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«Mi sono sentita abbandonata a me stessa»

«Mi sono sentita abbandonata a me stessa»

Emilia Gangale, disabile: «Mi hanno detto “stia tranquilla” e dopo due ore avevo l’acqua in casa» 

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BRESCELLO. «Signora stia tranquilla, qui non si è mai andati sotto nemmeno nell’alluvione del ’51. Siete in una botte di ferro». Questo ci ha detto l’unico rappresentante dei soccorritori, un volontario della Protezione civile, che martedì alle 10 è venuto a suonare al campanello. Le ultime parole famose: dopo due ore avevamo due metri d’acqua in casa». Emilia Gangale, disabile, ieri mattina si trovava sulla riva insieme al marito Romeo Rosati e alla figlia davanti alla loro abitazione, al civico 69 di via Molino Caselle, nell’area più “rossa” di ieri. Un poliziotto si reca all’interno della casa con una barca per verificare la situazione: «Mi spiace, il gatto non l’ho trovato». La residente, che ha passato la notte da amici, lancia un’accusa precisa: più della macchina dei soccorsi, ha potuto la rete di rapporti personali e la gara di solidarietà dei singoli. Emilia racconta l’odissea che hanno vissuto, secondo il suo sentire in solitaria, e della rabbia per il mancato preavviso che invece a pochi metri di distanza, al di là dell’argine, ha funzionato per tempo. «Per fortuna i cellulari hanno sempre avuto campo. Ad avvisarci martedì mattina è stata un’amica, che mi ha telefonato dicendo che la nostra zona stava per essere invasa dall’esondazione. Allora ho chiamato il 112: mi hanno spiegato le strade percorribili, quelle che non lo erano, ci hanno dato informazioni pratiche». Quando, venti minuti dopo, è passata la Protezione civile con il volontario che ha comunicato l’ordinanza di evacuazione, la famiglia ha esitato sul da farsi. »Senza dubbio abbiamo sbagliato, ma il tono non faceva presagire nulla di quanto è accaduto in seguito. Sull’ipotesi di andare via il volontario ci ha rassicurato: fate voi, non obblighiamo nessuno. Poiché potevamo salire ai piani superiori, abbiamo pensato di restare – racconta Emilia –. Abbiamo cercato di portare via la macchina, siamo andati a prendere dei sacchi di sabbia, abbiamo iniziato a imballare degli oggetti: insomma abbiamo perso tempo in sciocchezze». Tempo un’ora ed è arrivata la marea di acqua e fango, con una velocità inaspettata. «A quel punto siamo andati in panico. Non sapevamo cosa fare. Abbiamo staccato luce e gas, per sicurezza. Finché abbiamo chiamato dei nostri amici, che si sono offerti di venirci a prendere e ci hanno ospitato per la notte».

La residente afferma di essersi sentita abbandonata. «Nessun altro si è preoccupato per noi. A parte il medico di famiglia che è stato gentilissimo: è venuto a visitarci due volte e ci ha perfino offerto di dormire a casa sua a Boretto». (am.p)

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