«Sono sceso dal letto e c’era acqua ovunque»
Al centro Kaleidos di Poviglio circa 130 persone con una storia in comune «Abbiamo sentito un rumore, pensavamo alla pioggia e invece era il fiume»
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POVIGLIO. Hanno iniziato ad arrivare alla spicciolata. Sono di tutte le età – qualcuno di loro ha portato anche il cane – e hanno tutti in comune la stessa storia: un drammatico risveglio bagnato dall’acqua che ha invaso le loro case e che li ha costretti ad abbandonarle.
Sono stati accolti da un’efficiente “macchina” al centro del volontariato Kaleidos di Poviglio, dove volontari di Protezione civile, Croce Azzurra, del circolo stesso e i vari impiegati – insieme alla giunta – si sono adoperati per far trovare loro un posto caldo e accogliente. Grande è stato lo sforzo anche a livello burocratico, per cercare di censire tutte le persone provenienti dalla frazione brescellese: un’operazione fondamentale per cercare di capire se e quanti, ancora, dovevano essere sfollati.
A ieri sera intorno alle 21, erano 132 le persone che sono state ospitate nel centro povigliese, con 64 di queste che vi hanno trascorso la notte sulle brandine allestite al piano superiore. Gli ospiti hanno potuto sfamarsi nell’ampio salone al piano terra, e nel corso della giornata hanno cercato, inutilmente, di distogliere la mente dai brutti pensieri. Per qualche giorno, fino a quando la normalità non sarà ripristinata, potranno rimanere ospiti del Kaleidos.
«Ci siamo trovati con 70-80 centimetri d’acqua in casa – spiegano i componenti della famiglia Vetri-Ferroni che vivono in via Della Cisa mentre si stanno rifocillando – e dalle 7 alle 13.30 siamo rimasti bloccati all’interno. Solo in tarda mattinata siamo riusciti a uscirne, grazie all’arrivo dei gommoni che ci hanno portato in salvo. Ora siamo venuti qui al Kaleidos per registrarci, poi andremo a trovare rifugio da alcuni parenti a Parma».
Tra i cittadini arrivati a Poviglio, anche diversi stranieri, quasi tutti giovani. Tra questi il senegalese Bamba Mbengue, che abita in centro a Lentigione insieme al fratello e a un amico. «Sentivamo l’acqua – spiega il ragazzo – e pensavamo piovesse. Quindi ci siamo detti di fare in fretta per evitare di arrivare tardi al lavoro. Ma quando abbiamo guardato fuori dalla finestra non ci sembrava vero: c’era il fiume che aveva occupato la strada e abbiamo capito che non saremmo andati a lavorare. Tra l’altro la mia auto è stata completamente sommersa. Per fortuna che le nostre mogli e i nostri figli, come ogni inverno, sono in Senegal».
Anche Edmondo Spaggiari ha raccontato la sua disavventura. «Mi trovavo al piano terra – racconta – e sentivo un rumore strano, che subito ho associato alla lavastoviglie. Sono sceso dal letto e appena ho appoggiato a terra i piedi ho sentito l’acqua. A quel punto ho svegliato tutta la famiglia e ci siamo messi in moto, tra l’altro la nostra casa è perfettamente in linea con il punto dell’argine in cui è avvenuta la rottura. Quello che mi ha impressionato è stata la forza della corrente: una potenza pazzesca. In uno dei tanti sforzi mi sono persino strappato il polpaccio. Siamo poi riusciti a lasciare la casa grazie a un elicottero, attaccandoci al verricello io, mia moglie, le mie due figlie e i miei genitori». «Abbiamo perso tutto, è tutto da buttare – aggiunge la signora Teresina, che abita dal lato opposto di via Imperiale rispetto al punto in cui l’argine ha rotto – comprese le due macchine che sono finite sott’acqua. Mio marito si è svegliato e ha appoggiato il piede nell’acqua, abbiamo capito subito cosa stava succedendo, non ci volevamo credere». (a.v.)
Sono stati accolti da un’efficiente “macchina” al centro del volontariato Kaleidos di Poviglio, dove volontari di Protezione civile, Croce Azzurra, del circolo stesso e i vari impiegati – insieme alla giunta – si sono adoperati per far trovare loro un posto caldo e accogliente. Grande è stato lo sforzo anche a livello burocratico, per cercare di censire tutte le persone provenienti dalla frazione brescellese: un’operazione fondamentale per cercare di capire se e quanti, ancora, dovevano essere sfollati.
A ieri sera intorno alle 21, erano 132 le persone che sono state ospitate nel centro povigliese, con 64 di queste che vi hanno trascorso la notte sulle brandine allestite al piano superiore. Gli ospiti hanno potuto sfamarsi nell’ampio salone al piano terra, e nel corso della giornata hanno cercato, inutilmente, di distogliere la mente dai brutti pensieri. Per qualche giorno, fino a quando la normalità non sarà ripristinata, potranno rimanere ospiti del Kaleidos.
«Ci siamo trovati con 70-80 centimetri d’acqua in casa – spiegano i componenti della famiglia Vetri-Ferroni che vivono in via Della Cisa mentre si stanno rifocillando – e dalle 7 alle 13.30 siamo rimasti bloccati all’interno. Solo in tarda mattinata siamo riusciti a uscirne, grazie all’arrivo dei gommoni che ci hanno portato in salvo. Ora siamo venuti qui al Kaleidos per registrarci, poi andremo a trovare rifugio da alcuni parenti a Parma».
Tra i cittadini arrivati a Poviglio, anche diversi stranieri, quasi tutti giovani. Tra questi il senegalese Bamba Mbengue, che abita in centro a Lentigione insieme al fratello e a un amico. «Sentivamo l’acqua – spiega il ragazzo – e pensavamo piovesse. Quindi ci siamo detti di fare in fretta per evitare di arrivare tardi al lavoro. Ma quando abbiamo guardato fuori dalla finestra non ci sembrava vero: c’era il fiume che aveva occupato la strada e abbiamo capito che non saremmo andati a lavorare. Tra l’altro la mia auto è stata completamente sommersa. Per fortuna che le nostre mogli e i nostri figli, come ogni inverno, sono in Senegal».
Anche Edmondo Spaggiari ha raccontato la sua disavventura. «Mi trovavo al piano terra – racconta – e sentivo un rumore strano, che subito ho associato alla lavastoviglie. Sono sceso dal letto e appena ho appoggiato a terra i piedi ho sentito l’acqua. A quel punto ho svegliato tutta la famiglia e ci siamo messi in moto, tra l’altro la nostra casa è perfettamente in linea con il punto dell’argine in cui è avvenuta la rottura. Quello che mi ha impressionato è stata la forza della corrente: una potenza pazzesca. In uno dei tanti sforzi mi sono persino strappato il polpaccio. Siamo poi riusciti a lasciare la casa grazie a un elicottero, attaccandoci al verricello io, mia moglie, le mie due figlie e i miei genitori». «Abbiamo perso tutto, è tutto da buttare – aggiunge la signora Teresina, che abita dal lato opposto di via Imperiale rispetto al punto in cui l’argine ha rotto – comprese le due macchine che sono finite sott’acqua. Mio marito si è svegliato e ha appoggiato il piede nell’acqua, abbiamo capito subito cosa stava succedendo, non ci volevamo credere». (a.v.)
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