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«Profughi, le regole rigide funzionano»

di Miriam Figliuolo
«Profughi, le regole rigide funzionano»

Da 26 sono scesi a 9 e fanno i volontari. L’Auser fa da tutor a 5 di loro. L’assessore: «I nostri ragazzi si comportano bene»

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SAN MARTINO IN RIO. Sono scesi a nove i profughi ospitati a San Martino in Rio. «Stanno frequentando corsi di italiano e svolgono attività socialmente utili con l’Auser, i cui volontari locali fanno loro da tutor. Nessun problema con loro finora. L’accattonaggio? Non li riguarda. Ci sono fin troppi falsi stereotipi da sfatare. I profughi sono sottoposti a regole rigidissime che rispettano e vogliono contraccambiare l’ospitalità rendendosi utili a questa comunità». Così l’assessore Rosamaria D’Urzo (area Pd, con una precedente esperienza come consigliera comunale) che si occupa dei Servizi alla Persona, Sanità (è medico e ha una lunga esperienza di pronto soccorso), Associazionismo e Pari Opportunità.

A fine maggio nella piccola comunità della bassa (8.121 gli abitanti) con l’arrivo dei 26 immigrati e dei container in cui 20 di loro hanno poi trascorso diversi mesi, era salita la polemica e la tensione politica; in consiglio comunale siedono 13 consiglieri, di cui 9 della lista civica di maggioranza Uniti per San Martino in Rio, vicina al Pd, 3 di Alleanza Civica, 1 di Progetto San Martino in Rio e le opposizioni sono sempre molto attive.

Sono trascorsi ormai sei mesi da allora. I container sono stati smontati. Ma che fine hanno fatto quei migranti?

«La maggior parte sono stati trasferiti fuori dal paese. Qui ne sono rimasti nove, 7 nigeriani e due ghanesi. Da quando sono arrivati, a maggio, non abbiamo mai smesso di cercare per loro una sistemazione alternativa ai moduli abitativi e sempre mettendoci la faccia, sia io che il sindaco Paolo Fuccio. C’è anche da dire che il movimento mediatico creato dai container ha suscitato nelle persone disponibilità. Una signora ha messo a disposizione un appartamento e un altro è stato offerto più o meno nello stesso periodo. Qui sono stati collocati i nove profughi: 5 in un appartamento e 4 in un altro».

Gli altri ragazzi?

«I sei alloggiati nel Bad & Breakfast sono stati trasferiti. Gli altri 11 profughi sono rimasti per qualche tempo nei container ma poi la prefettura e gli enti gestori hanno trovato per loro altre sistemazioni fuori dal paese».

Cosa fanno i profughi rimasti qui?

«Tutti hanno avuto un permesso di soggiorno come richiedenti asilo. Cinque di loro da settembre, per due pomeriggi a settimana, sono stati impegnati in lavori di pubblica utilità, seguiti da tutor Auser, in base a un accordo a livello provinciale tra l’associazione e la prefettura. È uno sforzo enorme per i volontari dell’associazione locale, con i quali abbiamo vissuto momenti anche molto commoventi. Siamo loro molto grati per la possibilità che stanno dando ai ragazzi: sono Giancarlo Massari (presidente dell’associazione), Romano Reguzzoni, un pensionato falegname che li ha seguiti nella sistemazione delle panchine del paese, Fabio Gasparini e Luigi Farioli. Un profugo si sta ancora occupando della manutenzione del verde e pulizia dei cimiteri di Gazzata e Stiolo. Presto partirà la raccolta foglie e pulizie dei canali».

E il resto della loro giornata?

«Tutti e nove fanno un corso di italiano gestito dalla Dimora d’Abramo che paga al Comune l’affitto per la sala dove si tengono le lezioni tutte le mattine, per gruppi a seconda della scolarità. Poi fanno la spesa con i buoni che gli vengono forniti e che servono né più né meno per il loro sostentamento, e pranzano a casa: una conquista per loro. Quindi possono gestire liberamente il loro tempo libero».

È mai emerso qualche problema con loro in paese?

«Nessuna finora. Questo è un paese molto piccolo, abbiamo un contatto capillare con la gente. Se ci fossero problemi ci verrebbero subito segnalati. Ma i nostri richiedenti asilo si stanno comportando in modo molto corretto».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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