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«L’obiettivo principale è stato limitare i danni»

 «L’obiettivo principale è stato limitare i danni»

L’ingegner Francesco Capuano (Protezione civile) fa il punto della situazione «La superficie allagata si è ristretta e la maggior parte delle case è all’asciutto» 

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BRESCELLO. «L’area allagata, compresa tra l’argine dell’Enza, l’argine del Po e il Canalazzo di Brescello, lunedì si estendeva per circa 650 ettari; ieri a mezzogiorno si è ridotta a 270 ettari. La superficie allagata si è ristretta di parecchio. La restante parte agricola ci metterà più tempo per riaffiorare, ma il nucleo principale di abitazioni è all’asciutto». L’ingegner Francesco Capuano, dell’Agenzia per la Sicurezza territoriale di Protezione civile regionale, fa il punto della situazione. Capuano si è recato sul posto più volte, insieme all’ingegner Paola Zanetti della Bonifica dell’Emilia Centrale, per verificare l’andamento del bacino d’acqua, al quale le idrovore entrate in funzione ieri dovrebbero dare il colpo di grazia. Fin dal primo giorno Bonifica e Agenzia sono intervenuti con una serie di interventi tecnici, con l’obiettivo dichiarato di allontanare le acque e farle defluire, limitando il perimetro dell’area alluvionata e di conseguenza i danni, che altrimenti sarebbe stati ben superiori. La corrente infatti era molto forte: quando è esondata, la portata stimata dell’Enza era pari a 450 metri cubi al secondo. Martedì scorso è stato chiuso il varco arginale dove passa la ferrovia. «Abbiamo creato in notturna con le ruspe una sorta di argine artificiale lungo i binari, altrimenti l’acqua si sarebbe diretta verso Santa Croce di Boretto». In contemporanea un altro sfogo è stato il canale Naviglia, che si trova all’ingresso di Lentigione: attraverso l’impianto di sollevamento del Torrione l’acqua è stata fatta defluire verso Gualtieri e verso il Crostolo. Mercoledì sera è stato operato un taglio volontario, con quattro escavatori della Bonifica, del Canalazzo di Brescello, una sorta di nuova autostrada per l’acqua. «L’abbiamo deviata per pendenza ad un ritmo di almeno 20 metri cubi al secondo – spiega Capuano –. Per incrementare il ritmo, abbiamo pensato, con l’aiuto fondamentale della bonifica, di utilizzare le pompe idrovore. Si tratta di tredici macchinari, collocati nella notte tra mercoledì e giovedì tra la chiavica di Scutellara e Ponte Alto (Canalazzo). Sette hanno funzionato da ieri mattina, le ultime sei sono attive da ieri sera».

Le pompe provengono dal magazzino di Protezione civile di Tresigallo (Ferrara), sono di notevoli dimensioni e, oltre alla complessità di trasporto e installazione, Enel ha dovuto predisporre un allaccio di media tensione apposito per farle funzionare. «Ciascuna di queste idrovore pompa 3 metri cubi al secondo, che si aggiungono al deflusso dei canali. Siamo soddisfatti: abbiamo raggiunto l’obiettivo di accelerare l’abbassamento della superficie allagata e di agevolare le operazioni di soccorso».(am.p.)

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