«Disastro imprevedibile»
di Ambra Prati
Bonini (Protezione Civile): «Non avevamo informazioni che lo facessero presagire»
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REGGIO. «È vero che la popolazione non è stata avvisata, è altrettanto vero che non avevamo informazioni che facessero presagire l’alluvione. Ma non è il momento delle polemiche. Ieri abbiamo schierato 300 volontari, 200 hanno iniziato le operazioni di pulizia con gli idranti. Stiamo facendo tutto il possibile».
Volmer Bonini non è solo il responsabile della Protezione civile regionale nonché del coordinamento di Reggio Emilia: è anche una memoria storica del reggiano, visto era sindaco di Brescello durante l’alluvione del 1972.
Secondo lei cos’è che non ha funzionato? Spettava ad Aipo lanciare l’allarme?
«Non posso risponderle, non sono competente. Sono un volontario che ci rimette anche i soldi del telefono: mi risparmi da questo tipo di considerazioni. Ho partecipato al Ccs nella notte di lunedì scorso e non abbiamo assolutamente avuto dati che facessero presagire un disastro del genere. Tra l’altro, dalla mia esperienza, anche in caso di allerta tempestiva non credo sarebbe cambiato molto: c’era una quantità di acqua tale che le arginature dell’Enza non avrebbero retto».
Lei da chi è stato avvisato?
«Io sono stato informato alle 5.30 da tre volontari sull’argine che l’Enza stava tracimando: siamo accorsi con i sacchetti di sabbia, ma la situazione ormai era compromessa. Siamo andati in paese a Lentigione per avvisare, ma siamo usciti quasi subito perché era troppo rischioso. Quindi siamo saliti sull’argine per bloccare il traffico sulla statale: al di là di quello, non abbiamo potuto nient’altro. Troppo poco tempo e troppa acqua. Ma vorrei sottolineare un aspetto».
Quale?
«La mobilitazione massiccia dei volontari di Protezione civile, che si stanno svenando per superare l’emergenza. Da ieri sono presenti sul posto 48 squadre da tutto il nord Italia, per un totale di oltre 300 volontari: 40 dalla sola provincia di Reggio, 90 dall’Emilia-Romagna, altri 40 da altre regioni. È giunto anche un mezzo cingolato direttamente da Trento, 24 alpini dal Veneto, parte della colonna mobile nazionale. Continuano ad arrivare. E stanno facendo un grandissimo lavoro».
A chi ha affermato meno riunioni e più badili cosa risponde?
«Mercoledì alle 9.30 sono andato in centro a Lentigione, ho girato tutto il paese constatando che l’acqua non c’era più. Quindi ci siamo organizzati per iniziare la pulizia il giorno seguente. Ieri 200 volontari, in gran parte addetti boschivi perché sanno utilizzare i mezzi antincendio e le lance, hanno cominciato a lavare le abitazioni usando gli idranti, più efficaci dei badili. Secondo me di meglio non avremmo potuto fare».
Sul rispetto delle ordinanze di evacuazione?
«Nelle riunioni io sono stato uno di quelli che si sono espressi dicendo “non possiamo fare la guerra”, cioè non possiamo obbligare i residenti a stare fuori; difatti un po’ di persone sono filtrate».
Accadde lo stesso nell’alluvione del 1972?
«Purtroppo ho vissuto entrambe le alluvioni, come sindaco ho avuto quest’onore. All’epoca l’Enza era tracimata a Fiesso, aveva allagato parte di Sorbolo Levante e poi Lentigione: infine l’acqua si era insaccata in via Molino Caselle, come oggi, perché quella è la zona più bassa».
Gestione dell’emergenza e polemiche: cosa risponde?
«Il tempo delle polemiche viene quando i problemi sono stati risolti. Adesso preoccupiamoci di riportare la gente a casa, ci scanneremo dopo. È vero, i mobili sono sott’acqua, le auto rovinate, i danni materiali sono notevoli, anche i danni morali. Ma bisogna stare uniti: solo così si tornerà alla normalità in tempi brevissimi».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Volmer Bonini non è solo il responsabile della Protezione civile regionale nonché del coordinamento di Reggio Emilia: è anche una memoria storica del reggiano, visto era sindaco di Brescello durante l’alluvione del 1972.
Secondo lei cos’è che non ha funzionato? Spettava ad Aipo lanciare l’allarme?
«Non posso risponderle, non sono competente. Sono un volontario che ci rimette anche i soldi del telefono: mi risparmi da questo tipo di considerazioni. Ho partecipato al Ccs nella notte di lunedì scorso e non abbiamo assolutamente avuto dati che facessero presagire un disastro del genere. Tra l’altro, dalla mia esperienza, anche in caso di allerta tempestiva non credo sarebbe cambiato molto: c’era una quantità di acqua tale che le arginature dell’Enza non avrebbero retto».
Lei da chi è stato avvisato?
«Io sono stato informato alle 5.30 da tre volontari sull’argine che l’Enza stava tracimando: siamo accorsi con i sacchetti di sabbia, ma la situazione ormai era compromessa. Siamo andati in paese a Lentigione per avvisare, ma siamo usciti quasi subito perché era troppo rischioso. Quindi siamo saliti sull’argine per bloccare il traffico sulla statale: al di là di quello, non abbiamo potuto nient’altro. Troppo poco tempo e troppa acqua. Ma vorrei sottolineare un aspetto».
Quale?
«La mobilitazione massiccia dei volontari di Protezione civile, che si stanno svenando per superare l’emergenza. Da ieri sono presenti sul posto 48 squadre da tutto il nord Italia, per un totale di oltre 300 volontari: 40 dalla sola provincia di Reggio, 90 dall’Emilia-Romagna, altri 40 da altre regioni. È giunto anche un mezzo cingolato direttamente da Trento, 24 alpini dal Veneto, parte della colonna mobile nazionale. Continuano ad arrivare. E stanno facendo un grandissimo lavoro».
A chi ha affermato meno riunioni e più badili cosa risponde?
«Mercoledì alle 9.30 sono andato in centro a Lentigione, ho girato tutto il paese constatando che l’acqua non c’era più. Quindi ci siamo organizzati per iniziare la pulizia il giorno seguente. Ieri 200 volontari, in gran parte addetti boschivi perché sanno utilizzare i mezzi antincendio e le lance, hanno cominciato a lavare le abitazioni usando gli idranti, più efficaci dei badili. Secondo me di meglio non avremmo potuto fare».
Sul rispetto delle ordinanze di evacuazione?
«Nelle riunioni io sono stato uno di quelli che si sono espressi dicendo “non possiamo fare la guerra”, cioè non possiamo obbligare i residenti a stare fuori; difatti un po’ di persone sono filtrate».
Accadde lo stesso nell’alluvione del 1972?
«Purtroppo ho vissuto entrambe le alluvioni, come sindaco ho avuto quest’onore. All’epoca l’Enza era tracimata a Fiesso, aveva allagato parte di Sorbolo Levante e poi Lentigione: infine l’acqua si era insaccata in via Molino Caselle, come oggi, perché quella è la zona più bassa».
Gestione dell’emergenza e polemiche: cosa risponde?
«Il tempo delle polemiche viene quando i problemi sono stati risolti. Adesso preoccupiamoci di riportare la gente a casa, ci scanneremo dopo. È vero, i mobili sono sott’acqua, le auto rovinate, i danni materiali sono notevoli, anche i danni morali. Ma bisogna stare uniti: solo così si tornerà alla normalità in tempi brevissimi».
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