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Orari e divieti, chi sgarra è fuori

Orari e divieti, chi sgarra è fuori

La mediazione del Comune d’intesa con la Dimora d’Abramo

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SAN MARTINO IN RIO. A sfatare i luoghi comuni sui migranti sono le regole ferree che scandiscono l’accoglienza: se ne sono resi conto gli amministratori locali di San Martino, nei mesi («intensi ma proficui, soprattutto dal punto di vista umano», dice l’assessore Rosamaria D’Urzo) in cui sono stati chiamati a partecipare alla gestione dell’emergenza nel quadro del Centro di accoglienza straordinaria della prefettura di Reggio Emilia.

Il ruolo del Comune, il più delle volte, è quello di mediatore, ma è comunque parte integrante dell’équipe di lavoro impegnata nell’accoglienza.

A San Martino è stato fondamentale nella ricerca delle soluzioni abitative e nel rapporto con le associazioni, come l’Auser, che fanno da tutor ai profughi nelle varie attività. Anche per queste ci sono tempi tecnici da rispettare: fino a quando infatti non hanno il permesso di soggiorno gli immigrati non possono essere assicurati e quindi svolgere alcun tipo di attività.

Per le abitazioni, invece, sono previste, per esempio, precise metrature e gli impianti a norma. È l’ente gestore (in questo caso la Dimora d’Abramo) a sottoscrivere il contratto d’affitto e a mettere a disposizione gli operai per gli interventi di adeguamento e persino la mobilia, se manca.

Gli ospiti a loro volta devono rispettare diverse regole: tra queste gli orari di rientro e il divieto di ricevere visite, oltre alla pulizia e all’igiene. L’operatrice della Dimora poi svolge regolari controlli e verifica anche la qualità delle relazioni con gli altri residenti. Dal punto di vista sanitario tutti i migranti di San Martino hanno eseguito gli screening tramite il Centro salute famiglia straniera dell’Ausl di Reggio e gli operatori specializzati della Dimora. Altri operatori legali della cooperativa si occupano delle pratiche per i permessi di soggiorno. I corsi di lingua italiana, sulle regole della convivenza e quelli di formazione, sono organizzati in vari step dallo stesso ente gestore. Seguire questi corsi e la tenuta costante di un comportamento corretto, sono per i profughi necessari a dimostrare la loro volontà di inserimento. Da questo dipende la permanenza nel programma biennale di accoglienza e il futuro ottenimento dei permessi di soggiorno di lungo periodo. Lo sgarro può costare molto caro, fino al rimpatrio, come accaduto di recente a Reggiolo. (m.f.)

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