Reggio Emilia, i migranti sfilano legati: «Non siamo in vendita»
Un centinaio di manifestanti ha partecipato al corteo organizzato per condannare gli accordi del Governo con la Libia
REGGIO EMILIA. Al grido di «noi non siamo in vendita», accompagnati dal suono di fischietti e musica, un centinaio di persone ha sfilato da piazzale Marconi fino a piazza Martiri del 7 Luglio. Si tratta dei manifestanti che, in occasione della Giornata mondiale dei diritti umani, hanno partecipato all’iniziativa organizzata ieri pomeriggio dal gruppo reggiano di “Arte migrante”, impegnato in via Turri per favorire l’integrazione fra culture e conoscere l’esperienza dei richiedenti asilo.
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Ieri alle 16, davanti alla stazione storica, non c’erano però solo stranieri. Famiglie, studenti e studentesse, bambini, uomini e donne del volontariato e dell’associazionismo.
Tutti uniti per denunciare «gli orrendi trattamenti che sono costretti a subire i profughi in territorio libico. Violenza fisica e psicologica, la detenzione e la schiavitù, gli abusi sono all’ordine del giorno».
Tutto questo, spiegano i manifestanti prima di iniziare il corteo diretto verso il centro storico, «è la conseguenza delle politiche e degli accordi firmati in questi anni fra Italia e Libia. Bloccare le partenze significa consegnare i migranti a un destino di schiavitù nelle prigioni libiche che colpisce in maniera più brutale le donne».
Persone che, concludono gli organizzatori, «sono trattate come merce di scambio». Ecco quindi la ragione delle mani legate con le corde e dell’urlo, ripetuto come un mantra, «non siamo in vendita».
Leonardo Grilli
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