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Bini: «Non mi candido al Parlamento»

di Mauro Grasselli
Bini: «Non mi candido al Parlamento»

«Smentisco le voci, intendo ricandidarmi come primo cittadino per cercare di portare avanti il lavoro di questi anni»

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CASTELNOVO MONTI. Circola con una certa insistenza, nei corridoi della politica reggiana, l’ipotesi che alle prossime elezioni politiche Enrico Bini possa essere candidato per il Parlamento. Il sindaco di Castelnovo Monti e presidente dell’Unione dei Comuni dell’Appennino in questi anni è stato un protagonista molto attivo sul palcoscenico reggiano, e non solo. Nel corso degli anni è stato presidente provinciale prima della Cna e poi della Camera di commercio. È stato il primo amministratore ad avanzare segnalazioni e denunce relative al settore trasporti, poi confermate solo parecchio tempo dopo nell’ambito dell’inchiesta Aemilia.

In questi anni di impegno in Appennino, Bini si è speso per cercare di mantenere il punto nascite dell’ospedale Sant’Anna – battaglia conclusa con quella che lui stesso definisce «una sconfitta che mi ha molto addolorato» – e ora per gli investimenti sullo stesso ospedale e sulla strategia nazionale per le Aree interne, che porteranno 30 milioni sul territorio nei prossimi tre anni.

Bini, è vero che si candiderà alle prossime politiche per un posto in Parlamento?

«No, lo smentisco. Anche io ho saputo che è una voce che circola, ma ho già avuto modo di affermare pubblicamente che intendo ricandidarmi come sindaco di Castelnovo Monti, per cercare di portare avanti il lavoro di questi anni. Penso però che sarà molto importante che la montagna possa esprimere un proprio candidato al Parlamento, così come alle elezioni regionali. Sarà fondamentale avere voci che portino avanti in questi ambiti istituzionali le istanze del territorio».

Un’altra voce che circola, collegata a quella della candidatura al Parlamento, ma anche per l’eventuale prossima candidatura a sindaco, è la possibilità che si presenti sostenuto dal Movimento 5 Stelle.

«Anche questa è del tutto infondata. Innanzitutto, non mi è mai stato chiesto; poi, pur da indipendente, mi sento collocato in un’area politica di centrosinistra. E, tra l’altro, in questi anni di amministrazione a Castelnovo Monti, con il locale gruppo del Movimento 5 Stelle i rapporti non sono certo stati idilliaci. E anche al di là dei consiglieri castelnovesi, sono stato ripetutamente criticato, pure con toni duri, da esponenti del Movimento 5 Stelle. Per cui, davvero, non c’è alcun fondamento in questa voce».

Il fatto che circoli, però, denota un rapporto non sempre facile con il maggior partito che sostiene la sua maggioranza, ovvero il Partito democratico. Come valuta l’attuale quadro nazionale del Pd e la situazione anche a livello locale in Appennino?

«A livello nazionale vedo un partito in affanno, che sconta profonde divisioni. Il fatto che all’interno del Partito democratico si possano esprimere opinioni diverse è sicuramente un elemento positivo, che lo differenzia da altri partiti in cui non è possibile farlo. Però poi bisognerebbe trovare la capacità di fare sintesi e mediare sulle diverse posizioni, senza arrivare a rotture. Invece così non è stato, e aver creato una forte spaccatura, secondo me, è stato un errore che ha denotato una certa supponenza e, mi permetto di dirlo, anche arroganza. Riconosco però che il governo in questi anni ha realizzato anche provvedimenti importanti e positivi».

E a livello locale?

«Il Pd è un interlocutore importante. Non c’è sempre perfetta identità di vedute, ma credo che anche questo sia, alla fine, un elemento di confronto che può aiutare nell’azione amministrativa. Devo dire che a volte, per Castelnovo, non è stato semplice trovare nel locale circolo l’interlocutore con cui dialogare. Ma ora il circolo si sta ricostruendo e auspico che il dialogo possa essere più costante».

Il punto nascite dell’ospedale Sant’Anna intanto è stato chiuso.

«Per quello che è stato il tema della chiusura del punto nascite, che continuo a reputare un grave errore, non ritengo responsabile il Pd locale. Onestamente abbiamo provato ogni strada praticabile per cercare di mantenerlo aperto, quanto i vertici regionali, e credo che dal punto di vista del consenso elettorale la decisione di chiuderlo avrà un peso».

Tornando al quadro politico nazionale, forse anche a seguito delle vicissitudini non sempre tranquille con il Pd, lei ha avuto modo di esprimere, in più occasioni, la sua stima per Pietro Grasso. Come giudica la nuova formazione Liberi e Uguali, e ciò che in generale si sta muovendo a sinistra del Pd?

«Pietro Grasso è una persona che conosco personalmente e che stimo. Ho avuto modo di conoscerlo nell’ambito delle attività della Fondazione Caponnetto, e seguo con interesse la sua attività. Come punti principali della sua campagna alla guida della nuova formazione politica, ha posto la legalità e la sanità, due temi che anche per me sono prioritari e su cui c’è molto ancora da lavorare».

Come valuta i temi della legalità e della sanità se pensa a Reggio Emilia?

«A Reggio Emilia percepisco una voglia diffusa di superare prima possibile l’inchiesta e il processo Aemilia, mentre si dovrebbe andare a fondo e illuminare tutte le zone d’ombra per poter ripartire su basi nuove e cristalline. Sulla sanità, è necessario superare l’idea di una ristrutturazione solo su basi economiche e numeriche: bisogna rivedere questo approccio. Noi porteremo avanti questa richiesta sia nell’ambito della Strategia Aree Interne, visto che è un tema che condividiamo con le altre zone di tutta Italia inserite nel progetto, ma chiederemo anche di farsene carico anche ai candidati alle prossime politiche, siglando una sorta di patto territoriale. Tornando a Liberi e Uguali, vedo che sono già saliti su questo carro cercando una nuova ribalta personaggi anche discutibili, anche a livello reggiano; personaggi che, invece, dovrebbero essere messi da parte, se si vuole dar credibilità al suo sviluppo. Comunque, personalmente auspico che si riesca a costruire una coalizione di centrosinistra ampia, per quanto possibile, perché l’alternativa è dare il paese in mano alle destre, e ci troviamo in un momento storico in cui questo, secondo me, sarebbe pericoloso».

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