«Allerta Aipo attiva ma segnala le piene non le esondazioni»
Parla Bruno Mioni, direttore dell’Agenzia interregionale «Protezione civile e Comuni avvisati del livello record»
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REGGIO EMILIA. «Il giudizio sul funzionamento del sistema non dobbiamo darlo noi gli attori. Noi siamo una delle tessere del mosaico». L’ingegner Bruno Mioni, direttore di Aipo, precisa di rispondere alle domande poiché «il personale che si occupa della parte operativa è molto indaffarato». E lo fa con una certa circospezione, consapevole che in questo frangente il dito è puntato su Aipo.
Ingegnere la piena era prevedibile, come affermano i consorzi irrigui?
«I terremoti e le alluvioni sono prevedibili? Nessuno può dare una risposta certa. Di sicuro, visti i numeri, i livelli sull’Enza sono stati superiori di più di 60 centimetri rispetto alla piena massima storica del 1994, ad assetto di corso d’acqua simile a quello di oggi. Significa che questo evento ha avuto le dimensioni maggiori negli ultimi vent’anni. Il paragone con la piena del 1972 è improprio perché l’assetto del fiume era diverso».
Cosa risponde sul mancato preavviso?
«Quando il fiume raggiunge un determinato livello, noi attiviamo il servizio di piena, comunichiamo il superamento di quel livello al Ccs, Protezione civile e ai Comuni».
L’avete fatto anche lunedì sera?
«Il servizio di piena è stato attivato lunedì mattina: significa su quel corso d’acqua è sotto osservazione ed è necessaria la sorveglianza 24 ore su 24. Non vuol dire il fiume esonderà. È un’allerta».
In quel tratto la manutenzione era stata eseguita?
«Sì, appena un mese fa l’argine sinistro e destro dell’Enza era stato oggetto di un intervento di sistemazione (pulizia, taglio di vegetazione, ecc), tant’è vero che dalle fotografie gli argini si presentano puliti. Quelli che erano gli interventi programmati sono stati messi in atto. In quel punto particolare non c’erano mai stati problemi specifici nel passato. E nemmeno stavolta: l’acqua ha sormontato l’argine per tracimazione, l’argine non si è rotto, è stato scavallato e superato».
La siccità estiva può aver influito e provocato crepe?
«Difficile stabilirlo. Gli argini sono realizzati in terra e di certo la siccità non aiuta: per sei mesi non piove, poi in una volta sola tutta quella pioggia. L’Enza è soggetto a piene piuttosto frequenti, di solito non pericolose per la popolazione ma non è un fiume tranquillo dal punto di vista idrometrico».
Ora qual è la priorità?
«La priorità è ripristinare l’argine: stiamo ricostruendo la sagoma arginale come in precedenza, i lavori sono in corso giorno e notte, poi in seconda battuta si potrà pensare a interventi specifici di rafforzamento. Stimiamo che ci vorrà qualche giorno».
Ambra Prati
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Ingegnere la piena era prevedibile, come affermano i consorzi irrigui?
«I terremoti e le alluvioni sono prevedibili? Nessuno può dare una risposta certa. Di sicuro, visti i numeri, i livelli sull’Enza sono stati superiori di più di 60 centimetri rispetto alla piena massima storica del 1994, ad assetto di corso d’acqua simile a quello di oggi. Significa che questo evento ha avuto le dimensioni maggiori negli ultimi vent’anni. Il paragone con la piena del 1972 è improprio perché l’assetto del fiume era diverso».
Cosa risponde sul mancato preavviso?
«Quando il fiume raggiunge un determinato livello, noi attiviamo il servizio di piena, comunichiamo il superamento di quel livello al Ccs, Protezione civile e ai Comuni».
L’avete fatto anche lunedì sera?
«Il servizio di piena è stato attivato lunedì mattina: significa su quel corso d’acqua è sotto osservazione ed è necessaria la sorveglianza 24 ore su 24. Non vuol dire il fiume esonderà. È un’allerta».
In quel tratto la manutenzione era stata eseguita?
«Sì, appena un mese fa l’argine sinistro e destro dell’Enza era stato oggetto di un intervento di sistemazione (pulizia, taglio di vegetazione, ecc), tant’è vero che dalle fotografie gli argini si presentano puliti. Quelli che erano gli interventi programmati sono stati messi in atto. In quel punto particolare non c’erano mai stati problemi specifici nel passato. E nemmeno stavolta: l’acqua ha sormontato l’argine per tracimazione, l’argine non si è rotto, è stato scavallato e superato».
La siccità estiva può aver influito e provocato crepe?
«Difficile stabilirlo. Gli argini sono realizzati in terra e di certo la siccità non aiuta: per sei mesi non piove, poi in una volta sola tutta quella pioggia. L’Enza è soggetto a piene piuttosto frequenti, di solito non pericolose per la popolazione ma non è un fiume tranquillo dal punto di vista idrometrico».
Ora qual è la priorità?
«La priorità è ripristinare l’argine: stiamo ricostruendo la sagoma arginale come in precedenza, i lavori sono in corso giorno e notte, poi in seconda battuta si potrà pensare a interventi specifici di rafforzamento. Stimiamo che ci vorrà qualche giorno».
Ambra Prati
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