Stadio Mirabello, l'opposizione contro il bando
Reggio Emilia: la capogruppo di Alleanza Civica, Cinzia Rubertelli, chiede le dimissioni dei vertici della Fondazione dello Sport
REGGIO EMILIA. Più che un bando, un vestito. Di sartoria. Come era prevedibile il bando per l’ “affidamento in appalto del servizio di gestione dello stadio comunale Mirabello” ha già scatenato una ridda di interrogativi più o meno maliziosi.
I primi a sollevare dubbi, all’indomani dell’articolo della Gazzetta che ha svelato per prima i contenuti del nuovo bando, sono i civici all’opposizione in Sala del Tricolore. In una nota, la capogruppo di Grande Reggio-Progetto Reggio, Cinzia Rubertellisottolinea tutti i dubbi su un bando che sembra davvero alimentare qualche dubbio.
«Un bando pubblicato lo scorso 30 novembre - dice una nota firmata dalla Rubertelli - corretto in alcuni punteggi il successivo 6 dicembre e con scadenza il prossimo 5 gennaio, con le feste di mezzo ed una montagna di carta da studiare e produrre. Chi potrà partecipare se non soggetti molto ben strutturati quanto a servizio legale e gare?».
Invero, fosse il male di quello, nessuno dovrebbe scandalizzarsi: dopotutto è assolutamente positiva e auspicabile un po’ di sana professionalità anche in un campo - quello della gestione degli impianti sportivi - in cui il volontariato ha tappato spesso tanti buchi ma ha anche lasciato irrisolti alcuni nodi soprattutto di carattere economico. Perché tutta la partita si gioca lì: sul piano economico.
Tutto ruota attorno a quella cifra chiamata “corrispettivo annuo da pagarsi all’appaltatore”, fissato come base d’asta a 55mila euro. E - dice il bando - la scelta avverrà “applicando quale criterio per la valutazione delle offerte, quello dell'offerta economicamente più vantaggiosa”.
Tradotto: da quella cifra si scende fino ad arrivare all’offerta economicamente più vantaggiosa per la stazione appaltante che altro non è che la Fondazione dello Sport che con il suo direttore Domenico Savino ha “partorito” il bando. Un “parto” con tutti i crismi , compresi persino i mesi di gestazione e un “travaglio” che non ha scongiurato le polemiche, anzi.
Spese e ricavi. Nel disciplinare di gara vengono stimate spese e ricavi, ovvero tutte le voci che devono portare i concorrenti al bando a decidere se ne vale la pena o no. Per quanto riguarda le spese quelle stimate dall’estensore del bando arrivano a sfondare il muro dei 32mila euro l’anno. Si tratta di una “stima” possibile, fatta di dati che tuttavia - nel disciplinare la frase è addirittura sottolineata - “non impegnano in nessun modo la stazione appaltante”.
Ma tant’è: il Mirabello costa ogni anno di rifiuti qualcosa come 7mila euro, mentre la bolletta della luce si aggira sugli 11mila euro annui, quella dell’acqua calda e del riscaldamento attorno agli 8mila euro. A queste cifre si aggiungono quelle minori del cosiddetto servizio idrico, delle bocche antincendio e delle non meglio specificate “manifestazioni gratuite a favore della Fondazione come da capitolato”.
Poi i ricavi, anche questi rigorosamenti ipotetici e soprattutto soltanto ai “clienti” certi di colui che vestirà i panni dell’appaltante. Oggi, per capirci sono la Reggiana Calcio Femminile – che nel frattempo è diventata Sassuolo Femminile – che per 13 partite diurne versa 7.410 euro mentre 4.560 sono gli euro che valgono 8 partite interne del Rugby Reggio.
Quasi 7mila euro il corrispettivo che la Boxe Tricolore paga per l’utilizzo della palestra allestita soltanto l’anno scorso sotto la tribuna, comprensivo del rimborso delle utenze, Più di 8mila euro paga la sezione reggiana dell’Aia, gli arbitri della Federcalcio che sempre sotto la tribuna ha i propri uffici.
Ora è evidente che in pochi soggetti possono abbassare di molto la base d’asta e rinunciare a gran parte del contributo della stazione appaltante.
Su misura. Nel suo intervento , la Rubertelli sottolinea poi altre peculiarità di questo bando. Un bando che sulla carta si presenta come assolutamente “ecumenico”.
A questa gara - ancorché dai tempi ristretti - possono partecipare tutti ma proprio tutti. Ovvero i soggetti imprenditoriali che si occupano di sport ma anche no: «Certo - scrive la Rubertelli - che suona parecchio strano che tra i soggetti imprenditoriali che non si occupano di sport, possano concorrere specificamente solo le imprese di servizi di pulizia e multi servizi che abbiano svolto “nei cinque anni antecedenti la gestione di almeno un impianto sportivo per un periodo continuativo o in alternativa la pulizia, custodia, disinfestazione di impianti industriali/commerciali o di edifici pubblici per almeno 4 anni”. Come mai cotanta circoscritta fantasia?».
Domanda legittima che peraltro non manca di sottendere a un malizioso retropensiero, legato ad esempio alla cordata che concorre per la gestione di un’altra grande area per spettacoli e manifestazioni, ovvero l’arena Campovolo. Per quella a correre c’è Coopservice, colosso nel campo “delle imprese di servizi di pulizie e multiservizi”.
Che ora possa essere interessata anche al Mirabello e in particolare alla sua vocazione di arena per spettacoli? Impossibile saperlo adesso. Quel che è certo è che Coopservice risponde ai requisiti del bando. E soprattutto ha la forza economica per candidarsi e vincere. Di buono c’è il fatto che, per la risposta a queste domande, non si dovrà attendere nemmeno la Befana, ma il 5 gennaio a mezzodì, termine ultimo per le candidature. Allora si saprà quante saranno le candidature e forse anche già chi l’avrà spuntata.
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