Chiude la storica macelleria equina di via Toschi
di Luigi Vinceti
Giuseppe Bonilauri diventa nonno per la quarta volta e decide di cessare l’attività avviata dal padre nel 1929
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REGGIO EMILIA. Diventare nonni vuol dire cambiare vita. Intendiamoci, lo si fa volentieri, ma con un nipote accanto, quasi senza accorgersene, mutano le abitudini, i ritmi della giornata, il lavoro. Basta chiederlo a Giuseppe Bonilauri che da 60 anni è impegnato nella macelleria equina aperta dal padre Nando nel 1929 e che adesso, all’arrivo di Irene, ha deciso di mollare tutto e di “fare solo il nonno”.
Quello di Bonilauri è un esercizio storico, in via Toschi 10 in pieno centro cittadino. Si capisce che gli dispiace smettere e confessa, con un pizzico di commozione, che più di un cliente è rimasto a bocca aperta e un po’ amareggiato per il suo congedo.
Chi sono gli avventori abituali?
«Nella mia macelleria vengono persone di tutte le età; ovviamente molte signore ma ora, specialmente nella giornata di sabato, arrivano tanti uomini e numerosi ragazzi. Se parlo loro del mio lavoro mi ascoltano incuriositi e molti abituali clienti sono diventati veri e propri amici. Tutti seguono poi con una certa sorpresa i racconti dei tempi in cui, noi specialisti, riuscimmo a imporre la limitazione alla vendita di carne equina ai piccoli negozi, escludendo in tal modo i supermercati. Forse è per questo che la carne di cavallo è stata interpretata, negli anni Trenta, come cibo per pochi, per i ricchi e benestanti. Posso assicurare che piace a tutti e a tutte le età».
Sugli scaffali, riparate dal vetro, si possono vedere scampoli di stracotto, pezzi di macinato, bistecche svizzere e cotolette di puledra, polpette e fiorentine di cavallo. C’è solo l’imbarazzo della scelta. Lui ascolta poi spiega, suggerisce, serve con un sorriso.
«Avevo poco più di 13 anni – ricorda – quando entrai la prima volta nella bottega di mio padre, che era il sestogenito di una vecchia famiglia reggiana. Da allora credo di aver conosciuto decine di migliaia di miei concittadini, considerando che oggi ho raggiunto le 73 primavere. A dispetto dell’età avrei continuato questo mestiere, che mi piace, che conosco a memoria e mi ha regalato infinite soddisfazioni attraverso i complimenti di tanti clienti. Ma è arrivata l’ora di smettere. Fino ad ora mi ha aiutato mia moglie Claudia che però all’arrivo della quarta nipote, Irene, si è messa al suo servizio. Da solo non posso pensare di tirare avanti. A Natale vendo le ultime cose e a fine anno smetto di venire qui dove, dal 1956, trascorro almeno dieci ore al giorno».
Giuseppe, che abita a Rivalta, ha due eredi che hanno però imboccato ben altre strade. Il figlio è biologo ed è occupato all’Istituto zooprofilattico; abita a Rio Saliceto e gli ha regalato i nipoti Carlo e Francesco. La figlia invece è medico e dopo la gravidanza e il parto avvenuto nove mesi fa è tornata alla sua abituale occupazione. Anche lei gli ha fatto dono di due nipoti, prima Matteo e ora l’ultima arrivata, che gli sta letteralmente cambiando la vita.
Da qualche giorno ha appeso alle vetrine del negozio l’annuncio che alla fine del 2017 cesserà l’attività per “…limiti di età”. Una mezza verità e ad approfondire il discorso lo ammette serenamente. Cambia mestiere solo per fare il nonno. Gli brillano gli occhi mentre lo dice e sembra aspettare il momento in cui racconterà anche a lei che «…la carne di cavallo è veramente speciale...».
Quello di Bonilauri è un esercizio storico, in via Toschi 10 in pieno centro cittadino. Si capisce che gli dispiace smettere e confessa, con un pizzico di commozione, che più di un cliente è rimasto a bocca aperta e un po’ amareggiato per il suo congedo.
Chi sono gli avventori abituali?
«Nella mia macelleria vengono persone di tutte le età; ovviamente molte signore ma ora, specialmente nella giornata di sabato, arrivano tanti uomini e numerosi ragazzi. Se parlo loro del mio lavoro mi ascoltano incuriositi e molti abituali clienti sono diventati veri e propri amici. Tutti seguono poi con una certa sorpresa i racconti dei tempi in cui, noi specialisti, riuscimmo a imporre la limitazione alla vendita di carne equina ai piccoli negozi, escludendo in tal modo i supermercati. Forse è per questo che la carne di cavallo è stata interpretata, negli anni Trenta, come cibo per pochi, per i ricchi e benestanti. Posso assicurare che piace a tutti e a tutte le età».
Sugli scaffali, riparate dal vetro, si possono vedere scampoli di stracotto, pezzi di macinato, bistecche svizzere e cotolette di puledra, polpette e fiorentine di cavallo. C’è solo l’imbarazzo della scelta. Lui ascolta poi spiega, suggerisce, serve con un sorriso.
«Avevo poco più di 13 anni – ricorda – quando entrai la prima volta nella bottega di mio padre, che era il sestogenito di una vecchia famiglia reggiana. Da allora credo di aver conosciuto decine di migliaia di miei concittadini, considerando che oggi ho raggiunto le 73 primavere. A dispetto dell’età avrei continuato questo mestiere, che mi piace, che conosco a memoria e mi ha regalato infinite soddisfazioni attraverso i complimenti di tanti clienti. Ma è arrivata l’ora di smettere. Fino ad ora mi ha aiutato mia moglie Claudia che però all’arrivo della quarta nipote, Irene, si è messa al suo servizio. Da solo non posso pensare di tirare avanti. A Natale vendo le ultime cose e a fine anno smetto di venire qui dove, dal 1956, trascorro almeno dieci ore al giorno».
Giuseppe, che abita a Rivalta, ha due eredi che hanno però imboccato ben altre strade. Il figlio è biologo ed è occupato all’Istituto zooprofilattico; abita a Rio Saliceto e gli ha regalato i nipoti Carlo e Francesco. La figlia invece è medico e dopo la gravidanza e il parto avvenuto nove mesi fa è tornata alla sua abituale occupazione. Anche lei gli ha fatto dono di due nipoti, prima Matteo e ora l’ultima arrivata, che gli sta letteralmente cambiando la vita.
Da qualche giorno ha appeso alle vetrine del negozio l’annuncio che alla fine del 2017 cesserà l’attività per “…limiti di età”. Una mezza verità e ad approfondire il discorso lo ammette serenamente. Cambia mestiere solo per fare il nonno. Gli brillano gli occhi mentre lo dice e sembra aspettare il momento in cui racconterà anche a lei che «…la carne di cavallo è veramente speciale...».
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