Manghi: «Rispettate i divieti di rientro»
Il presidente della Provincia avverte: «Chi è restato in casa lo ha fatto a suo rischio e pericolo»
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REGGIO EMILIA. «Le ordinanze vanno rispettate. I residenti, anche quelli che non hanno la casa allagata, secondo ordinanza potevano entrare in casa di giorno ma devono andarsene alle 16.30 e dormire altrove. Finché l’argine dell’Enza non sarà ripristinato non sussistono le condizioni di sicurezza».
Il presidente della provincia di Reggio Emilia Giammaria Manghi è categorico sul fronte evacuazione, consapevole che invece la maggior parte della popolazione di Lentigione è rimasta. «Chi è rimasto ha fatto una scelta personale, ma a suo rischio e pericolo. La gente lì c’è stata anche durante la piena, ma non ci potrebbero stare: in teoria dovrebbero essere portati via a forza - contrattacca Manghi - Tra l’altro i posti letto ci sono per tutti».
Alla richiesta cos’è che non ha funzionato nella macchina dei soccorsi, Manghi si inalbera. «Chiariamo anzitutto che la Provincia ha la responsabilità sulla viabilità, che ha funzionato bene: è tutto aperto tranne la SP62R. Da più di due anni e mezzo (dal luglio 2013) le altre competenze sono passate alla Regione. Ogni ente va identificato per le sue funzioni. Da qui la necessità della collegialità». Su eventuali responsabilità «ci sarà una valutazione collegiale quando avremo risolto le priorità: una verifica verrà istruita dai responsabili del tavolo, a bocce ferme. Non voglio sfuggire all’interrogativo, è una domanda legittima. Adesso però è un momento drammatico, ci stiamo occupando di far accogliere le persone. Poi ci sarà tempo per le polemiche, ma per quanto mi attiene mi sento di investire le energie per far rientrare il prima possibile le persone nelle loro abitazioni. Questo è l’obiettivo, tutt’altro che scontato. Di questa serie di operazioni si discute ai tavoli».
Ecco, alcuni alluvionati hanno criticato le riunioni fiume e la distanza tra enti-amministrazioni e cittadini. Manghi non ci sta. «Non comprendo l’argomentazione. I tavoli si fanno in Prefettura a Reggio, qui sono convenute tutte le parti. Non c’è distanza con i cittadini. Di fronte ad un evento straordinario serve un coordinamento e un luogo collegiale dove si integrano le competenze: è indispensabile, poiché è chiaro che un sindaco non sa quello che sa un ingegnere idraulico. I Ccs (centri di coordinamento servizi) di Protezione civile hanno sempre funzionato così». (am.p.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Il presidente della provincia di Reggio Emilia Giammaria Manghi è categorico sul fronte evacuazione, consapevole che invece la maggior parte della popolazione di Lentigione è rimasta. «Chi è rimasto ha fatto una scelta personale, ma a suo rischio e pericolo. La gente lì c’è stata anche durante la piena, ma non ci potrebbero stare: in teoria dovrebbero essere portati via a forza - contrattacca Manghi - Tra l’altro i posti letto ci sono per tutti».
Alla richiesta cos’è che non ha funzionato nella macchina dei soccorsi, Manghi si inalbera. «Chiariamo anzitutto che la Provincia ha la responsabilità sulla viabilità, che ha funzionato bene: è tutto aperto tranne la SP62R. Da più di due anni e mezzo (dal luglio 2013) le altre competenze sono passate alla Regione. Ogni ente va identificato per le sue funzioni. Da qui la necessità della collegialità». Su eventuali responsabilità «ci sarà una valutazione collegiale quando avremo risolto le priorità: una verifica verrà istruita dai responsabili del tavolo, a bocce ferme. Non voglio sfuggire all’interrogativo, è una domanda legittima. Adesso però è un momento drammatico, ci stiamo occupando di far accogliere le persone. Poi ci sarà tempo per le polemiche, ma per quanto mi attiene mi sento di investire le energie per far rientrare il prima possibile le persone nelle loro abitazioni. Questo è l’obiettivo, tutt’altro che scontato. Di questa serie di operazioni si discute ai tavoli».
Ecco, alcuni alluvionati hanno criticato le riunioni fiume e la distanza tra enti-amministrazioni e cittadini. Manghi non ci sta. «Non comprendo l’argomentazione. I tavoli si fanno in Prefettura a Reggio, qui sono convenute tutte le parti. Non c’è distanza con i cittadini. Di fronte ad un evento straordinario serve un coordinamento e un luogo collegiale dove si integrano le competenze: è indispensabile, poiché è chiaro che un sindaco non sa quello che sa un ingegnere idraulico. I Ccs (centri di coordinamento servizi) di Protezione civile hanno sempre funzionato così». (am.p.)
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