La rabbia degli alluvionati: «Servono più badili e meno riunioni»
Brescello: a Lentigione tra i detriti, l'albero di Natale abbattuto e tante recriminazioni
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BRESCELLO. Un campo di battaglia. Uno scenario post bellico. Così si presentavano ieri la piazza e le quattro strade che si diramano dal centro di Lentigione, il cuore della zona rossa, dove ieri il peggio era passato e si è cominciato a rimboccarsi le maniche. Tra cumuli di fango e detriti, l’albero di Natale abbattuto, un tavolino e una tazza solitaria deposte in piazza, un giovane che passava in bici trainando un carretto di legno. E tanta, tanta rabbia.
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In un angolo di piazza Martiri della Libertà qualcuno ha allestito un ballone di fieno con sopra pale e forconi. Ma a spalare, in via Imperiale, è un uomo solo, che preferisce restare anonimo. «Non ho voglia di parlare, sono troppo arrabbiato – afferma –. Qui siamo allo sbando. Una domanda: perché nell’alluvione del 1972 erano passati ad avvisare con il megafono e nel 2017 niente?». Un passante si ferma («chi se l’aspettava, un disastro del genere»), ben presto si forma un capannello di gente.
«È da lì, da via Imperiale, che è arrivato il fiume, passato proprio dalla piazza – racconta Cassandra Loghin –. Nessuno ci ha avvisato, eravamo a cena quando abbiamo visto arrivare il fiume. Siamo stati noi residenti a fare il giro suonando i campanelli dei vicini. E fino alle 9 del giorno successivo siamo rimasti soli». Un altro residente, Simone Sofo, è inferocito: «Siamo chiusi nella zona rossa: si può uscire, ma non si può entrare. Ieri dei miei amici si sono offerti di venirci ad aiutare a pulire, ma non li hanno fatti passare. Stamattina ho chiamato la Protezione civile: siamo in una ventina qui in piazza, cosa dobbiamo fare? Venite a darci una mano? La risposta è stata: siamo in breefing. Tra tre ore sarà buio e addio, se ne riparla domani. Per me servono meno briefing e più badili».
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«Avevo appena comprato casa e auto in via Imperiale: l’auto ha percorso qualche metro, è da buttare», racconta sconsolato Francesco Chierchia. Imbocchiamo via della Chiesa, la strada che dalla piazza porta verso l’Immergas e il Coc: una delle vie più colpite, perché il fiume ha avuto questa valvola di sfogo. Qui sono tutti in cortile, armati di stivaloni e pale, per fare la conta dei danni. «Se ci avessero avvisato prima, questo non sarebbe successo», dichiara Giancarlo Borrini, 72 anni, residente al civico 26 di via della Chiesa, mentre mostra sconsolato il pianterreno con l’armadio caduto, i mobili fradici, lo strato di fango sul pavimento.
Più avanti, al civico 49, la forza della corrente ha abbattuto un muretto di mattoni. «L’acqua si è incanalata in questo punto e ha spinto finché il muretto non ha ceduto – spiega Andrea Benassi –. Abbiamo cinque auto e quattro moto da buttare: erano in strada, si sono abbassati i finestrini e sono andate in corto circuito».
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«Quello che avevamo al pianterreno (congelatori, ascensore, libri, mobili) è da portare in discarica. Ora pian piano ripartiremo», gli fa eco sconsolata la mamma, Raffaella Ferraroni, di professione medico di famiglia, che in quanto tale ha un’altra preoccupazione: «Non posso andare dai miei pazienti, Zatti mi ha promesso che mi presterà un’auto, ma per ora ho potuto solo telefonare».
Anche la dottoressa formula un giudizio poco lusinghiero sui soccorsi. «Martedì ci hanno chiesto più volte se volevamo andare via. I pompieri e i carabinieri sono stati impeccabili: è mancato tutto il resto».
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Di fronte, al civico 30, abita il veterinario Leonardo Rolli, l’unico che è riuscito a salvare la vettura. «Mi ha chiamato alle 6 un ragazzo della Protezione civile, alle 6.05 mi sono messo al volante e sono andato a Boretto. Poi però non sono più riuscito a rientrare, le mie tre figlie le hanno soccorse i pompieri». Una prontezza, prosegue Rolli, derivante dall’esperienza.
«Prima vivevo a Oppi di Coenzo, nella golena parmense, e questa è la terza piena che mi capita. Sulla sponda parmense questo caos non sarebbe accaduto, sono più attrezzati e allertati». L’ultimo appunto di Rolli: «La mia vicina è un medico. Perché lei non può muoversi? I medici sono figure importanti e a mio avviso servono più di questa quantità di mezzi che fanno avanti e indietro».
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