambrusco e la spergola unita all’allevamento di un paio di somari.
«I trattori li ho usati per l’ultima volta tre settimane fa, i motori erano freddi, non c’è nessun allacciamento, il posto è isolato, tanti in zona non notano nemmeno l’ingresso, e comunque c’è da scavalcare e arrivare a piedi, è impossibile che sia qualcosa di accidentale», riflette Cavallini. «Però davvero non riesco a immaginare qualcuno che mi voglia fare un danno, né il motivo per cui vorrebbero farmelo. Adesso aspettiamo le indagini, ma io cado davvero dalle nuvole, lì è tutto in regola, il capanno è segnalato in Comune, la questione è stata regolarmente seguita da un geometra, è tutto tranquillo», continua. «Il danno è pesante, i trattori avevano un buon valore, io lavoro in una zona di collina ripida e mi servivano per le coltivazioni».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Lì si trova il ricovero attrezzi costruito dallo stesso Cavallini, che come secondo lavoro ha una piccola azienda agricola per la coltivazione dell’uva. Si parla di un’area boscosa invisibile dalla strada, lontana parecchi metri dal percorso e chiusa da un cancello, che si può raggiungere solo a piedi scavalcando le recinzioni.
Alle 23.30 di giovedì alcuni abitanti hanno notato le fiammate nel buio del bosco, ormai alte e intense, e hanno dato l’allarme, facendo intervenire diverse squadre dei vigili del fuoco e i carabinieri della tenenza di Scandiano. Le operazioni di spegnimento sono proseguite per alcune ore e sono state concluse al mattino.
Il bilancio è pesante, il capanno prefabbricato in legno è completamente distrutto e così i due trattori che ospitava, un mezzo gommato e uno cingolato. Al conto vanno aggiunti altri attrezzi agricoli, motosega e altri strumenti tutti di buon valore.
Un conto economico è ora impossibile da effettuare con precisione, ma solo i due trattori superavano insieme i 10mila euro. L’incendio è quasi sicuramente doloso, anche per assenza di altre ipotesi. Il ricovero attrezzi non è collegato né a luce né a gas, i trattori erano stati usati per l’ultima volta tre settimane fa e quindi i motori e i contatti erano freddi e non c’erano all’interno neppure taniche di carburante o liquidi infiammabili.
In una notte fredda, di pioggia e di vento, è praticamente impossibile pensare a un contatto o a un caso fortuito. E nemmeno l’idea di una ragazzata è molto credibile: il capanno è davvero isolato, non certo il più semplice dei bersagli occasionali.
«Non riesco a pensare a nessuno che possa avercela con me, non sono nemmeno riuscito a fare qualche nome da indicare per delle verifiche, sono assolutamente sorpreso e davvero non riesco a capire chi possa aver voluto fare una cosa del genere», racconta Cavallini, operaio ceramico che si dedica alla coltivazione di uva per il lambrusco e la spergola unita all’allevamento di un paio di somari.
«I trattori li ho usati per l’ultima volta tre settimane fa, i motori erano freddi, non c’è nessun allacciamento, il posto è isolato, tanti in zona non notano nemmeno l’ingresso, e comunque c’è da scavalcare e arrivare a piedi, è impossibile che sia qualcosa di accidentale», riflette Cavallini. «Però davvero non riesco a immaginare qualcuno che mi voglia fare un danno, né il motivo per cui vorrebbero farmelo. Adesso aspettiamo le indagini, ma io cado davvero dalle nuvole, lì è tutto in regola, il capanno è segnalato in Comune, la questione è stata regolarmente seguita da un geometra, è tutto tranquillo», continua. «Il danno è pesante, i trattori avevano un buon valore, io lavoro in una zona di collina ripida e mi servivano per le coltivazioni».
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