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False fatture, il gup torna sull’inchiesta

False fatture, il gup torna sull’inchiesta

Il giudice vuole alcuni chiarimenti dal finanziere che indagò Slitta a febbraio la decisione su Casoli (Unieco) e 42 artigiani

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REGGIO EMILIA. Ieri era attesa la decisione del gup Angela Baraldi, invece – a sorpresa – il magistrato giudicante ha rilevato la necessità di sentire il luogotenente Francesco Catalano della Finanza di Reggio per avere alcuni chiarimenti sulle indagini che il finanziere ha seguito in prima persona.

Un colpo di scena non indifferente nel maxi processo sulle fatture fasulle che vede sotto accusa ben 43 imputati, fra cui l’ex storico presidente di Unieco cioè il 64enne Mauro Casoli. Valutati gli atti processuali, il gup Baraldi ha quindi voluto un’udienza ad hoc (il prossimo 5 febbraio) per comprendere meglio determinati aspetti dell’inchiesta.

Quindi restano “congelati” i passaggi giudiziari fin qui affrontati nell’udienza preliminare. Sei imputati rischiano il rinvio a giudizio visto che nella scorsa “tappa” processuale il pm Giacomo Forte ha chiesto al giudice una sentenza di non luogo a procedere per 37 imputati su 43 per avvenuta prescrizione. Solo a febbraio anche la decisione del gup sulla 66enne Maurizia Bellezza: l’avvocato Gianni Franzoni – difensore dell’imputata – ha depositato la richiesta di patteggiamento a un anno e nove mesi e 10 giorni per riciclaggio (il minimo della pena considerate le attenuanti e lo sconto per il rito alternativo). Resta in piedi la posizione dell’imputato più noto, Mauro Casoli, ex storico presidente di Unieco. «Al mio assistito – ha detto da tempo alla Gazzetta l’avvocato Roberto Bassi – sono ora contestate soltanto tre fatture per un valore di 9mila euro ed eravamo partiti da 20 milioni di fatture» e il difensore, insieme ai colleghi Laura Soda e Alberto Accordi, ha chiesto già nella scorsa udienza il non luogo a procedere. «Le fatture contestate, relative al bilancio 2010 da ben 463 milioni, sono relative a lavori effettivamente eseguiti come dimostriamo».

Secondo l’accusa Unieco per pagare meno tasse a fine anno sarebbe ricorsa all’utilizzo di fatture false emesse da artigiani per lavori fissati sulla carta ma inesistenti nella realtà. La Guardia di finanza aveva contestato decine di fatture emesse tra il 2008 e il 2010 da 42 imprenditori calabresi. La difesa dell’ex presidente sostiene invece che i lavori sono stati effettivamente eseguiti. Alcuni degli imputati, per i quali è stata chiesta l’archiviazione, hanno distrutto la contabilità e dunque le tracce di queste operazioni sono emerse soltanto attraverso la contabilità di Unieco.

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