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Riunione d’emergenza Inondazione 3 ore dopo

di Jacopo Della Porta
Riunione d’emergenza Inondazione 3 ore dopo

Poco prima della piena si era svolta in prefettura una riunione urgente Nessuno ha dato l’allarme ma l’Enza era da tempo sopra i livelli di guardia

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REGGIO EMILIA. Sono le 23 di lunedì notte. In prefettura a Reggio si riunisce d’urgenza il Comitato di coordinamento dei soccorsi (Ccs), struttura provvisoria per gestire le situazioni di emergenza.

Il Comitato è convocato dal prefetto Maria Grazia Forte «a seguito del repentino aggravamento delle condizioni meteorologiche». Poco meno di un’ora prima tutti i partecipanti sono stati raggiunti da un sms e invitati a raggiungere corso Garibaldi.

Arrivano i sindaci dei Comuni che confinano con i torrenti Enza e Secchia e al tavolo sono presenti rappresentanti della Provincia, dell’Agenzia regionale per la sicurezza territoriale e la protezione civile, l’Arpae, l’Aipo e le forze dell’ordine. Contemporaneamente anche a Parma si svolge una riunione analoga.

ALLERTA ARANCIONE

In mattinata l’Agenzia regionale per la sicurezza territoriale e la protezione civile aveva diramato l’allerta 137/2017 “per frane e piene dei corsi minori, piene dei fiumi, vento e altri fenomeni”. Allerta massima, dunque rossa, per Parma e Piacenza, arancione per Reggio e altre province (diventerà rossa nella nostra provincia il giorno dopo, a inondazione avvenuta).

Con l’allerta arancione i sindaci possono già convocare il Centro operativo comunale (Coc). Rubiera, ad esempio, lo fa (anche se i livelli del Secchia e del Tresinaro non sono ancora sopra i livelli di guardia) mentre Brescello lo farà soltanto alle 7 di martedì, dopo che Lentigione è già sott’acqua.

L’ACQUA SALE

Dalle 11 di lunedì mattina il livello dell’Enza a Sorbolo ha già superato la soglia 3, che indica il passaggio di una “piena significativa con diffusi fenomeni di erosione e trasporto”. Da quel momento il livello del torrente continua a salire sempre e si mantiene sopra la soglia dell’allarme rosso.

Alle 22 di lunedì il livello idrometrico è di 11,50 metri a Sorbolo e nelle ore successive, quando esonda a Lentigione, raggiungere il record storico di 12,47.

In Appennino i torrenti scoppiano d’acqua e l’idrometro di Cedogno (nel Comune di Neviano degli Arduini), registra un’impennata verticale del livello dell’Enza dal tardo pomeriggio.

Il sito internet Reggioemilia Meteo martedì scrive: «È da notare che a Succiso, in 36 ore, è caduto quasi lo stesso quantitativo di pioggia precipitato dal 1° gennaio a Reggio Emilia».

IN CORSO GARIBALDI

Torniamo al tavolo in prefettura. Alla riunione i tecnici presenti, quelli deputati a dare informazioni utili per intervenire, sono l’Aipo, l’Agenzia interregionale per il Fiume Po, che è competente per gli argini e monitora i corsi d’acqua; l’Arpae, l’Agenzia regionale protezione ambiente che si occupa di previsioni meteo, gestisce la rete di osservazione idrometrica ed ha il compito di prevedere e monitorare le piene; la Protezione civile, oggi di competenza regionale, che gestisce il sistema di allerta.

Non risulta che questi organi tecnici nella seduta notturna abbiano prospettato una situazione di criticità elevata, che dai dati sembrava tra l’altro essere già in corso.

L’incontro si chiude prima delle ore 2 della notte di martedì. I sindaci vengono invitati ad applicare i piani di protezione civile e si prosegue con il monitoraggio degli argini. La decisione operativa più importante è la chiusura del ponte di Sorbolo in entrambe le direzioni.

CITTADINI IGNARI
Quando alla mattina l’Enza supera gli argini a Lentigione (la rottura degli stessi è solo una conseguenza dell’esondazione) la popolazione non è al corrente dei rischi, tanto che molti si svegliano con l’acqua in casa.

Anche a Colorno l’evento coglie di sorpresa tutti e infatti mancano i sacchetti di sabbia per arginare la piena della Parma. Un’altra criticità emersa oltre provincia consiste nel fatto che le casse d’espansione del torrente Parma, nel capoluogo ducale, non sono state svuotate del tutto e dunque non hanno potuto svolgere appieno la loro funzione contenitiva. Segno che l’evento non era previsto nella sua portata.

RESPONSABILITÀ

Dopo l’esondazione a Lentigione ci si è chiesti come è stato possibile che non sia stato dato un allarme congruo rispetto al rischio che si stava prospettando. Soprattutto a fronte di un’emergenza che sembrava delinearsi già prima della riunione in corso Garibaldi.

Un’emergenza ormai imminente nel corso della riunione. In proposito dalla prefettura parlano di una «rapida evoluzione nel corso della notte», che ha reso più difficile avvertire i cittadini.

Le eventuali responsabilità attendono di essere attribuite e i tecnici in questa fase tendono a negarle. La tesi difensiva principale fa riferimento al fatto che si è trattato di una piena storica. Nel 1974 a Sorbolo erano stati raggiunti i 12,20 metri, mentre nel 2016 gli 11,63. Martedì si è giunti a un livello mai visto.

La capacità di reazione della piena sarebbe dunque stata intralciata da questa mancanza di esperienza. Una situazione che in futuro è destinata a ripresentarsi perché, in presenza di cambiamenti climatici e fenomeni naturali sempre più estremi, il passato non è più una guida utile per affrontare i rischi. La capacità di reazione dovrà dunque calibrarsi su questi nuovi scenari. Resta da valutare se davvero, a fronte delle rilevazioni dei livelli dell’Enza a cui abbiamo fatto riferimento, la piena fosse davvero imprevedibile.

In proposito dall’Aipo fanno notare che mentre per il Po esiste un sistema collaudato di previsioni, non si può dire lo stesso per il torrente Enza, dove i dati e le rilevazioni sarebbero meno precisi.

BLACKOUT INFORMATIVO

Il blackout informativo che ha preceduto la piena è proseguito anche successivamente. I cittadini di Lentigione dopo l’inondazione hanno faticato, in prima battuta, ad avere notizie da parte delle autorità. Solo la Protezione civile del paese, ad esempio, ha una pagina Facebook.Questo problema evidenzia un aspetto critico di tutti i sistemi di allerta: la capacità di raggiungere i cittadini, prima delle calamità e quindi dopo.

Dal sito internet della prefettura non sono arrivate comunicazioni ufficiali fino al giorno dopo la piena (e l’ente non ha una pagina Facebook).

Il rimpallo delle responsabilità da parte dei tecnici sulla mancata previsione è anche il frutto della sovrapposizione di competenze sui corsi d’acqua, ad esempio tra Aipo e l’ex Servizio di bacino territoriale, oggi Servizio Area affluenti Po: l’esistenza di più centri decisionali comporta naturalmente maggiori difficoltà di coordinamento.

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