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VIA MOLINO CASELLE 

Il dramma degli anziani malati impossibile caricarli sull’elicottero

Il dramma degli anziani malati impossibile caricarli sull’elicottero

BRESCELLO. Pare la laguna di Venezia. La pianura padana come non l’avete mai vista si trova lungo l’argine reggiano accanto alla rotonda e al ponte che porta a Coenzo, nel Parmense. Mentre nel...

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BRESCELLO. Pare la laguna di Venezia. La pianura padana come non l’avete mai vista si trova lungo l’argine reggiano accanto alla rotonda e al ponte che porta a Coenzo, nel Parmense. Mentre nel centro di Lentigione e nell’area industriale sulla ex SS63R, tornata percorribile, l’acqua si è ritirata e a Boretto è stata revocata l’ordinanza di evacuazione preventiva di Santa Croce, ieri l’emergenza è rimasta in questo tratto arginale di via Molino Caselle. Un vasto “lago” dal silenzio surreale e che sarebbe quasi pittoresco - vedi il gruppo di anatre che galleggiano placide tra i pioppi - se non fosse per il via vai spasmodico dei mezzi di soccorsi lungo l’argine, che rendono difficoltoso il passaggio. E per alcuni piccoli dettagli inusuali: sedie da giardino su quella che doveva essere una tettoia, un frigorifero che affiora dalla superficie, i pali della corrente elettrica sommersi per metà, ex orti dei quali sono visibili solo le punte dei rami e le coperture di casupole di ricovero attrezzi, pezzi di trattori e, vicino alla riva, fanghiglia scura che ha fatto arenare taniche di plastica, ante di legno, otri di vetro. Sono oltre 400 le persone evacuate finora a Brescello, su una popolazione “ufficiale” di 1.100 persone: nemmeno la metà. È vero che la maggior parte degli abitanti se ne sono andati in autonomia, trovando ospitalità da amici e parenti: appunto quasi la metà, il che fa tornare il conto. L’emergenza attuale ieri è stata per quelle famiglie - dal numero non quantificabile, ma non indifferente - che hanno voluto rimanere, nonostante tutto. Si tratta soprattutto di anziani o malati allettati, che non possono essere portati in salvo in elicottero poiché occorrono barelle e attrezzature apposite: sono in mezzo all’acqua da lunedì sera, insieme ai loro familiari che non hanno voluto abbandonarli. Chi è rimasto nei casolari isolati è senza corrente elettrica, senza acqua, senza riscaldamento e, spesso, con il problema dell’approvvigionamento di medicine. Ad ogni attracco o riva che si affaccia sul “lago” c’è qualche residente che scruta l’orizzonte attaccato al telefono, attorniato da vigili del fuoco e sanitari. Un’anziana viene sbarcata dal canotto e affidata all’ambulanza della Croce Azzurra di Poviglio. «Ora dobbiamo andare a prelevare un 80enne cardiopatico che si trova laggiù, in quel casolare semisommerso a due chilometri da qui, insieme a sette familiari – spiega un vigile del fuoco. – Siamo già andati una prima volta a portare cibo, acqua e una stufa, ma il dottore ha detto che l’anziano non può assolutamente restare, nelle sue condizioni. Stiamo aspettando la Croce rossa per raggiungerlo in canotto». (am.p.)

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