La Monica torna in Appello per la terza volta in 9 anni
La Cassazione annulla la condanna a 7 anni e 3 mesi e segna un altro dietro-front, rinviando ancora alla Corte di Bologna
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REGGIO EMILIA. La Cassazione segna un altro dietro-front sul caso di Pino La Monica. Gli ermellini hanno infatti annullato la condanna d’appello a 7 anni e 3 mesi per violenza su minori inflitta all’educatore-attore reggiano, rinviando sempre alla Corte d’appello di Bologna il caso per ricalcolare la pena.
«È il terzo passaggio in appello per questo caso - racconta con soddisfazione l’avvocato monzese Antonella Crippa, difensore di La Monica - un record per me, che segna anche un principio solido di giustizia da parte della Cassazione che fa sue alcune circostanze attenuanti in un processo che dura da anni ormai».
Sono passati infatti quasi nove anni dall’arresto-shock di La Monica e, anche se la sentenza di condanna era stata pronunciata da tempo – l’11 maggio 2016 – il procedimento non si è ancora concluso. A inizio anno la Corte d’appello di Bologna, chiamata dalla Cassazione a ricalcolare la pena considerante delle attenuanti, aveva emesso una nuova sentenza: Pino La Monica era stato condannato a sette anni e tre mesi di reclusione, contro i nove anni e nove mesi che gli erano stati inflitti dopo il processo di primo grado (l’11 giugno 2010) e gli otto anni e tre mesi comminati dalla corte al processo d’appello, il 28 novembre 2014.
Già la seconda sentenza della Corte d’appello di Bologna aveva limato di un anno la pena complessiva nei confronti di La Monica - condannato per abusi su nove minorenni partecipanti ai suoi corsi di teatro e detenzione di 399 immagini pedopornografiche nei suoi tre computer - finita ancora una volta in Cassazione.
L’educatore aveva deciso infatti di presentare un nuovo ricorso, per posticipare ulteriormente il suo ingresso in carcere per scontare la condanna. In aula erano assenti le parti civili (rappresentate dall’avvocato Marco Scarpati nel corso del processo). Il pm durante una precedente udienza aveva letto una lettera per spiegarne i motivi dell’assenza: dopo tanti anni, e tante udienze e spese sostenute per avere giustizia, non hanno certo voluto mollare la presa, ma per loro è diventato insostenibile dal punto di vista economico proseguire una battaglia legale che dura da troppo tempo.
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