«Non siamo morti per un miracolo»
Andrea Vaccari
I cittadini senza casa ospiti del centro Kaleidos a Poviglio «Sono venuti ad avvisarci in ritardo. I danni sono enormi»
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POVIGLIO. La notte è passata serena, anche se la mente è corsa spesso e volentieri alle case, rimaste allagate, abbandonate e ora desolatamente vuote. Non è mai facile lasciare la propria abitazione, tanto meno se si è costretti a causa di eventi naturali come la piena dell’Enza che ha travolto la frazione di Lentigione. E dai volti degli sfollati che hanno trascorso la prima notte al centro del volontariato Kaleidos di Poviglio trasparivano malinconia e tristezza per una situazione che non hanno potuto fare altro che subire.
Tante le brandine affiancate una all’altra sia al piano superiore del Kaleidos che nella vicina palestra. Non tutti hanno voglia di raccontare la disavventura che li ha visti involontari protagonisti, ma c’è qualcuno che prova a vincere lo sconforto con qualche parola di sfogo.
«Siamo rimasti a casa nostra fino alle 2 di notte – racconta Fabrizio Sommavilla, che al Kaleidos è arrivato insieme alla moglie, al figlio di 18 mesi e al cagnolino – perché siamo riusciti a restare al piano superiore, rimasto caldo e dunque abitabile. Ci siamo comunque premuniti con coperte e piumoni, e i volontari ci hanno rifornito di viveri. Poi quando l’acqua è defluita abbastanza siamo usciti e ci siamo recati presso l’abitazione di nostri vicini: qui, grazie alla presenza di un gruppo elettrogeno, le cose sono migliorate e ho anche potuto ricaricare il telefono. Senza quello, i problemi sono aumentati».
Sommavilla racconta anche dell’allarme ricevuto dalla Protezione civile. «Noi abitiamo in piazza – spiega – e verso le 5.30 hanno suonato alla nostra porta per dirci che l’acqua stava arrivando. Purtroppo il preavviso è stato poco, perché l’acqua era davvero a pochi passi. Danni? Dalle immagini che ho visto si nota che sotto alla mia auto c’è un tronco di una certa dimensione».
Poco distante, in un’area “confinata”, troviamo Giorgio Borsato con la moglie e quattro cani, bagnati e infreddoliti. «Per tanti anni – racconta – abbiamo avuto un allevamento di cani a Lentigione che si chiamava “Flauto Magico”, questi sono gli ultimi che abbiamo. Non ci siamo accorti subito di quello che stava accadendo: eravamo nel dormiveglia e ci abbiamo messo un po’ per realizzare che l’acqua stava arrivando. Ci siamo messi i sacchetti ai piedi e abbiamo iniziato a spazzare e a mandarla fuori, ma più di tanto non è servito: il fango ha invaso la casa, è entrato in tutti i mobili».
Tra i tanti sfollati, anche un gruppo di giovani senegalesi. «Abbiamo tutti perso l’auto – racconta Pathé Mbengue, che vive in via Imperiale con il fratello e un amico – e chissà quando potremo rientrare in casa. È stata una sensazione incredibile guardare fuori e vedere la potenza dell’acqua, non sembrava reale. L’importante è che nessuno si sia fatto male e che non ci siano stati morti, ma i danni sono tanti. Da casa nostra si vede bene la rottura dell’argine, è impressionante. Siamo riusciti a lasciare la casa solo quando è venuto a prenderci l’elicottero».
Un altro residente di via Imperiale è Angelo Denti. È uno sfollato come gli altri ma cerca di portare conforto a un’anziana vicina, coricata su una brandina. «Dovevo andare a lavorare al turno da mezzogiorno alle 2 – afferma l’uomo – e mi sono svegliato a causa di un cane che continuava ad abbaiare, e non capivo perché. Poi ho guardato fuori e mi sono reso conto del problema. In pochi minuti l’acqua ha raggiunto la sala, e come se non bastasse si sono allagati anche il garage e la cantina: sarà da buttare via tutto il cibo che mantenevo nel congelatore. Ho potuto lasciare la casa soltanto quando è arrivato l’elicottero, un’esperienza non certamente esaltante. Comunque non scorderò mai il rumore dello scroscio dell’acqua, impressionante. Così come la sua forza, in grado di far spalancare la porta e anche di spaccare la cancellata».
Said Harir è ospitato al Kaleidos insieme ai suoi due bambini piccoli e con lui c’è la moglie incinta al terzo mese del terzo. «Per fortuna la macchina è stata risparmiata ma al primo piano è entrata l’acqua – racconta l’uomo, cittadino italiano da anni e residente in piazza Martiri della Libertà –. Sono venuti ad avvisarci intorno alle 6, ma l’acqua è arrivata soltanto dieci minuti dopo, non è stato possibile attrezzarsi per portare via cose. Anzi, la corrente dell’acqua ha accumulato tantissime cose davanti al mio garage. Come farò a spostare tutto? Appena sarà possibile metterò tutte quelle cose davanti a casa in modo che i proprietari possano tornare a prenderle».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Tante le brandine affiancate una all’altra sia al piano superiore del Kaleidos che nella vicina palestra. Non tutti hanno voglia di raccontare la disavventura che li ha visti involontari protagonisti, ma c’è qualcuno che prova a vincere lo sconforto con qualche parola di sfogo.
«Siamo rimasti a casa nostra fino alle 2 di notte – racconta Fabrizio Sommavilla, che al Kaleidos è arrivato insieme alla moglie, al figlio di 18 mesi e al cagnolino – perché siamo riusciti a restare al piano superiore, rimasto caldo e dunque abitabile. Ci siamo comunque premuniti con coperte e piumoni, e i volontari ci hanno rifornito di viveri. Poi quando l’acqua è defluita abbastanza siamo usciti e ci siamo recati presso l’abitazione di nostri vicini: qui, grazie alla presenza di un gruppo elettrogeno, le cose sono migliorate e ho anche potuto ricaricare il telefono. Senza quello, i problemi sono aumentati».
Sommavilla racconta anche dell’allarme ricevuto dalla Protezione civile. «Noi abitiamo in piazza – spiega – e verso le 5.30 hanno suonato alla nostra porta per dirci che l’acqua stava arrivando. Purtroppo il preavviso è stato poco, perché l’acqua era davvero a pochi passi. Danni? Dalle immagini che ho visto si nota che sotto alla mia auto c’è un tronco di una certa dimensione».
Poco distante, in un’area “confinata”, troviamo Giorgio Borsato con la moglie e quattro cani, bagnati e infreddoliti. «Per tanti anni – racconta – abbiamo avuto un allevamento di cani a Lentigione che si chiamava “Flauto Magico”, questi sono gli ultimi che abbiamo. Non ci siamo accorti subito di quello che stava accadendo: eravamo nel dormiveglia e ci abbiamo messo un po’ per realizzare che l’acqua stava arrivando. Ci siamo messi i sacchetti ai piedi e abbiamo iniziato a spazzare e a mandarla fuori, ma più di tanto non è servito: il fango ha invaso la casa, è entrato in tutti i mobili».
Tra i tanti sfollati, anche un gruppo di giovani senegalesi. «Abbiamo tutti perso l’auto – racconta Pathé Mbengue, che vive in via Imperiale con il fratello e un amico – e chissà quando potremo rientrare in casa. È stata una sensazione incredibile guardare fuori e vedere la potenza dell’acqua, non sembrava reale. L’importante è che nessuno si sia fatto male e che non ci siano stati morti, ma i danni sono tanti. Da casa nostra si vede bene la rottura dell’argine, è impressionante. Siamo riusciti a lasciare la casa solo quando è venuto a prenderci l’elicottero».
Un altro residente di via Imperiale è Angelo Denti. È uno sfollato come gli altri ma cerca di portare conforto a un’anziana vicina, coricata su una brandina. «Dovevo andare a lavorare al turno da mezzogiorno alle 2 – afferma l’uomo – e mi sono svegliato a causa di un cane che continuava ad abbaiare, e non capivo perché. Poi ho guardato fuori e mi sono reso conto del problema. In pochi minuti l’acqua ha raggiunto la sala, e come se non bastasse si sono allagati anche il garage e la cantina: sarà da buttare via tutto il cibo che mantenevo nel congelatore. Ho potuto lasciare la casa soltanto quando è arrivato l’elicottero, un’esperienza non certamente esaltante. Comunque non scorderò mai il rumore dello scroscio dell’acqua, impressionante. Così come la sua forza, in grado di far spalancare la porta e anche di spaccare la cancellata».
Said Harir è ospitato al Kaleidos insieme ai suoi due bambini piccoli e con lui c’è la moglie incinta al terzo mese del terzo. «Per fortuna la macchina è stata risparmiata ma al primo piano è entrata l’acqua – racconta l’uomo, cittadino italiano da anni e residente in piazza Martiri della Libertà –. Sono venuti ad avvisarci intorno alle 6, ma l’acqua è arrivata soltanto dieci minuti dopo, non è stato possibile attrezzarsi per portare via cose. Anzi, la corrente dell’acqua ha accumulato tantissime cose davanti al mio garage. Come farò a spostare tutto? Appena sarà possibile metterò tutte quelle cose davanti a casa in modo che i proprietari possano tornare a prenderle».
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