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«Non ho ucciso mio figlio, ho ucciso Satana»

Nel 1990 il precedente omicidio a Suzzara. Una guardia giurata sparò sei colpi di pistola contro il figlio

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SUZZARA (Mn).. Nella storia di Suzzara c’è un precedente che ricorda il caso attuale, anche se solo in parte: quella relativa all’uccisione di un ragazzino. Un precedente che risale all’aprile 1990 e che, in quel caso, suscitò ulteriore sgomento quando emersero legami con messe sataniche e riti occulti in onore dell'Anticristo (legami invece assenti nel duplice infanticidio di giovedì scorso a Suzzara e Luzzara).

All’epoca il piccolo Luca fu ucciso dal padre nel centro di Suzzara, con sei colpi di pistola. «Non ho ucciso mio figlio, ho ucciso il diavolo», continuava a ripetere ossessivamente davanti al magistrato Giuseppe Petronelli, all’epoca 36enne, guardia giurata. Una cantilena delirante, una fissazione dalla quale l'uomo non sembrava scuotersi. Quando i carabinieri l'avevano fermato, aveva ancora al collo il grosso crocifisso strappato nella canonica della Sacra Famiglia, dove aveva cercato rifugio. E quando si era presentato davanti al sostituto procuratore Marco Martani per essere interrogato, portava addosso anche una lunga catena con appeso un medaglione rituale. Giuseppe Petronelli nascondeva una doppia vita. Un uomo talmente convinto della sua missione da compiere il suo estremo esorcismo, da chiedere subito dopo la cattura l'assistenza di un sacerdote, don Egidio Azzi.

«Non l'ho ammazzato. Ho solo ammazzato il diavolo che era in lui. Luca adesso è in paradiso», aveva continuato a ripetere l'omicida.

Quel medaglione che indossava, e i libri di argomento religioso trovati nella sua casa, avevano indicato al magistrato la strada da seguire per cercare un perché, una spiegazione del raptus, della follia demoniaca che si è impadronita dell'uomo, per il quale era stata disposta la perizia psichiatrica.

All’epoca a Suzzara non si parlava d'altro nei bar e nelle vie. La cittadina della Bassa mantovana era sgomenta per un omicidio avvenuto sotto gli occhi impotenti di passanti e bambini appena usciti da scuola. La gente cercava risposte nel passato e nei rapporti della guardia giurata, che in un pomeriggio qualunque si è trasformata in assassino. E a poco a poco si erano fatte sempre più insistenti le voci che parlavano di strane cerimonie legate al mondo tenebroso dei riti satanici e delle messe nere; un mondo nel quale sembrava aver preso le mosse il terrificante delitto.

L'ossessione religiosa e il fanatismo della guardia giurata erano arrivati a un punto di non ritorno. Dietro la tranquillità esteriore, dietro l'immagine di persona stimata e disponibile, Petronelli nascondeva una doppia vita. Da giorni l'uomo riteneva di essere giunto ormai all'ultima sfida con il demonio, ad un atto di purificazione che coinvolgeva direttamente la sua famiglia e la sua casa. Una sfida che lo ha portato a uccidere il figlio, atto finale di una allucinante storia di fanatismo e follia.

«Dio non mi difende. Il male si annida in ogni angolo di questa casa. Ho di fronte il demonio», aveva confessato poche ore prima della feroce esecuzione del figlio a don Beniamino Menini, parroco della Sacra Famiglia, invitato a benedire l'abitazione per cacciare il maligno.

Il ritratto che emerse dalle chiacchiere di paese contrastava però con quello di un feroce assassino. Ventiquattro ore dopo la “purificazione” consumata nel sangue, chi lo conosceva parlava di lui come di una persona normale, tutto lavoro e famiglia.

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